Come e perché sparire dalle ricerche su Google: il diritto all’oblio

Logo GoogleUna recente sentenza della Corte Europea ha stabilito l’esistenza inoppugnabile del cosiddetto diritto all’oblio sui motori di ricerca . Vale a dire che gli utenti possono fare richiesta a Google (o ad altri motori) di eliminare le informazioni indesiderate che li riguardano. Insomma, letteralmente, sparire dalle ricerche. In questo senso Big G ha messo online una nuova pagina completa di modulo per fare richiesta specifica, con annessa spiegazione di come fare per “cancellarsi”. Google specifica come segnalare i link o gli url che si desidera vengano rimossi ed il motivo per il quale dovrebbe farlo.  A prevenzione di “richieste fraudolente” l’impero di Mountain View chiede parallelamente anche una copia “leggibile” di un documento d’identità. L’operazione, con i dovuti accorgimenti, è fattibile anche per conto terzi. Vale a dire che è possibile inoltrare domanda per conto di un’altra persona dalla quale si è stati delegati.

A pochi giorni dall’avvio delle operazioni, Google ha ricevuto una cosa  come 40.000 richieste di rimozione a vario titolo. C’è però una questione per niente trascurabile. Sparire da Googlenon significa non esserci più su da internet. Infatti, il diritto all’oblio, “ottenuto” sul motore di ricerca più grande e conosciuto, non garantisce comunque la scomparsa totale dal web, se è quella che si sta perseguendo.  Innanzitutto, di motori di ricerca ne esistono molti altri, ma soprattutto Google può rimuovere url o link dai suoi risultati, non dall’intera “Rete”. Ciò significa che le informazioni per le quali non si vuole più essere identificati, certamente una volta terminata la procedura smetteranno di apparire nei risultati di ricerca di Google, ma continueranno ad esistere nel sito che le ha pubblicate. In questi casi, volendo rimuovere dalla rete determinate (o tutte) le informazioni  che vi riguardano, è necessario contattare il o i webmaster dei siti in cui esse sono state pubblicate.

Implicazioni lavorative. Ma perché una persona dovrebbe voler rimuovere interamente o parte della sua “identità” digitale. I motivi sono svariati, primo fra tutti il fatto che alcune informazioni potrebbero essere false, o semplicemente sbagliate e quindi distorcere l’identità di cui sopra. Molte però sono anche le implicazioni a livello lavorativo. Una foto troppo imbarazzante, uno sfogo  sull’azienda per la quale si lavora scritto in un momento di rabbia,  un “litigio online” con un collega sono alcuni degli esempi che potenzialmente potrebbero creare problemi sul luogo di lavoro, o addirittura in un colloquio. Un pericolo questo che può perpetrarsi anche attraverso i social network.

Oltre a informazioni scritte o comunque “postate”di proprio pugno e magari finite su piattaforme di cui non si ha il controllo (tra le quali proprio i motori di ricerca), ci sono quelle messe online da altri utenti. E non raramente rappresentano la maggioranza dei casi problematici. Anche qui infatti, testi, foto e video, possono diventare delle vere e proprie “armi” contro la propria immagine, sforando talvolta nella diffamazione vera e propria.  A prescindere dagli aspetti giuridici però, dalla sentenza della Corte Europea dello scorso 13 maggio in poi, almeno a Google è possibile fare richiesta diretta di cancellazione, certificando la propria identità (e, in caso, il possesso dell’autorizzazione ad agire per conto di altri) e motivando attentamente suddetta richiesta (pena la non presa in considerazione della stessa).

Inoltre ti consiglio:

#1 – Se cerchi un nuovo lavoro, usufruisci del Kit Lavorare Sempre  (usa il nostro codice sconto: BLP112) garantito da Bianco Lavoro per qualità ed efficacia!

#2 – Per avere sempre offerte di lavoro reali e verificate in linea con le tue esigenze, fai le tue ricerche e registrati su Euspert Italia.

CATEGORIES
TAGS
Share This

COMMENTS

Wordpress (0)