Come diventare insegnante: formazione, requisiti e opportunità

Come diventare insegnante, supplenti e docenti di ruolo: abilitazione, titoli di accesso al concorso a cattedra e graduatorie di istituto. Le ultime direttive del MIUR e le modifiche a seguito della Riforma della Buona Scuola.

Riforme ed emendamenti del sistema scolastico italiano hanno sempre interessato la figura dell’insegnante in sé e contraddistintola sua evoluzione nel tempo. Le leggi che oggi disciplinano l’accesso al ruolo, come molti sapranno, sono ben diverse dal passato, così come sono diversi i titoli e le qualifiche che adesso abilitano all’insegnamento. Riuscire ad orientarsi, soprattutto per chi è nuovo nel settore e/o sta iniziando a muovere i primi passi in questo mondo, può risultare particolarmente complesso. Quello che cercheremo di fare ora, quindi, sarà delineare un quadro generale della situazione attuale, tracciando anche le principali differenze tra direttive vecchie e nuove.


Come diventare insegnante

 

Abilitazione all’insegnamento

Per diventare insegnante bisogna portare a termine un determinato percorso di studi, essere in regola con tutti i requisiti e le qualifiche richieste dal ruolo e, quindi, ottenere la relativa abilitazione alla professione di docente. In passato, però, bisognava conseguire l’abilitazione all’insegnamento prima di ottenere un incarico e, pertanto, iscriversi, frequentare e superare l’apposito Tirocinio Formativo Attivo (TFA). Il TFA era un corso di preparazione all’insegnamento promosso delle Istituzioni Accademiche Universitarie, indispensabile sia per presentare domanda come supplente sia per diventare docente di ruolo. Oggi, invece, le cose sono cambiate. Per capire bene come muoversi e cosa bisogna fare per ottenere, attualmente, l’abilitazione ad insegnare dobbiamo partire facendo delle distinzioni tra:

  • l’inserimento di ruolo e le supplenze temporanee;
  • i Docenti in possesso di diploma che hanno già prestato servizio nelle scuole (e sono inseriti in prima, seconda o terza fascia), gli aspiranti insegnanti in possesso di una laurea odi un titolo abilitante e i laureati senza abilitazione;
  • i diversi cicli di istruzione all’interno dell’ordinamento scolastico italiano (scuola dell’infanzia, scuola primaria, scuola secondaria di primo grado, scuola secondaria di secondo grado).

A partire da queste premesse, dunque, è possibile tracciare un percorso preciso, simile ma spesso diverso a seconda del tipo di posizione che intende ricoprire.

Diventare insegnante: differenza tra docenti di ruolo e supplenti

Una distinzione che viene fatta da sempre nella categoria degli insegnanti è quella tra maestri e professori di ruolo (ovvero lavoratori a tempo indeterminato) e supplenti (chiamati a lavorare nelle scuole con incarichi a tempo determinato).  Chi possiede i titoli di accesso all’insegnamento come, per esempio, una laurea magistrale abilitante, può – nei tempi e nei modi stabiliti dalla normativa vigente – richiedere l’inserimento nelle graduatorie di istituto di III Fascia. Da questi elenchi, di fatto, attingeranno scuole e istituti che sono alla ricerca di un supplente. La posizione in graduatoria dipenderà da tutta una serie di requisiti che, ovviamente, contribuiranno a far aumentare o diminuire le probabilità di essere chiamati a insegnare in una delle scuole e/o province indicate – come preferenza – nella domanda. Questi elenchi rimangono validi per tre anni, dopo di che, con l’emanazione di un apposito decreto ministeriale, vengono aggiornati. I docenti abilitati all’insegnamento, invece, possono:

  • essere inseriti nelle graduatorie ad esaurimento (di I, II o III Fascia), delle quali il sistema tiene conto per l’assegnazione del 50% degli incarichi di ruolo conferiti ogni anno;
  • entrare a far parte delle graduatorie di Istituto da dove i dirigenti attingono per conferire incarichi di supplenza;
  • partecipare ai concorsi pubblici per insegnanti e provare a ottenere una cattedra di ruolo.

Quando si parla di abilitazione, ovviamente, ci si riferisce a tutti quei titoli abilitanti, considerati validi per l’avviamento alla professione.

