Come comportarsi al colloquio di lavoro

Come presentarsi, fare domande, rispondere ed evitare errori al colloquio di lavoro.

Il colloquio di lavoro è un passaggio fondamentale della vita di un lavoratore. Solitamente se ne sostengono alcuni durante l’intero arco lavorativo, per il fatto di cambiare azienda dopo un po’ di anni (anche se non è scontato). Ma come bisogna comportarsi ad un colloquio? Un modo fisso non esiste, esistono invece mille sfaccettature che partono da prima del giorno fatidico. Una cosa buona, ad esempio, è fare delle prove davanti allo specchio o con un amico che finga di essere il recruiter. E’ poi fondamentale, se c’è questa possibilità, informarsi prima sia su chi sarà a condurre il colloquio, sia sull’azienda. Cosa fa? Cosa produce? Qual è la sua politica aziendale? La sua mission? Per essere efficaci al colloquio di lavoro bisogna sapere queste e molte altre cose.


Come presentarsi

Se si riesce ad indagare via internet, tanto meglio, ma se non si riesce, la “magia” si gioca tutta in quei primi attimi di contatto una volta giunti sul posto. Attenzione al dress code, l’imperativo è quello di essere sobri un po’ in tutto: dai colori dei vestiti, agli accessori, al trucco nel caso di una donna. Esagerare non va mai bene, assolutamente. Vorrebbe dire mettersi in mostra più del dovuto. La cosa normalmente non è affatto gradita. Come capire come vestirsi? Beh se l’ambiente è informale andare in giacca e cravatta può far risultare fuori tono. Può essere un posto dove bisogna sporcarsi le mani. Se invece l’ambiente di lavoro è molto formale, non si può fare a meno di adeguarsi e venire vestiti di tutto punto.

Una volta arrivati sul luogo del colloquio e incontrato il recruiter, una buona stretta di mano, che va proposta, è indispensabile. La stretta non deve essere né troppo molle né troppo forte, una via di mezzo, simbolica di chi sa quello che vuole ma non esagera. Da lì in poi, bisogna stare molto molto calmi. Il recruiter potrebbe farvi domande che mettono in imbarazzo per vedere come reagite e una reazione “vulcanica” per così dire, è ciò che c’è di più sbagliato. Nemmeno guardare sempre fisso negli occhi l’interlocutore è consigliato, potrebbe pensare che abbiate qualche problema.

Appunto, bisogna stare calmi, rilassati, capire bene ciò che viene chiesto ed adottare le risposte migliori possibili. Una volta seduti, non ci si può più distrarre, quindi è bene spegnere il cellulare precedentemente. Ecco, una da non fare mai è proprio questa: far suonare o addirittura rispondere al cellulare nel bel mezzo di un colloquio di lavoro. Il “mi scusi un attimo” è del tutto proibito. Non ci può essere niente di così urgente da interrompere il colloquio per rispondere al cellulare.

Come rispondere alle domande

A questo punto, il colloquio è iniziato ed è molto meglio avere risposte a domande tipo “mi parli di lei” o “perché vuole venire a lavorare qui?”  Nel primo caso ci sono molte cose che si possono dire; ad esempio si può parlare dei propri interessi, dei propri hobby, sportivi e non. Da questi il selezionatore capirà il tipo di persona che ha davanti. Non tutto però si può dire, evitare come la peste ad esempio, argomenti in grado di generare polemiche (politica, religione) è buona norma, per non attrarre contrasti, più ancora se per caso si sta affrontando un colloquio di gruppo, l’atmosfera deve restare rilassata e gioviale. Mai infatti un recruiter sceglierà una persona atta a fare polemiche anche dovesse essere il miglior lavoratore del mondo.

Va poi detto che le domande non deve farle solo il selezionatore. Qualsiasi richiesta, qualsiasi dubbio abbiate, una volta ponderato che sia centrale per l’argomento (l’assunzione) va fatta senza indugi. Anche da questo il selezionatore capirà che interesse avete per il posto e l’azienda che in quel momento rappresenta. Bisogna pensare che per quel posto va comunque mostrato interesse, il solo fatto di essere lì non basta a soddisfare la curiosità del recruiter, che vuole sapere chi siete, ma certo non può riempirvi di domande a raffica. Quando le domande le fa lui invece bisogna essere pronti e non “impappinarsi” come se si fosse ad un’interrogazione a scuola, qui le cose sono un po’ diverse e soprattutto non si ha una seconda occasione.

Bisogna però prestare attenzione anche a non riempire di domande il selezionatore, così come a non parlare troppo, almeno all’inizio dove è meglio fare una sorta di accenno ad alcune competenze chiave, che vanno trovate ad esempio all’interno della job description per fare che queste combacino con essa e solo in un momento più avanzato del colloquio andare più nel dettaglio se la cosa verrà richiesta. Un errore da non fare infatti è quello di pressare il selezionatore volendo fornirgli più informazioni di quelle che vuole avere solo perché per voi sono importanti. Ecco, magari per lui no. Quindi occhio.

