Come diventare educatore per l’infanzia: intervista ad Alessandra Paci

Chi è e cosa fa un educatore per l’infanzia? Che differenza c’è tra questa figura professionale e chi opera come baby sitter? Quali sono gli sbocchi lavorativi? Quanto guadagna e cosa rischia?

Educatore per l'infanzia

Abbiamo provato a fornire tutte le risposte del caso avvalendoci della collaborazione di un’esperta; Alessandra Paci è educatrice per l’infanzia e titolare del Nido “Il castello incantato” di Bologna. Abbiamo intervistato Alessandra su due fronti; il primo si focalizza in modo specifico sulla figura di educatore per l’infanzia, mentre il secondo descrive il complicato ma appassionante percorso relativo ad uno degli sbocchi professionali di settore: mettersi in proprio ed aprire un nido privato. Ecco la prima parte dell’intervista, mirata sulla figura di educatore per l’infanzia.


In cosa consiste la professione di educatore per l’infanzia?
L’educatore per l’infanzia è la figura professionale che si occupa del bambino dai sei mesi ai sei anni d’età e che se ne prende cura a 360 gradi: dalla didattica vera e propria al momento del pasto; dal riposo al cambio per l’igiene, alle attività ludiche e integrative come manipolazioni, pittura e travasi. Si tratta di una professione molto specifica che, tuttavia, viene talvolta confusa con l’attività di baby-sitting.

Che differenza c’è?
A differenza del baby-sitter, l’educatore per l’infanzia possiede una formazione specifica. Lavorare con i bambini, infatti, è un’attività complessa: essi emettono continui segnali, messaggi che l’educatore deve decodificare. Per questa ragione sono necessarie competenze specifiche, che possono essere acquisite solo attraverso lo studio, la formazione complementare e la successiva esperienza sul campo.

Quanto guadagna in media di un educatore?
La retribuzione oscilla solitamente fra 1.000 euro e 1.100 euro mensili.

Parliamo dei requisiti d’accesso alla professione, quali sono?
In Italia esistono percorsi formativi di secondo grado come il Liceo delle Scienze Umane, nato dai presupposti del vecchio Istituto Magistrale, e percorsi universitari, come il corso di laurea in Scienze dell’Educazione e quello in Scienze della Formazione, mutuati dalla vecchia laurea in Pedagogia. L’educatore per l’infanzia, inoltre, è tenuto a un costante aggiornamento.

Hai seguito questo percorso in prima persona?
Ho conseguito il diploma magistrale nel 1996 e successivamente ho lavorato in diverse strutture, frequentando parallelamente corsi di formazione ad hoc, erogati da enti pubblici e privati. Infine, sulla scia dell’entusiasmo, ho deciso di aprire un micronido e di intraprendere un progetto mio, basato su un percorso educativo specifico.

Ci sono dei “rischi del mestiere”? E se sì, quali sono?
L’attività di educatore può comportare rischi, derivanti a loro volta dalle possibilità di incidente, intrinseche nelle dinamiche della professione stessa. Peraltro, ogni educatore è soggetto a responsabilità giuridica di tipo penale, nel caso in cui il bambino subisce un danno. Ecco perché sempre è necessaria un’attenzione speciale: anche se l’ambiente è a misura di bambino, l’imprevisto è dietro l’angolo.

Cosa suggerisci a chi decide di intraprendere l’attività di educatore?
Passione, dedizione e una forte disponibilità all’aggiornamento, sia in termini psicologici che pedagogici.



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