Diplomati e laureati: quali sono i titoli abilitanti?

Insegnare con il diploma è possibile? I laureati senza abilitazione possono insegnare? Quali sono le lauree che permettono di partecipare ai concorsi a cattedra imbanditi dal MIUR? Queste sono attualmente le domande più frequenti tra chi vuole intraprendere la strada dell’insegnamento. Per essere inseriti nelle graduatorie ad esaurimento e/o nelle graduatorie di istituto, oppure ancora per poter partecipare ai concorsi pubblici per insegnanti, è necessario essere in possesso di determinati titoli e qualifiche.

Mentre in passato l’abilitazione era l’unica strada di accesso a questo mestiere oggi, come vedremo, le cose sono cambiate.  Per sciogliere ogni dubbio al riguardo, quindi, quello che bisogna fare è individuare i titoli di studio considerati idonei all’insegnamento (e che pertanto permettono di essere inseriti in graduatoria o di sostenere il concorso pubblico per l’assegnazione della cattedra).  Ogni titolo da accesso ad una specifica classe di concorso che, concretamente, coincide con la materia o le materie che potranno poi essere insegnante dal docente.

I titoli di accesso all’insegnamento per scuola dell’infanzia e primaria sono:

  • Laurea Magistrale a ciclo unico in Scienze della Formazione Primaria (SFP), più comunemente conosciuta come Laurea in Scienze della Formazione;
  • Diploma Magistrale o Diploma di Liceo Socio-Psico-Pedagogico conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002.

I titoli di accesso all’insegnamento per la scuola secondaria di I e II grado sono:

  • Laurea Vecchio Ordinamento, in una delle classi di concorso indicate nel DPR 19/ 2016 alla Tabella A;
  • Laurea Specialistica o Magistrale di Nuovo Ordinamento, ma sempre facente parte di una delle classi di concorso indicate nella Tabella A del DPR 19/2016;
  • Diploma di Conservatorio, Diploma di Accademia di Belle Arti Vecchio Ordinamento o Diploma Accademico di II livello rilasciato dagli istituti di alta formazione artistica, musicale e coreutica considerati di livello universitario (anche questi indicati nella Tabella A del DPR n. 19 del 2016);
  • Diploma di scuola superiore valido per gli insegnamenti tecnici pratici rientrante in una delle classi di concorso indicate nella Tabella B del DPR 19/2016.

I docenti che concorrono per le classi di insegnamento della scuola primaria, secondaria e dell’infanzia, una volta superate le prove concorsuali, saranno ammessi ad un percorso di formazione iniziale (il cosiddetto FIT). Questo percorso, che ha sostituito il TFA, ha come obiettivo l’inserimento mirato del docente nel sistema scolastico italiano tramite un apposito tirocinio formativo ed ha una durata complessiva di tre anni. La frequenza è obbligatoria e il superamento necessario per conseguire l’idoneità e, quindi, essere assunti a tempo indeterminato in una delle scuole pubbliche assegnate.

Differenza tra I, II e III Fascia

Le graduatorie ad esaurimento, utilizzate annualmente per l’assegnazione del 50% delle cattedre di ruolo disponibili, sono strutturate in tre fasce.

  • III Fascia, alla quale accedono tutto coloro che hanno conseguito l’abilitazione all’insegnamento e/o sono in possesso di un titolo abilitante ma non hanno mai prestato servizio all’interno degli istituti scolastici o, se lo ha fatto, non ha raggiunto il limite minimo per passare in II Fascia;
  • II Fascia, alla quale passa invece chi, oltre ad essere in possesso di abilitazione, ha maturato almeno 360 giorni di insegnamento nelle scuole;
  • I Fascia, della quale fanno tutti gli insegnanti che in graduatoria vengono inseriti per possesso di soli titoli.

Alle graduatorie ad esaurimento si affiancano anche quelle di merito e quelle di istituto. Delle prime, quelle di merito, fanno parte tutti i docenti vincitori di concorso pubblico, mentre dalle seconde attingono invece i Dirigenti scolastici per conferire, quando ne hanno necessità, incarichi temporanei (ovvero le supplenze). Le graduatorie di istituto, come quelle ad esaurimento, sono strutturate in fasce.

