Come gestire la chiusura di un’attività (e trasformarla). Il caso “La Cimpinessa”

Un e-commerce apparentemente in salute improvvisamente chiude. La titolare però è una tosta e grazie ad una sapiente gestione si prepara a trasformare la sua attività, senza perdere nulla di quanto fatto fino ad ora.

Come gestire la chiusura di un’attività? E chiudere significa sempre buttare via tutto? Evidentemente no. Non molti anni fa ci occupammo di un e-commerce di prodotti cosmetici bio, La Cimpinessa, che attirò la nostra attenzione grazie al particolare modo di gestire il rapporto con i clienti della titolare, Arianna Orrù. Avendo l’abitudine di seguire periodicamente un buon numero dei casi che trattiamo per vederne le evoluzioni, positive o negative che siano, ci siamo accorti dell’annunciata chiusura dell’e-commerce di Arianna. Avendolo sempre percepito in salute, ci siamo incuriositi e le abbiamo chiesto il perché di una simile decisione. Quel che ne è venuto fuori potrebbe tranquillamente stare in un manuale di organizzazione del lavoro, o in uno dedicato al fare impresa. O ancora, in un terzo, su come gestire un’attività su internet.

come gestire la chiusura di un'attivitàQuanto ti costa, umanamente parlando, chiudere La Cimpinessa? Direi zero. Mi spiego meglio: fare i conti con il fallimento di un progetto è sempre difficile, in primis perché ci mettiamo tanto di noi, del nostro tempo, delle nostre ambizioni e aspettative e poi perché l’essere umano vede ancora il fallimento come qualcosa di negativo. Ma io non penso sia davvero così. Cadere è nell’ordine normale delle cose, bisogna metterlo in preventivo da subito. Ma non una, anche dieci volte. E’ nella capacità di rialzarsi, reagire e riprendere il focus che ci si differenzia. La Cimpinessa era un e-commerce che ha sospeso l’attività, oggi è un gruppo affiatato, è un blog in divenire, è una linea di cosmesi alla quale sto pensando da tempo. La Cimpinessa è viva e vegeta, insomma!

come gestire la chiusura di un'attivitàVisto che l’attività andava bene, non hai pensato a delegare parte dei tuoi compiti o addirittura a vendere il tutto? E, se sì, perché alla fine non lo hai fatto? Allora, questo è un argomento un po’ complesso da liquidare in poche parole, quindi dirò forse la cosa più stupida e banale:” Se fosse andato bene non lo avrei chiuso”. Esiste sempre un “dietro alle quinte” in ogni attività, non è detto che quello che non si vede non esista: problemi coi fornitori (pochi per fortuna), contrattempi coi corrieri (già qualcuno in più), conti che non tornano. Il successo di un e-commerce non si misura solo dal numero di clienti o dal seguito sui social, ma è un mosaico fatto di tanti tasselli che devono combaciare alla perfezione per poter formare un’immagine perfetta. E’ un ingranaggio che deve filare al millimetro, altrimenti ci si arrangia, si sopravvive per un po’ e poi si soccombe alle regole del mercato. L’equazione tempo:qualità non quadrava più. I clienti aumentavano e il tempo restava sempre il medesimo, questo sarebbe andato a discapito della qualità del servizio in pochissimo tempo. Non ho mai preso in giro le mie clienti e non avrei certo iniziato adesso. Ho mantenuto pulito il nome, che per me è importante, perché è intorno a quello che si ricostruisce. Non ho mai pensato di vendere né mai ci penserò credo, sono troppo occupata a pensare ad altro e non sono una donna da compromessi e mezze misure. O dentro o fuori…

Seguendo la pagina facebook ho notato che nonostante l’annunciata chiusura, stai aprendo diversi gruppi tematici, mantenendo uno stretto contatto con le tue clienti: che tipo di operazione è? Qual è lo scopo di questa frammentazione? E perché rinsaldare un legame che sta necessariamente per finire, perlomeno così come è esistito fino ad ora? Non la chiamerei “operazione” perché questa parola di solito fa rima con “strategia” e qui di strategia ce n’è ben poca, anzi niente. Si tratta di non abbandonare di punto in bianco delle persone che hanno creduto in te e ti hanno visto come un punto di riferimento, si tratta di dare valore al rapporto umano, si tratta di lasciare che qualcosa di bello si trasformi seguendo un continuum naturale. La pagina ha perso iscrizioni, è ovvio, ma un nuovo gruppo si è affiancato ai precedenti che gestivo ed è nato un blog. Si interagisce, si cresce. Le persone che prima erano clienti ora sono amiche. Forse ho la sindrome della “chioccia”, ma ho sempre pensato che le clienti andassero tutelate, protette… e in qualche modo continuo ad esserci per loro.

come gestire la chiusura di un'attivitàFai un bilancio, l’esperienza più bella e l’evento più brutto. Sinceramente i bilanci non mi sono mai piaciuti granché, puzzano di muffa. Faccio parte di quella schiera di persone che vedono il 1° gennaio come una prosecuzione dell’inverno piuttosto che come l’inizio di un nuovo anno. L’esperienza più bella è proprio “l’esperienza” in sé, il fatto di aver imparato, sbagliato, sofferto, gioito. Aver vissuto tempo fervido e non tempo sterile. Aver avuto sempre la mente accesa da mille idee e pervasa da nuovi progetti. L’evento più brutto… direi aver passato poco tempo con la mia famiglia. Per fortuna la famiglia ha capito e aspettato e io ho guadagnato una nuova famiglia: quella delle Cimpinesse!

E’ un’esperienza replicabile? In parole povere, potresti riaprire un giorno o l’altro? Non aprirò più un e-commerce di prodotti bio, ma semplicemente perché se vedi che la chiave non entra nella toppa, se sei un tantino furbo, la chiave (o la porta) la cambi. Ho tenuto aperta la partita iva proprio perché la mia idea è quella di continuare in proprio: solo con questo tipo di scelta mi sento davvero libera e gratificata. Non so se un giorno potrò vivere solo di questo, ma non ho mai smesso un solo secondo di crederci e di provarci. Ripeto: la vita è un meraviglioso contenitore, come dice la mia amica Simona Sparaco nel suo ultimo libro, è una scatola magica nella quale puoi far stare tante cose belle, ma devi avere il coraggio di aprirla e di scegliere cosa metterci dentro.