Come il personal brand può aiutare a farsi scegliere

Il nostro "marchio di fabbrica" deve parlare di quello che sappiamo fare e di ciò in cui crediamo. Soltanto così il selezionatore potrà farsi un'idea sufficientemente chiara sul nostro conto

Per quanto la cosa possa non piacerci, occorre prenderne atto: in un mondo sempre più iperconnesso come il nostro, l’importanza dell’immagine continua fatalmente a crescere. Così come quella del “personal brand”. Di cosa stiamo parlando? Del marchio o segno distintivo che ci differenzia dagli altri. E che, in ambito lavorativo, può giocare un ruolo importantissimo. Per rendere ancora più chiaro il concetto, prendiamo in prestito la definizione fornita da un sito specializzato che parla del personal brand come della “ragione per cui un cliente, un datore di lavoro o un partner ci sceglie”. Non si tratta di dare un’immagine falsata di noi, ma di mettere in evidenza i nostri punti di forza, i tratti vincenti che ci rendono unici. E – ci si augura – più appetibili agli occhi dei reclutatori. Ma come può il nostro personal brand incidere nel processo di selezione? Scopriamolo insieme.

Il personal brand che funziona? Deve parlare di queste 3 cose

Una volta individuato il nostro personal brand, è opportuno che anche gli altri ne vengano a conoscenza. Occorre, insomma, comunicarlo in maniera efficace (è il processo di “personal branding“), soprattutto a chi si occupa di selezionare il personale. I reclutatori sono alla continua ricerca di persone capaci, brillanti e corrette: aiutiamoli a rintracciare ciò che cercano nel nostro personal brand. Come? Marcando l’accento sui tratti più interessanti del nostro percorso personale. Per fare centro, dobbiamo insomma mettere a punto una strategia che faccia emergere le nostre “eccellenze” e che, più precisamente, ci consenta di parlare di queste tre cose:

#1. La personalità. I selezionatori tendono a premiare i candidati che hanno una personalità ben definita. Non esiste, in questo senso, un personal brand vincente per eccellenza perché tutto è subordinato al tipo di lavoro offerto e alla specifica situazione considerata. L’essenziale è che il reclutatore riesca a cogliere il nostro caratteristico “marchio di fabbrica” (siamo tipi estroversi, riflessivi, creativi, caparbi, generosi, altruisti, ambiziosi?) e sia messo nella condizione di poter operare una scelta sulla valutazione di esso. Il personal brand deve parlare di noi, di come siamo fatti.

#2. L’abilità. Gli addetti alle Risorse Umane sono alla ricerca di persone capaci, che sanno fare bene il loro mestiere e che riescono a rendere unici i prodotti o i servizi che realizzano e propongono al mercato. Non si tratta solo di comunicare la nostra competenza o bravura nel lavoro, ma di evidenziare la nostra peculiarità distintiva, dimostrando come essa possa contribuire alla crescita dell’azienda in cui aspiriamo ad entrare. Il personal brand deve parlare di quello che sappiamo fare, della nostra capacità di rendere uniche le cose.

#3. I valori. Assumere persone corrette è il sogno di ogni selezionatore. Che mira a scegliere il candidato che dimostra di avere valori solidi come il senso del dovere, la leatà, la diponibilità, l’entusiasmo per quello che fa ecc… Disporre di una risorsa che, per quanto competente e capace possa apparire, sembra orientata a “voler fare le scarpe” a tutti, non è una situazione auspicabile. Sforziamoci di far emergere il nostro bagaglio valoriale, senza scadere nella patetica “santificazione” di noi stessi. Dosiamo bene le cose e cerchiamo di sponsorizzare efficacemente le unicità che ci rendono persone apprezzabili. Il personal brand deve parlare di quello in cui crediamo, dei valori che orientano le nostre scelte.

Se il nostro “marchio di fabbrica” riuscirà a fornire sufficienti indicazioni su questi tre aspetti, il gioco sarà fatto. Il reclutatore disporrà di tutti gli strumenti che gli servono per affinare la sua valutazione sul nostro conto. Curare il proprio personal brand non vuol dire necessariamente piegarsi alla logica di una società superficiale e frivola, ma modellare la propria offerta alle richieste di un mercato in continua evoluzione. Giocando bene le nostre carte e dando valore alle nostre peculiarità migliori, la possibilità di sbaragliare la concorrenza aumenterà sicuramente.


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