Come gestire e risolvere un conflitto al lavoro

Valuta con attenzione chi hai di fronte e cerca di muoverti nel modo più opportuno, mettendo da parte l'orgoglio e tenendo a bada i nervi. Vediamo come gestire i conflitti al lavoro

Tutti sanno litigare, ma non tutti riescono a “disinnescare la bomba” perché, per farlo, occorre avere uno spiccato spirito di osservazione. Cerchiamo di rifletterci un po’ su: quello che fa andare su tutte le furie un permaloso non è lo stesso di ciò che urta i nervi di un arrogante e ciò che ferisce una persona sensibile non è lo stesso di quello che può far piangere un viziato. Gestire e risolvere un conflitto non è affatto semplice: occorre saper leggere tra le righe, interpretare in maniera corretta le più sottili sfumature e sforzarsi di mettersi all’ascolto dell’altro. E – cosa ancora più importante – bisogna impegnarsi al massimo per far sì che le emozioni non prendano il sopravvento sulla ragione. Già, ma come si fa? Scopriamolo insieme, con l’aiuto di un articolo pubblicato su Lifehack, che abbiamo letto e rielaborato per te.


conflitto al lavoro

Come gestire e risolvere un conflitto: identifica il tuo nemico

Per appianare una qualsiasi divergenza, devi fare appello a tutta la tua buona volontà e mettere da parte l’orgoglio. Soprattutto al lavoro dove le antipatie e le invidie possono trasformare l’ufficio in un ring. Non aspettare che a fare il primo passo sia il tuo “rivale”; se hai individuato un problema, cerca di affrontarlo e impegnati a risolvere il conflitto con tempestività. La prima cosa che devi fare è identificare il soggetto che hai di fronte e comprendere a quale categoria di “litigante” appartiene. Noi te ne indichiamo quattro, fornendoti anche dei preziosi suggerimenti su come è meglio trattare con loro. Per evitare che gli stracci volino rovinosamente tra una stampante e un pc, devi studiare a fondo il tuo “nemico”.

 Il litigante fisico

Si arrabbia facilmente (spesso senza preavviso), esprimendo la sua irritazione in maniera diretta. Può essere irrefrenabile, quando attacca verbalmente, e arrivare a rompere o gettare per terra gli oggetti che gli capitano a tiro. In pratica: è la classica testa calda che fa fatica a controllare le sue azioni e a governare le parole.

Come ti devi comportare

Cerca di tenere i nervi saldi: quello che devi fare, prima di ogni cosa, è evitare di spargere altra benzina sul fuoco. Resta un attimo in attesa ed evita di esacerbare la sua rabbia con gesti o parole che potrebbero farlo adirare ulteriormente. Quando perde il controllo, questo tipo di litigante diventa vulnerabile e suscettibile e tende a fraintendere o ingigantire ogni singola esternazione. Non stare lì a recriminare colpe o responsabilità né a puntualizzare chi, a tuo parere, ha torto e chi ha ragione, ma chiedigli piuttosto come propone di risolvere il conflitto. Lasciagli il tempo necessario per sbollentare la sua rabbia e aspetta che recuperi un po’ di lucidità.

Il litigante verbale

Con le sue parole al vetriolo – scaturite da una reazione emotiva o psicologica che non riesce a gestire – può farti stare molto male. E’ abituato ad esprimere la sua rabbia attraverso l’urlo, l’insulto, la minaccia o il sarcasmo a cui ricorre, con metodo, con lo specifico intento di ferirti. Di contro, bisogna ammettere che a questo particolare tipo di litigante capita abbastanza spesso di pentirsi: riconosciglielo e cerca di essere collaborativo.

Come ti devi comportare

Non lasciarti ferire dalle parole che senti, non prendertela a cuore e fatti scivolare le sue intemperanze addosso. Evita anche di controbattere alle sue battutine velenose con altrettanta causticità perché, così facendo, ti abbasseresti al suo livello. Ciò che dice deriva, molto spesso, da uno scompenso emotivo o da un accumulo di stress, paura e frustrazione che non riesce a controllare. Quello che devi tenere a mente, quando sei nel cuore di una discussione con un soggetto del genere, è che nove volte su dieci finisce per pentirsi sinceramente di quello che dice. Ecco perché è importante non dare troppo credito ai suoi sproloqui.