  • I Fascia, della quale fanno parte tutti i docenti già iscritti nelle graduatorie ad esaurimento (siano essi di I, II o III Fascia);
  • II Fascia, dove rientreranno invece tutti gli insegnanti in possesso di abilitazione ma non iscritti nelle graduatorie ad esaurimento;
  • III Fascia, nella quale riverseranno tutti i docenti che, pur non avendo conseguito l’abilitazione, hanno un titolo di studio riconosciuto valido per l’accesso all’insegnamento.

Come diventare insegnante: dal TFA al FIT

Fino a qualche anno fa, come già accennato, per poter ottenere l’abilitazione all’insegnamento l’unica strada da percorrere era quella del TFA. Il Tirocinio Formativo Attivo altro non era che un apposito corso di studi universitario, promosso all’interno delle istituzioni accademiche stesse che, tramite il conseguimento di 60 CFU, riconosceva ai frequentanti un titolo abilitante alla professione di docente. Con il Decreto legislativo 13 aprile 2017 n. 59 questo sistema è stato però superato. Il TFA, nello specifico, ha ceduto il posto al FIT (Formazione Iniziale Tirocinio). Si tratta di una nuova modalità di formazione che, in pratica, entra in gioco solo una volta sostenuto e superato il concorso a cattedra per titoli ed esami.  Dei titoli richiesti ai docenti di scuola secondaria e di scuola prima e dell’infanzia, così come del loro percorso professionale, ne abbiamo fatto già cenno sopra. Per chiarire meglio le idee e per spiegare dettagliatamente come funziona oggi il sistema, però, proveremo adesso a fare un esempio, tenendo ovviamente sempre conto di quelle che sono le attuali direttive del MIUR.

Diventare insegnanti oggi: cosa fare e come muoversi

Per diventare insegnanti, oggi, bisogna prima di tutto essere in possesso di una laurea, un diploma AFAM o un titolo di studio considerato abilitante. Questo, come già ripetuto più volte, permette ai soggetti interessanti di iscriversi nelle graduatorie di istituto (o ad esaurimento) e/o di sostenere il relativo concorso pubblico per l’ottenimento di una cattedra. Supponiamo, quindi, che una persona sia interessata a diventare docente di scuola secondaria. Le strade da seguire, spesso conseguenti o alternative, logicamente saranno:

  • ottenimento di titolo idoneo all’insegnamento (tale da permettere l’inserimento in graduatoria e l’ammissione ai concorsi);
  • richiesta di iscrizione alle relative graduatorie di Istituto ed ad esaurimento;
  • sostenimento del Concorso Pubblico Nazionale destinato al reclutamento di insegnanti di ruolo;
  • superamento del percorso FIT per l’ottenimento della cattedra.

Chi è in possesso di una laurea non rientrante in una delle classi di concorso che permettono l’accesso all’insegnamento, comunque, può sempre rimediare conseguendo i crediti formativi necessari per essere considerati idonei. Con l’emanazione del DM 616/2017, in una tabella riassuntiva, il MIUR  ha indicato i 24 CFU  in discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche necessari per essere ammessi a concorso. Questi crediti possono essere acquisiti dal soggetto durante il suo percorso di studi universitario (in forma curriculare o aggiuntiva) oppure, in alternativa, potranno essere conseguiti e certificati da un’Istituzione universitario o AFAM in un secondo momento.

Diventare docente: la riforma delle classi di concorso

Con la Legge 107/2015, la cosiddetta Riforma della Buona Scuola, il governo è intervenuto modificando radicalmente il sistema di reclutamento docenti nelle scuole. La prima cosa che è stata fatta, a tal proposito, è stata appunto una riforma delle classi di concorso, apportando correzioni al sistema nazionale di istruzione e riordinando le disposizione legislative vigenti. La vera svolta, come abbiamo più volte ripetuto e spiegato, è stata quella di aprire la professione a tutti i soggetti in possesso di una laurea specialista o magistrale considerata idonea all’insegnamento. Con il Decreto del Presidente della Repubblica del 14 Febbraio 2016 n. 19, poi, sono state introdotte nuove disposizioni per la razionalizzazione e l’accorpamento delle classi di concorso a cattedre e a posti di insegnamento. Con il nuovo D.P.R. n.19 del 2016, nello specifico, sono state organizzate e ordinate: vecchie e nuove classi di concorso per la scuola secondaria di primo grado e secondo grado (identificate da specifico codice), gli insegnamenti ad esse relative e i titoli necessari per l’accesso ai corsi di abilitazione FIT.

