Compenso professionale troppo basso? Per il TAR è lesivo della dignità professionale

Se ritenete che il vostro compenso sia troppo basso, provate a chiedere un'opinione giurisprudenziale: è possibile che il tribunale possa ritenerlo effettivamente "misero" e, di conseguenza, "lesivo" della vostra dignità professionale.

compensoA tanto è giunto il Tar di Lecce, che ha accolto il ricorso presentato dall’Ordine degli ingegneri, annullando il bando di un istituto professionale per un responsabile del servizio protezione e prevenzione cui, evidentemente, sarebbe andato un compenso non rispettoso del lavoro da svolgere.


 

I fatti sono questi: l’istituto professionale “Falcone e Borsellino”, di Galatina, ha lanciato un bando per il conferimento di un incarico di Responsabile del servizio di protezione e prevenzione. Un incarico importante, dal grande valore per la comunità (ne è dimostrazione l’evidenza, nel regolamento, della delicatezza di tale ruolo), cui però faceva fronte una remunerazione non certo milionaria: 1.500 euro, da spalmarsi per tutta la durata dell’incarico, e comprensivo anche di spese e di oneri.

Sentitosi offeso da una simile proposta, l’Ordine degli ingegneri ha quindi richiesto al Tribunale amministrativo regionale di esprimersi sull’accaduto, sostenendo che l’avviso pubblico non potesse contenere un importo così basso, e non certo in linea con la valenza del ruolo richiesto.

Compenso troppo basso: la decisione del Tar

Ebbene, il Tar – pur ricordando che le tariffe professionali sono state abrogate e che, pertanto, non vi è un minimo di legge al quale appellarsi – ha specificato che il compenso deve essere adeguato all’importanza dell’opera, e va pattuito indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi. Insomma, il tribunale ha ricordato che nell’ipotesi di espletamento di incarichi e di servizi affidati dalle pubbliche amministrazioni, il compenso non può che essere in linea con la delicatezza delle funzioni svolte, introducendo quindi un concetto cardine per interpretare la fattispecie in esame.

Di fatti, prosegue la sentenza, “la determinazione dell’importo dell’affidamento non può essere connotata da arbitrarietà: le stazioni appaltanti non possono, quindi, porre a base di gara un importo senza un minimo di analisi che consenta di comprendere le modalità esatte di determinazione dell’importo e senza motivare il percorso tecnico-logico seguito nella determinazione del valore stesso”.

Insomma, l’avviso pubblico è stato annullato, e la dignità professionale degli ingegneri, almeno questa volta, è stata salvata.



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