Come confortare un collega che soffre

L'essenziale è mostrarsi realmente coinvolti e sforzarsi di sostenerlo con i fatti, evitando di pronunciare frasi fatte che potrebbero intristirlo ulteriormente. Ecco alcuni consigli

Nessuno è immune dalla sofferenza che può investirci – senza preavviso – in qualsiasi momento. Un dissesto finanziario, un tradimento o la perdita di una persona cara possono metterci K.O. e procurarci “scompensi” destinati a trascinarsi per molto tempo. A fare la differenza è solitamente l’affetto delle persone che ci vogliono bene e il sostegno di quelle che, a vario titolo, compongono la nostra quotidianità. Ecco perché abbiamo pensato di dedicare un articolo a un argomento che rischia forse di insolentire i più spensierati (quelli che tendono a credere che le cose brutte accadano sempre agli altri), ma che – a nostro avviso – merita di essere affrontato. Perché quando dobbiamo dividere la stanza con un collega che soffre, è bene capire come possiamo aiutarlo e confortarlo sul serio. O per lo meno, evitargli ulteriori fastidi.

Secondo la freelancer Candace Moody, occorre innanzitutto capire di cosa ha realmente bisogno il collega che soffre. Abbiamo a che fare con una persona che sente l’esigenza di sfogarsi e ha voglia di condividere il suo dolore o con una che ha scelto di lasciare le sue ansie e le sue preoccupazioni fuori dall’ufficio? Il sincero e meritorio desiderio di dare conforto a chi non sta bene non deve mai trasformarsi in invadenza. Solo se ci rendiamo conto che la persona con cui trascorriamo lunghe ore in ufficio è disposta a farci entrare nel suo dolore personale, possiamo tentare di darle una mano; in caso contrario, faremmo meglio a rimanerne rispettosamente fuori.

Le banalità da non dire

Ammettiamo che il collega che soffre ci abbia mandato chiari segnali di S.O.S., cosa possiamo fare concretamente per confortarlo? Secondo gli esperti, dovremmo tenerci a distanza di siurezza da frasi del tipo: “Dimmi come posso aiutarti”. Quando soffriamo, siamo tutti focalizzati sul nostro dolore e non abbiamo la lucidità né la capacità di individuare l’antidoto che può ridarci un po’ di serenità. Inutile quindi addossare al collega in difficoltà il peso di una scelta così delicata; evitiamo di molestarlo con ulteriori pensieri e proviamo piuttosto ad agire. Potremmo, ad esempio, arrivare in ufficio con un pranzetto nutriente preparato appositamente per lui o proporgli di coprire il suo turno o di sostituirlo in alcune mansioni routinarie per permettergli di uscire prima dall’ufficio. I fatti contano più delle parole e alcune piccole attenzioni possono scaldare il cuore e sollevare da qualche assillo.

Evitiamo anche di inciampare in banalità del tipo: “Vedrai che presto andrà meglio” o “Se è andata così, un motivo ci sarà”. Sono le classiche frasi pronunciate da chi “non sa che pesci prendere” e rischia di banalizzare (pur non volendolo) il dramma di una persona che si trova in una situazione di grande difficoltà. E che potrebbe intristirsi ulteriormente al cospetto di tanta vaghezza e approssimazione. Secondo la collaboratrice della rivista newyorkese “Ladder”, Monica Torres, anche chi dice: “Ti capisco, ci sono passato anch’io” rischia di scivolare su una buccia di banana. Comparare la propria storia a quella degli altri equivale a non riconoscerne l’unicità e tradisce una forma di egoismo che stona profondamente con il dichiarato intento di dare una mano a chi ne ha bisogno. Concentriamoci sul dolore del collega che soffre ed evitiamo di tediarlo con lamentele inopportune e non richieste.

Mai rimanere indifferenti

E se dovessimo trovarci nella stessa stanza del collega che, sopraffatto dalle sue angosce, non riesce a trattenersi e scoppia a piangere? Come dobbiamo reagire? Cosa possiamo fare? “Dipende dal rapporto che si è instaurato, dalla quantità di tempo che abbiamo trascorso insieme a lui e dalla cultura aziendale – ha messo in chiaro Amy Gallo in un articolo pubblicato sull’Harvard Business Review – Possiamo limitarci ad offrirgli un fazzoletto, chiedergli cosa c’è che non va, dargli un abbraccio o proporgli di andare a fare due passi. L’importante è non rimanere indifferenti e permettere che le lacrime scorrano liberamente, senza che debba vergognarsi”. Un collega che soffre va sostenuto coi fatti. Sforziamoci di capire cosa può procurargli un minimo di sollievo e tentiamo di stargli accanto col dovuto tatto. Non è detto che una chiacchierata a cuore aperto sia l’aiuto migliore da offrire, alcuni colleghi potrebbero apprezzare di più la discrezione ed il silenzio. O l’invito a concentrarsi maggiormente sul lavoro per distogliere la loro mente dal dramma che stanno vivendo. Ognuno ha il suo modo di elaborare il dolore: rispettiamolo e aiuteremo concretamente il collega in difficoltà.

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