Come diventare insegnante di sostegno

Uno dei compiti principali di maestri e professori è quello di prendersi cura, seguire e istruire un gruppo più o meno cospicuo di alunni (che possono essere concentrati o suddivisi in una o più classi). Vi è però una terza categoria di insegnanti, oltre i docenti di ruolo e i supplenti, cui incarico scolastico corrisponde essenzialmente nel prestare attività di sostegno didattico ad un singolo studente. Per diventare insegnante di sostegno bisogna:

  • essere in possesso di un apposito corso BES (ovvero un master in Bisogni Educativi Speciali che abilita all’esercizio della professione);
  • Presentare apposita domanda di messa a disposizione per il sostegno (MAD Sostegno) ed essere inseriti all’interno nelle graduatorie provinciali dalle quali i Dirigenti Scolastici attingeranno per il conferimento delle supplenze.

La domanda in questione può essere fatta per più province contemporaneamente, sia per la scuola dell’infanzia che per la  scuola primaria e secondaria. I corsi BES, invece, saranno organizzati all’interno delle Università autorizzate dal Ministero e conferiranno ai frequentanti 60 CFU. Questo titolo, una volta conseguito, riconoscerà ai docenti in II e III fascia un punto in più in graduatoria. Questo punto, inoltre, potrà essere fatto valere anche dai docenti di ruolo, nelle graduatorie di mobilità, in caso di richiesta di trasferimento. Per accedere al master non è necessario essere in possesso di abilitazione all’insegnamento o di un titolo universitario abilitante come la laurea magistrale in Scienze della formazione primaria, ma basta una laurea triennale.

Negli ultimi anni, però, a causa della forte carenza di insegnanti di sostegno, molte scuole sono state costrette ad assegnare cattedre anche a docenti privi di qualifica. Essendo inoltre il master BES una novità recente – introdotta nel 2017 dal decreto 66/2017 – i posti a sostegno disponibili (e questo vale sia per i posti di sostegno nella scuola secondaria che per quelli nella scuola primaria e dell’infanzia) sono ancora ridistribuiti tra gli insegnanti che hanno fatto domanda di ammissione alle graduatorie di istituto e/o quelli che hanno presentato domanda di messa a disposizione. Ad oggi, quindi, anche chi non ha mai fatto un giorno di supplenza può diventare un insegnante di sostegno presentando per tempo debito la messa a disposizione.

Le prove di concorso a cattedra

Alla luce di quanto esposte e spiegato, come è facile intuire, il concorso pubblico a cattedra rimane al momento una delle corsie preferenziali per ottenere un incarico di ruolo come insegnante. Requisiti, posti a diposizione, tempi e modalità di partecipazione allo stesso, di volta in volta, verranno definiti all’interno di un apposito bando di concorso. Le prove che i candidati verranno chiamati a sostenere saranno tre: due scritte e una orale.

  • Prima prova orale: coincide con le materie delle classi di concorso per le quali si concorre (italiano, matematica, economica, diritto, lingua straniera etc.);
  • Seconda prova orale: riguarda argomenti vertenti sulle discipline antro-psico-pedagogiche;
  • Terza prova orale: colloqui volto ad attestare la preparazione del candidato nella materia corrispondente alla classe di concorso per il quale si è candidato.

Quelli che concorrono al ruolo come insegnanti di sostegno, inoltre, dovranno sostenere un’ulteriore prova scritta, aggiuntiva alla prima e alla seconda, cui superamento determinerà l’ammissione stessa al colloquio orale.  Una volta sostenute con successo tutte le prove i vincitori del concorso saranno ammessi al FIT che, una volta portato a termine, li abiliterà alla professione e assegnerà loro un posto di ruolo come insegnante a tempo indeterminato.

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