Come comportarsi dopo essere stati licenziati, strategie per rimettersi in pista

Il licenziamento si sa, è un duro colpo.
Spesso, chi viene licenziato, giustamente o ingiustamente che sia, subisce gravi danni psicologici e rischia di imbattersi in una seria depressione che può coinvolgere negativamente tutta la sua sfera familiare.
La prima cosa da fare, in questo caso, è non lasciarsi andare ma reagire. La parola d’ordine è attacco.
Infatti, per rimettersi subito in pista è necessario organizzare un piano d’attacco. In cosa consiste?


Un piano d’attacco è come una sorta di business plan per un imprenditore, un piano in cui si prevedano le risorse e i mezzi da impiegare per portare a termine una certa idea, in cui sottolineare obiettivi e finalità.
Gli ingredienti principali per un business plan di questo tipo, ovvero rivolto alla ricerca di un nuovo lavoro o di un’attività autonoma soddisfacente, sono due: organizzazione e progettualità.
Da questi due ingredienti, scaturiscono dei micro ingredienti non meno importanti, ma che li strutturano dall’interno, ossia il mantenere una mentalità basta essenzialmente sul fare e spronata verso un pensiero positivo, concreto, in cui è necessario concentrare tutte le proprie forze verso l’obiettivo finale, che sarà il trovare un lavoro.
Ma in effetti, come faremo?
Prima di tutto dobbiamo capite cosa fare.

Vogliamo ricoprire lo stesso ruolo per cui siamo stati licenziati?
Se si allora occorre puntare su questo.
Cercare un lavoro è un vero è proprio lavoro e in questo caso, è necessario che riscriviamo e rielaboriamo daccapo il nostro CV, magari scrivendo prima quali sono i nostri punti di forza e se abbiamo intenzione magari di puntare ad un avanzamento di carriera.

A volte, quella che sembra una crisi, cela invece un a vera e propria opportunità.

Forse era arrivato il momento di cambiare e di dare una svolta alla nostra vita. Rifatto il curriculum ex novo, bisogna avere anche un nuovo atteggiamento, grintoso, sicuro ma professionale.

Informarsi sugli andamenti del mercato in relazione al nostro lavoro, aggiornarci continuamente e informarci bene sull’azienda presso cui ci troveremo eventualmente a fare il colloquio, senza mai parlare male dell’azienda che ci ha licenziati, poiché questo genera un’impressione negativa.
Mostrarsi sereni, sicuri di sé e disponibili.
Un altro modo per rimettersi in pista cambiando le regole del gioco è sicuramente quello di inventarsi un nuovo lavoro, ovvero di aprire un’attività, di mettersi in proprio, di gestire un lavoro autonomamente.
In questo caso abbiamo diverse opportunità.
In primis l’atteggiamento, sempre propositivo e soprattutto pragmatico.
Bisogna stabilire un obiettivo a breve e medio termine, collocato in una strategia di massima.
Ad esempio, se abbiamo un’idea, un sogno nel cassetto e una piccola somma da parte, potremmo aprire un’attività da soli oppure associarci a qualcuno.
Rispondere alla domanda.
Può funzionare?
Prima di tutto, occorre fare un business plan, seguito dall’idea imprenditoriale e dall’analisi di fattibilità del progetto.
Esistono in questo campo una giungla di finanziamenti che però, se ci si informa bene, sono anche una vera e propria opportunità.
Ci sono tante leggi che offrono spunti e idee importanti, come la legge sull’imprenditoria giovanile (n236/93) che consente di muoverci in svariati settori, come i beni culturali (ad esclusione di quelli statali) , il turismo , la manutenzione di opere civili e industriali, la tutela ambientale, l’innovazione tecnologica, l’agricoltura, la trasformazione e commercializzazione dei prodotti agroindustriali.
Ma questo è solo l’inizio.
C’è la legge sull’imprenditoria femminile, sul prestito d’onore e il finanziamento è ottimo, la copertura notevole. Oppure si può decidere di aprire un’attività, come un bar, un negozio, un ristorante.
Ecco alcune idee:
aprire un giornale on line,
un’agenzia di scommesse,
un’agenzia per hostess,
un’attività di art design,
una piccola fabbrica di birra,
un’attività di merchandising museale,
un’agenzia immobiliare,
un pastificio di pasta secca, solo per citarne alcune.
Interessante anche il lavoro nell’e-commerce, che consiste nell’aprire un negozio virtuale con il minimo investimento, coadiuvato dalla pubblicità sulla rete e da un buon piano di marketing.
Ci sono persone che sono riuscite, soltanto vendendo prodotti, magari etnici o altro, su Internet, ad avere un’attività autonoma con entrate di tutto rispetto.
Ora, se si hanno 40 o 50 anni, le strategie vertono soprattutto sulla possibilità di aprire una attività autonoma e di frequentare corsi di formazione di aggiornamento, mentre per gli under 30 si può decidere di potenziare il CV imparando un’altra lingua e cercare di fare il più possibile stage formativi e corsi utili.
Insomma, ritornare anche a studiare, fare corsi o master per accrescere le proprie competenze e titoli, non commiserarsi mai e rilanciarsi professionalmente, obbligandosi a non fermarsi perché, come ha scritto il celebre designer Bruno Munari,  Da cosa nasce cosa.

www.sviluppoeconomico.gov.it

www.europalavoro.it


www.uniocamere.it

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