Come diventare logopedista: cosa fa, formazione e opportunità

Come si diventa logopedista? Quale percorso di studi bisogna seguire per diventare un professionista? Tutto quello che c'è da sapere sulla logopedia, gli ambiti di azione, le patologie trattate e le opportunità lavorative per chi ambisce a lavorare nel settore.

Linguaggio e comunicazione sono due elementi importantissimi nel vivere quotidiano. Quando fin dalla tenere età o a seguito di un trauma queste vengono compromesse, dunque, rivolgersi ad un esperto in grado di migliorare la propria situazione diventa fondamentale. In tutti questi casi, allora, entra in gioco la figura del logopedista. Dell’importanza di questo mestiere, della preparazione richiesta a questi professionisti e del loro percorso formativo e lavorativo parleremo di seguito, provando a fare chiarezza su: responsabilità, mansioni svolte e opportunità lavorative.


logopedista

 

Logopedista: cosa fa e di quali patologie si occupa

La logopedia è una scienza sanitaria che si occupa di studiare, prevenire e curare tutte le patologie legate ai disturbi del linguaggio e della comunicazione. Il logopedista, dunque, altro non è che un professionista della parola, che ha a che fare con disturbi della comunicazione e di disturbi del linguaggio ad ampio raggio. Questo, in pratica, vuol dire che il suo compito è quello di trattare ogni singolo caso individuando una terapia precisa e adatta al paziente, che tenga conto dei suoi problemi e di tutte le difficoltà ad essi connessi (come, per esempio, l’apprendimento, la memoria, la difficoltà nell’esprimersi rapidamente etc.). La sua, infatti, deve essere un’azione a 360°, tale da abbracciare sia l’ambito medico – sanitario che quello socio-assistenziale e che, dunque, punta al miglioramento fisico ma anche mentale.

Logopedista: cosa fa?

L’attività del logopedista, volendo fare un quadro generale (ma comunque chiaro e sintetico), poggia su tre pilastri fondamentali, e cioè:

Valutazione

Un bravo logopedista deve prima di tutto osservare e studiare attentamente ogni singolo paziente e, dopo aver tratto le proprie conclusioni, essere in grado di tracciare un percorso preciso, personalizzato e in grado di assicurare benefici alla persona che si è presa in cura. L’attività di osservazione e valutazione, ovviamente, dovrà accompagnare sempre il lavoro del professionista. Quest’ultimo, difatti, dovrà costantemente monitore progressi e/o eventuali peggioramenti delle persone di cui si occupa, modificando o adattando la terapia ai disturbi che si presentano in corso d’opera o a quelli che si vuole cercare di eliminare oppure ridurre con la riabilitazione. Un logopedista serio ed affidabile, quindi, si prenderà sempre tutto il tempo necessario per analizzare la situazione di cui si farà carico e, ovviamente, non si limiterà a proporre trattamenti e cure statici e ripetitivi. Con la sua assistenza accompagnerà i pazienti lungo tutto il percorso della riabilitazione, non perdendo mai di vista l’obiettivo finale ma mantenendo sempre i piedi ben saldi sui cambiamenti (positivi o negativi) del presente.

Riabilitazione

L’intervento del logopedista, una volta individuato il problema specifico del paziente, converge sempre in una terapia riabilitativa. L’obiettivo finale è quello di far stare meglio la persona in cura e, ovviamente, di accompagnarla lungo tutto il percorso di guarigione, monitorando successi e insuccessi. Da quello che è stato detto fino ad ora, come è facile intuire, è possibile distinguere tre fasi del processo riabilitativo, ovvero: realizzazione di un piano di intervento, trattamento e verifica dei risultati. Ogni step è fondamentale per passare a quello successivo ma, soprattutto, indispensabile per ottimizzare gli effetti positivi del precedente. Una riabilitazione efficace, quindi, deve seguire fedelmente quanto prescritto dalla terapia esposta dal programma di intervento (passaggio precedente) e tenere sempre a mente gli obiettivi finali che, qualora risultassero difficili da raggiungere, andranno ad incidere sulla riabilitazione stessa modificandola e adattandola alle esigenze del momento (e questo altro non è che il passaggio successivo, ovvero il monitoraggio dei risultati).

Prevenzione

Il lavoro del logopedista è importante anche prima che un problema legato alla comunicazione o al linguaggio inizi a manifestarsi in pieno. Agire per tempo, soprattutto quando si tratta di patologie neuro-comportamentali o patologie delle funzioni orali, è importantissimo. I primi disturbi legati alle patologie neurologiche, per esempio, iniziano a palesarsi già prima che diventino un vero e proprio problema per il paziente. Un professionista sa come comportarsi per evitare che questi si trasformino in impedimenti tali da turbare la serenità e, quindi, il quieto vivere della persona colpita che presenta queste difficoltà.

Logopedista: di cosa si occupa?

