Come va l’e-commerce in Italia: dati e tendenze (con infografica)

Il commercio elettronico continua a crescere anche da noi: lo certifica una recente indagine del Politecnico di Milano che rileva il primo sorpasso dei prodotti sui servizi. Vediamo i dettagli

Chi gestisce un’attività in proprio mira a posizionarsi, in maniera strategica, sul mercato. C’è chi punta sulla vendita al dettaglio e sul rapporto diretto col cliente e chi sceglie di tentare altre strade. Come quella dell’e-commerce ovvero del commercio elettronico, che consente di vendere servizi e prodotti sul web. E’ un’opzione da tenere in grande considerazione perché, stando a quanto rilevato da indagini molto recenti, il commercio elettronico continua a crescere anche in Italia, macinando profitti sempre più rotondi. Se state pensando di entrare nel commercio, valutate la possibilità di avviare un’attività incardinata sul Business to Consumer ed iniziate a familiarizzare con l’idea che le vendite più redditizie potrebbero partire da un semplice clic.


E-commerce in Italia e nel mondo

Gli osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano hanno recentemente scattato una fotografia dell’e-commerce in Italia. Cosa ne è venuto fuori? Che molti commercianti del Bel Paese non si limitano più a vendere i loro beni nelle botteghe o nei negozi, ma tendono a proporli anche sulla Rete. Con quali risultati? Scopriamolo insieme, scorrendo l’infografica realizzata dai ricercatori milanesi seguita da un nostro personale resoconto.

Lo scenario internazionale

L’indagine, condotta nello scorso mese di ottobre dai ricercatori del Politecnico di Milano, ha rilevato che l’e-commerce frutta, in tutto il mondo, oltre 2 mila miliardi di euro. E che i mercati più floridi sono quello cinese (con 750 miliardi di euro) e quello americano (con 550 miliardi di euro). Nel Vecchio Continente, a fare affari d’oro su internet sono invece gli inglesi (con 100 miliardi di euro), i tedeschi (con 75 miliardi di euro) ed i francesi (con 65 miliardi di euro), mentre gli altri Paesi – che pure hanno iniziato ad aprirsi, con discreto successo, al commercio online – hanno fatto registrare cifre più contenute.

La situazione in Italia

E veniamo ai fatti di casa nostra: l’e-commerce in Italia frutta 23,6 miliardi di euro (il 17% in più rispetto all’anno precedente). E procura guadagni interessanti non solo a chi offre servizi, ma anche a chi vende prodotti di vario genere. Stando all’istantanea scattata dagli osservatori, infatti, il 2017 è stato l’anno in cui la vendita online dei prodotti ha superato, per la prima volta, quella dei servizi (52% vs 48%), delineando tendenze che potrebbero tornare utili a chi sta valutando nuovi progetti imprenditoriali.

Nel dettaglio, i prodotti più venduti sul web sono stati:

  • i prodotti informatici ed elettronici (che hanno fruttato 3.962 milioni di euro alle aziende italiane, il 28% in più rispetto all’anno precedente);
  • i capi di abbigliamento (che hanno fatto guadagnare 2.502 milioni di euro alle aziende italiane, il 28% in più in un anno);
  • i prodotti dell’editoria (che hanno portato 843 milioni di euro nelle casse delle aziende italiane, il 22% in più rispetto al 2016);
  • i prodotti di arredamento o connessi all’home living (che hanno fatto incassare 905 milioni di euro alle aziende italiane, il 31% in più in un anno);
  • i prodotti alimentari (che hanno procurato un guadagno complessivo di 849 milioni di euro alle aziende italiane, il 43% in più rispetto all’anno precedente).

I servizi più venduti sul web sono stati invece:

  • i servizi connessi al turismo (che hanno fatto guadagnare una cifra da capogiro, pari a 9.202 milioni di euro, con un incremento del 7% rispetto all’anno precedente);
  • le assicurazioni (che hanno fruttato un introito complessivo di 1.300 milioni di euro, il 6% in più rispetto al 2016).

Sono dati che vanno letti con grande attenzione perché, al di là delle cifre più o meno tonde, delineano orientamenti ben precisi. Ed evidenziano come gli italiani siano sempre più propensi ad acquistare generi di prima necessità (come i prodotti alimentari) o beni mediamente costosi (come i mobili et similia) sulla rete. Un cambio di passo non indifferente, di cui gli operatori del commercio dovrebbero tenere conto.

Come comprano i web shopper italiani

Lo studio sull’e-commerce ha, inoltre, rilevato che il popolo dei web shopper italiani è costituito da 22 milioni di soggetti di cui 16,2 milioni sono abituali (ovvero acquistano sul web più o meno a cadenza mensile) e 5,8 milioni sono sporadici (ovvero fanno shopping online in maniera episodica). I primi, spendendo mediamente 1.357 euro all’anno, generano il 93% del mercato; mentre i secondi, spendendo mediamente 284 euro all’anno, si fermano al 7%.

I dispositivi più utilizzati dai web shopper sono gli smartphone (il cui tasso di penetrazione sull’e-commerce è pari al 25%) ed i tablet (8%). Detta in soldoni: nel 2017, gli italiani hanno speso 5,8 miliardi di euro collegandosi dai loro “telefonini intelligenti” e ne hanno sborsati 1,9 digitando sui loro tablet. E se vi state chiedendo come hanno pagato, sappiate che la carta di credito resta il sistema più “gettonato” (scelto dal 65% degli acquirenti online), seguita da PayPal (31%) e dal contrassegno e dal bonifico (che si fermano entrambi al 2%).

“L’e-Commerce B2c continua la sua corsa, ampliando di anno in anno il suo perimetro d’azione, tanto che nel 2017 in Italia supera i 23,6 miliardi di euro, con un incremento rispetto al 2016  del 17% – ha dichiarato il presidente di Netcomm, Roberto Liscia – Per la prima volta nella storia dell’e-commerce italiano, i prodotti (+28%) crescono ben più dei servizi (+7%), con un peso dell’e-commerce, sul totale degli acquisti retail degli italiani, che sale al 5,7%. Sono dati certamente incoraggianti anche se ancora non sufficienti a dichiarare maturo e dinamico il settore nel nostro Paese dove i modelli di business stanno cambiando rapidamente e facilitando nuovi entranti”.

“L’approccio spesso sperimentale e poco convinto all’e-commerce da parte di molti operatori tradizionali italiani – ha continuato Liscia – ha fatto in modo che essi non abbiano dedicato né il giusto impegno né le loro migliori risorse ad un progetto strategico che, invece, sta diventando il vero motore delle economie avanzate e attirando sempre più investimenti e capitale. Per parlare di un e-commerce davvero competitivo e maturo in Italia, occorre che i retailer tradizionali abbiano visione, coraggio e perseveranza, andando fino in fondo nei loro progetti digitali”.




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