Come superare il trauma di un collega che cambia lavoro

Un collega che cambia lavoro può indurre sentimenti di tristezza e scoramento in chi rimane. Non deve essere così. Ecco perché

Un collega che cambia lavoro è un dispiacere per chi rimane. Non sempre, ma spesso è così. Il collega che cambia lavoro lascia dietro a sé sentimenti di rabbia, solitudine, tristezza e altre emozioni che hanno un impatto negativo sulla qualità del lavoro di chi invece rimane al proprio posto.


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Perché nascono questi sentimenti?

Il perché nascano questi sentimenti così spiacevoli dipende dai casi. Sicuramente spesso ci si sente come se la nostra fiducia fosse stata tradita. Quasi che essere colleghi significasse essere uniti “nella buona e nella cattiva sorte”, professionalmente parlando. Insomma, la sensazione è che il collega che cambia lavoro sia stato sleale.

Un altro motivo di risentimento è che il collega che cambia lavoro lascia un “buco” nell’organizzazione che abbandona e questo spesso significa un maggior carico di lavoro per chi rimane. Tuttavia non è colpa di chi cambia lavoro se ci sono “buchi” a livello organizzativo, ma della leadership gestionale dell’azienda.

Se a lasciare il lavoro è un vostro sottoposto inoltre, potreste subire il complesso del “Con tutto quello che ho fatto per lui!” Ma formare un lavoratore è uno dei compiti di un leader e, se lo avete fatto abbastanza bene da rendere quel lavoratore appetibile per altre aziende, significa che come formatori siete molto validi e sicuramente saprete replicare il successo ottenuto con il collega che cambia lavoro.

Infine c’è l’invidia. Invidia non solo per il nuovo posto di lavoro ottenuto dal collega, ma anche per il coraggio che ha avuto nel lanciarsi in una nuova situazione professionale. Già, il coraggio, una delle cose che più spesso ci vengono meno quando dobbiamo prendere decisioni importanti…

Buoni pensieri per il collega che cambia lavoro

Invece di “rosicare” o starci male, ecco alcune cose che dovremmo tenere sempre bene a mente quando ci confrontiamo con la realtà, spesso spiacevole, di un collega che cambia lavoro. Innanzitutto la sua dipartita è un’occasione anche per noi. Un’occasione per rivedere la nostra organizzazione del lavoro, gli obiettivi che ci siamo dati e i modi con cui stiamo cercando di raggiungerli. Questo processo, per funzionare al meglio, deve essere svolto in coordinamento e sintonia con i nostri superiori e spesso può portare a dei miglioramenti anche per noi che restiamo nel nostro posto di lavoro.

Inoltre, come dicevamo poche righe sopra, per un capo è quasi un evento positivo il cambio di lavoro di un sottoposto. Significa che un’altra azienda ha valutato si tratti di un lavoratore qualificato e ben formato. E, se sei una delle cause del successo del tuo sottoposto, saprai sicuramente ripeterti con un altro lavoratore.

Infine devi ricordarti di una cosa, sia che tu sia collega sia che tu sia capo di chi se ne va: non dipende da te. Quel lavoratore ha fatto le sue considerazioni sulla base delle opportunità che ha avuto e sì, ha preferito andarsene, ma questo non vuol certo dire che la tua azienda faccia schifo o non possa funzionare addirittura meglio senza di lui.



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