Una volta spiegato “come” agisce un logopedista, a questo punto, non ci rimane che esporre “quando” agisce un logopedista, ovvero in quali casi è richiesto il suo intervento e di cosa si occupa nello specifico. Le patologie che tratta un logopedista possono colpire uomini, donne e bambini di ogni età e, come ripetuto più volte, riguardano precisi disturbi della comunicazione, come:

  • Difficoltà di linguaggio, quando cioè si ha difficoltà a parlare in modo chiaro e spedito, si hanno problemi con la pronuncia o non si riesce ad impostare una frase correttamente (per problemi legati per esempio alla sordità o al sottosviluppo – o mancato sviluppo – infantile);
  • Disfonia, ovvero casi di voce debole o bassa a seguito di un trauma (come un’operazione alle corde vocali o un intervento alla gola);
  • Problemi con la deglutizione (o deglutizione deviante), tali da non permettere il passaggio dalla situazione infantile a quella adulta;
  • Balbuzie e disfemia, quando ci si inceppa con le parole o non si riesce a comunicare in modo sciolto;
  • Disartria, ovvero un disturbo della fonetica tale da impedire di articolare bene una o più parole insieme (che spesso colpisce i pazienti affetti da Parkinson o da sclerosi multipla, oppure ancora si presenta in tutti quei casi in cui c’è stata una paralisi cerebrale);
  • Disfagia, patologia che racchiude in sé cause e sintomi delle difficoltà a deglutire (perché si ha una chiusura di denti non corretta o perché si è affetti da particolari patologie come la sindrome di Down, oppure perché ci sono stati dei traumi che sono finiti per essere la causa scatenante);
  • Disturbi di apprendimento, come dislessia, discalculia (difficoltà a fare conti) e disgrafia (difficoltà a scrivere correttamente);
  • Disturbi persuasivi e/o di relazione (come ad esempio l’autismo o l’iperattività).

Per completare l’elenco e definire in maniera completa le arie di intervento nel campo della logopedia, bisogna dire che rientrano tra le patologie di competenza di un logopedista tutte quelle legati o conseguenti a:

  • disturbi neurocomportamentali (ritardi mentali, disturbi dell’attenzione etc.);
  • patologie neurologiche e/o neuropsichico (traumi cranici, demenza, autismo etc.);
  • e problemi otorinolaringoiatrici (balbuzie, sordità, disfonia etc.).

Come diventare logopedista: la formazione

Per diventare logopedista bisogna seguire un apposito percorso di studi (universitario), destinato appunto alla formazione dei futuri professionisti in logopedia. Gli interessati a conseguire una laurea in Logopedia devono iscriversi all’apposito corso di laurea in professioni sanitarie facente parte della Facoltà di Medicina e Chirurgia (classe di laurea 2). Per essere ammessi, ma questo vale per tutti i corsi delle professioni sanitarie “riabilitative”, è necessario prima sostenere e superare un test di ingresso. Ogni anno le Università metteranno a disposizione un numero di posti predefinito, destinato appunto a chi riesce a superare l’esame di ingresso e a piazzarsi in una posizione utile in graduatoria. Il corso di studi è strutturato in modo tale da alternare alle lezioni teoriche delle ore di pratica.  Questo vuol dire che, oltre agli esami, gli studenti saranno chiamati a svolgere un periodo di tirocinio (attivato all’interno di strutture convenzionate e autorizzate dall’Università). Tutto questo, ovviamente, ha un obiettivo preciso, ovvero:

  • far conoscere e studiare a tutti gli aspiranti logopedisti la disciplina della logopedia e tutte le materie ad essa collegate (cui apprendimento è fondamentale per imparare le basi del mestiere e per affinare e approfondire poi le proprie conoscenze e le proprie competenze nel settore);
  • rendere riconoscibili, curabili e trattabili con apposite terapie i disturbi del linguaggio, i disturbi della parola e, in generale, tutti quelli legati alla comunicazione (già elencati ampiamente sopra);
  • Permettere ai tirocinanti alle prime armi di far pratica con l’attività terapeutica, perfezionando l’approccio con i pazienti, favorendo il confronto con gli esperti e facendo conoscere loro l’ambiente in cui un giorno saranno chiamati a lavorare e intervenire.

Logopedista: cosa fare dopo la laurea

Le strade lavorative di un logopedista, una volta portato a termine il proprio percorso formativo, sono essenzialmente due, e cioè:

  • lavorare come dipendente all’interno di una struttura pubblica o privata che della sua figura professionale ha bisogno (centri di accoglienza, ospedali, scuole etc.);
  • mettersi in proprio e operare come libero professionista (aprendosi uno studio e fornendo la sua assistenza tutte le volte in cui sarà appositamente richiesta).

La vera grande differenza, e questo vale un po’ per tutte le professioni sanitarie, bisogna però farla tra pubblico e privato. Chi lavora nel privato, a prescindere dal fatto che sia un libero professionista o un dipendente, deve essenzialmente fare il modo che la sua offerta incontri la domanda del mercato. Questo vuol dire, concretamente, proporsi in tempo tutte le volte in cui un istituto, un centro privato o una famiglia è alla ricerca di un logopedista (e sperare ovviamente di essere chiamati). Discorso diverso, per ovvi motivi, va fatto invece per il settore pubblico. In questo caso, difatti, tutti gli interessati dovranno aspettare la pubblicazione di un bando di concorso, sperare di avere tutti i requisiti richiesti, prepararsi e sostenere le prove decretate. Solo una volta risultati vincitori di concorso, quindi, questi verranno chiamati a prestare il proprio servizio all’interno di una struttura pubblica. Questa è una regola generale che vale per qualsiasi lavoratore pubblico e, quindi, anche per i logopedisti che in questo settore ambiscono ad inserirsi.

Inoltre ti consiglio:

#1 – Se cerchi un nuovo lavoro, ecco per te il Kit Lavorare Sempre, garantito da Bianco Lavoro per qualità ed efficacia!

#2 – Per avere sempre offerte di lavoro reali e verificate nella tua casella email in linea con le tue esigenze, registrati sulla nostra job board Euspert Bianco Lavoro selezionando la tua zona e categoria di interesse (il servizio è completamente gratuito)



CATEGORIES
TAGS
Share This