Comunicazione non verbale a lavoro: esempi concreti e consigli pratici

Quanto conta la comunicazione non verbale nel lavoro? Ecco alcuni esempi concreti e i relativi consigli su come comportarsi.

comunicazione-non-verbale-a-lavoroCiò che non diciamo è quasi più importante di ciò che diciamo. Il nostro corpo infatti invia messaggi tanto quanto la nostra bocca. Non sempre ce ne accorgiamo, ma anche quando smettiamo di parlare continuiamo a comunicare. Vediamo quindi come la comunicazione non verbale può influire sul nostro lavoro.


Coerenza e incoerenza

Quindi comunichiamo attraverso due canali: uno è quello verbale, l’altro quello non verbale. Se i due messaggi che inviamo coincidono ciò che comunichiamo verrà preso sul serio, altrimenti no. Un esempio, se il capo vi chiede di eseguire un compito particolarmente gravoso e voi, mentre dite “Ok”, sospirate profondamente, non farete buona impressione nonostante vi stiate accollando un compito spiacevole. Insomma, è importante che parole e comunicazione non verbale vadano nella stessa direzione. Ciò è facile quando rispondiamo sinceramente ad una domanda. Ma, se come nel caso precedente, dobbiamo in qualche misura mentire, non è semplice far coincidere i due messaggi. Bisogna imparare a farlo.

La comunicazione non verbale

Tanto per dare qualche cifra, gli psicologi sono concordi nell’affermare che la comunicazione non verbale, all’interno di uno scambio comunicativo, conta non meno del 93%. Ciò significa che non conta tanto cosa si dice, quanto come lo si dice. La comunicazione non verbale si struttura in quattro canali: prossemica, cinesica, digitale, paralinguistica. Li esaminiamo uno ad uno per darti qualche dritta utile per le tue comunicazioni non verbali in ambito lavorativo.

• Spazi e distanze
In ambito lavorativo è particolarmente importante stare attenti proprio alla distanza che ti separa dall’interlocutore durante la conversazione. Il successo lavorativo è spesso correlato alla capacità di risultare affidabili, sicuri, rispettosi. Avvicinarsi a più di mezzo metro dal corpo dell’interlocutore dà proprio il messaggio opposto. Alcune delle persone con cui parli non ci faranno caso, ma per altre sarà incredibilmente fastidioso averti così vicino. Questo non vale solo per il tuo corpo, ma anche per gli oggetti che hai con te, ad esempio cellulari o borsette Hai incrociato un potenziale cliente e, mentre siete in piedi uno di fronte all’altro, intavoli una conversazione con lui nella speranza di convincerlo a fare affari con te. Mano a mano che le tue proposte si fanno insistenti, tendi ad avvicinarti a lui. Già chi si offre per fare affari viene normalmente visto con una dose fisiologica di sospetto, se tu invadi addirittura il suo spazio è molto probabile che l’interlocutore si senta minacciato e ti sfugga.

• Movimenti
I movimenti che facciamo mentre conversiamo la maggior parte delle volte sono involontari. Noi dobbiamo imparare a controllarli per risultare credibili. Infatti non solo rischiano di distrarre il nostro interlocutore da ciò che stiamo dicendo, ma possono anche inviare un’idea sbagliata di ciò che vogliamo comunicare. Ad esempio, il continuo movimento delle gambe tipico di alcune persone durante i momenti d’ansia non ti aiuterà se vuoi risultare affidabile di fronte ad un cliente.

Il capo ci chiama nel suo ufficio perché crede che abbiamo commesso un errore grave sul lavoro. Non è vero e abbiamo gli elementi per dimostrarlo. Tuttavia mentre glieli esponiamo siamo molto nervosi e ci muoviamom agitatamente. In quel caso il capo rischia di insospettirsi e non credere alla nostra buona fede, giudicandoci troppo agitati per non avere nulla da nascondere.

• Stretta di mano
La stretta molliccia non è mai una bella presentazione, ma neppure la morsa d’acciaio che paralizza per ore la mano dell’interlocutore è una buona mossa. L’ideale è una stretta solida che dia sicurezza e un senso di “robustezza” della persona, ma senza risultare fatidiosa. Per farlo è sufficiente non stringere la mano altrui e mantenere la propria rigida al momento della contatto. Sul lavoro è importante risultare persone affidabili e, in qualche caso, anche molto severe. Una stretta di mano molle dà invece l’impressione o di un carattere troppo debole o non del tutto onesto.

• Voce
Il modo migliore per “conquistare” il tuo interlocutore è quello di parlare come lui. Ovviamente non si tratta di copiarne l’accento, ma di seguire il tono, il timbro, il volume e il ritmo che lui dà alla sua voce. Questa è una buona tattica in quanto il messaggio che gli manderai sarà: “Vedi? Sono come te, io e te ci capiamo.” Insomma, saper utilizzare la comunicazione non verbale è quasi come corteggiare! Stai parlando con un tuo collega molto timido, che tende a tenere un tono di voce molto basso. Abbassando anche il tuo gli darai l’impressione di essere una persona simile a lui, con cui non si deve mettere sulla difensiva. E potrebbe essere l’inizio di una collaborazione fruttuosa.

 

Agostino Bertolin

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