Ma se proprio non riesci a rimanere zitto al cospetto delle sue “stilettate”, almeno prova a smorzare la tensione con una battuta. Ricorrere all’ironia può rivelarsi la soluzione migliore. Non solo: il litigante verbale è un soggetto fisiologicamente propenso ad esagerare. A volte capita che attacchi in maniera violenta perché sente il bisogno di sfogarsi e di prendersela con qualcuno. Faglielo notare: spiegagli senza accusarlo, ma in maniera ferma, che con le sue parole oltrepassa ogni limite e che, per quanto tu possa essere attrezzato e disposto ad incassare, deve realizzare quanto ciò che dice possa farti male.

Il litigante assertivo

E’ il litigante migliore che ti possa capitare perché riesce a gestire in maniera costruttiva e sana la sua rabbia. Di solito, denuncia apertamente il problema, ne parla serenamente con l’interessato e si sforza di risolverlo. In pratica fa tutto lui: non evita il confronto (anzi lo cerca) e riesce a mantenere sempre una certa compostezza.

Come ti devi comportare

Fagli intendere che hai capito le sue buone intenzioni e impegnati a risolvere il conflitto, mostrandoti empatico e collaborativo. Nel caso in cui ti avesse fatto notare una tua mancanza, non cercare di giustificarti, ma riconosci l’errore e impegnati a non commetterlo più. Cerca di capire, insieme a lui, cosa potete fare per evitare di discutere ancora in futuro e per assicurare risultati migliori all’azienda per cui lavorate.

Il litigante passivo

Evita accuratamente il confronto e reprime la sua rabbia in presenza degli altri. Dal momento che fa fatica ad accettare i suoi sentimenti negativi – che ovviamente non manifesta neanche agli altri – non è infrequente che si possa fare confusione tra ciò che dice e ciò che realmente pensa (e vorrebbe dire). Il suo problema numero uno è che tende a non affrontare le questioni di petto e può arrivare a sabotare – in maniera più o meno consapevole – le situazioni che vive insieme agli altri. Se, per esempio, dovessi proporgli un progetto che non lo convince appieno, difficilmente ti esporrà le sue perplessità. Piuttosto ti asseconderà, manifestando però scarso entusiasmo per quello che andrete a fare.

Come ti devi comportare

Cerca di dargli una mano aiutandolo a riconoscere e ad accettare i sentimenti negativi da cui si è originato il conflitto. Prendi in mano le redini della situazione (con un soggetto passivo, non puoi fare altrimenti) e spronalo a dirti se è in disaccordo con quello che dici o se è arrabbiato con te. Se, per esempio, hai intuito che non è entusiasta del progetto che gli hai proposto, incalzalo (senza risultare aggressivo) su alcuni punti specifici portandolo ad esternare le sue reticenze. Gestire e risolvere un conflitto con un litigante passivo non è faccenda semplice: devi imparare a vincere la sua difficoltà a parlare chiaro ed allenarti a interpretare, in maniera corretta, i suoi sguardi e i suoi comportamenti.

Lavora su te stesso e impara a rispettare tutti

Qualsiasi sia il litigante che ti trovi davanti, ricorda che, se vuoi appianare le divergenze e far tornare il sereno, devi innanzitutto lavorare su te stesso. Non farti sopraffare dal nervosismo (anche se sei convinto di avere ragione) e fai attenzione a quello che dici e al modo in cui ti relazioni col tuo interlocutore. Una battuta di troppo o un gesto scomposto possono creare scompiglio e seminare il panico e il malumore in ufficio. Abituati a rapportarti in maniera corretta e rispettosa con tutti e cerca di cogliere le sottili sfumature del carattere di chi ti sta di fronte. Per gestire e risolvere un conflitto al lavoro, devi applicarti parecchio, ma il risultato ti ripagherà di ogni fatica.

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