Attenzione agli errori

Partendo da questo spunto vediamo ora quali sono gli errori da non fare ad un colloquio di lavoro. Ce ne sono parecchi, alcuni banali, altri più nascosti ma altrettanto importanti. Tra i più comuni c’è quello di arrivare in ritardo. Sì, è vero che si può sempre trovare una scusa plausibile, ma salvo che sia capitata una mezza catastrofe durante il tragitto, la scusa funzionerà ben poco. Basta partire prima da casa e tenersi un margine più ampio, in modo che, se dovesse capitare qualcosa (ad esempio il ritardo di un treno), ce la si faccia comunque ad arrivare in tempo. Di solito è meglio arrivare un po’ prima. Ad esempio se il colloquio è alle 9 di mattina arrivare alle 8.45 sarebbe perfetto. Arrivare un’ora prima invece è meglio di no, perché potreste invadere la sfera privata di un’azienda che (ancora) non è la vostra e che in quel momento non è pronta per il colloquio che dovete sostenere perché il personale sta facendo altre cose.

Un altro errore è quello, già accennato sopra, di parlare troppo. Ci sono domande a cui è difficile rispondere ad esempio se si è stati a casa per un po’ di tempo. Se vi viene chiesto il motivo. Cercate di trovare una risposta plausibile, anche personale ma che non indaghi troppo nella vostra vita privata. Meglio che tale risposta sia piuttosto corta ad esempio, il prolungarsi potrebbe portare a dirvi cose che non sono per nulla interessanti per chi vi sta ascoltando.

Anche il linguaggio del corpo è molto importante: stare curvi o annuire sempre per “far finta” di essere d’accordo per forza col selezionatore sono errori abbastanza comuni, da evitare assolutamente, così come tenere le braccia chiuse. Ci vuole infatti apertura verso il selezionatore, non troppa, come dicevamo, ma chiudersi a riccio denota sfiducia e di certo la cosa non verrà presa per niente bene.

Non portare il curriculum o portarne uno non aggiornato è un altro di quegli errori comuni che rischiano di bruciare tutte o quasi le possibilità da giocarsi. Arrivare trasandati perché bisogna fare gli alternativi pure. Bisogna ricordarsi che anche se non si è ancora assunti il colloquio viene svolto in un luogo di lavoro che in quanto tale richiede i suoi crismi.

Insomma, il colloquio è un po’ come se fosse un esame e come tale va trattato. Bisogna quindi restare concentrati e non prenderlo alla leggera, anche se l’ambiente dovesse rivelarsi gioviale. E’ giusto adattarsi ma fino ad un certo punto ed è comunque bene lasciare la palla al selezionatore che potrebbe cambiare tono all’improvviso per vedere la vostra reazione. In ogni caso è sempre meglio essere se stessi, mai fingere di essere qualcosa o qualcuno che non si è, anche perché avendo davanti dei professionisti pagati appositamente, difficilmente li si riuscirà ad imbrogliare ed il risultato sarà solo quello di essere scartati.

Il follow up

C’è poi un’importante pratica da tenere in considerazione: il follow up. Soprattutto se si pensa che il colloquio sia andato bene, ma comunque non necessariamente, mantenere i legami con l’azienda e/o con il reclutatore è sempre una buona cosa. Per mille motivi possono accadere disguidi che potrebbero portare ad accantonare la vostra pratica. Chiedere informazioni dopo aver sostenuto il colloquio è sicuramente qualcosa che è meglio fare. Per farsi ricordare insomma, per non essere dimenticati per sbaglio. Una telefonata, una mail, possono bastare a richiedere le informazioni necessarie, senza mai essere troppo insistenti altrimenti si rischia l’effetto contrario.

Un ripassino veloce

Riepilogando, come ci si comporta ad un colloquio di lavoro?

  1. La prima cosa è prepararsi a casa con un amico, facendosi fare delle domande o davanti allo specchio. Questa è un’operazione che va fatta più volte. Tentennare al colloquio non è un buon segno. Paradossalmente se anche bisognasse inventare una scusa (ma è meglio non farlo) bisogna essere sicuri anche di quella scusa. Arrivati al colloquio, la prima impressione conta moltissimo.
  2. Quindi non arrivare assolutamente in ritardo, una stretta di mano decisa ma non troppo, un vestito sobrio (e adatto all’occasione) e da lì parte l’avventura.
  3. Non bisogna mai essere del tutto passivi. Il selezionatore farà delle domande, ma anche a lui vanno rivolte domande per fargli percepire l’interesse che avete sia nel colloquio che nell’eventuale posto di lavoro.
  4. Tenere una postura corretta (mai con le braccia chiuse) è l’atteggiamento migliore.
  5. Bisogna poi essere preparati sul vostro stesso curriculum, sicuramente vi verranno rivolte domande a proposito e non saper rispondere può indicare che il curriculum sia falso o aggiustato in fretta e furia. Non va bene, per niente. Voi e il curriculum dovete essere una cosa sola.
  6. Quando il reclutatore va oltre il curriculum bisogna comunque essere pronti ed avere le risposte a domande che non sono per così dire canoniche, quelle ad esempio sugli hobby e via dicendo.

Una volta concluso il colloquio non ci si può dimenticare dell’azienda né di chi vi ha intervistato. Da qui deriva la pratica citata poche righe sopra, quella del follow up. Ovvero dopo qualche giorno trovare il modo di chiedere come è andata in maniera gentile e discreta ad esempio ringraziando con una mail il selezionatore. L’idea è quella di farsi sentire senza essere invasivi, quindi la telefonata non potrà essere, nel caso, una cosa come “Scusi come è andato il colloquio?”. Il selezionatore sa perché lo state chiamando, ringraziarlo per il colloquio sostenuto sarà più che sufficiente, sarà poi lui ad entrare o meno nell’argomento colloquio-assunzione, fate comunque presente che siete in attesa di notizie da parte sua alla fine della telefonata.



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