Come cambia (forse!) il sistema delle pensioni

Nuova riforma in arrivo per il sistema delle pensioni. Ma come cambierà?

Nonostante la sua giovane età, la riforma delle pensioni varata con la legge Fornero sembra già essere in procinto di subire una corposa revisione. Merito della volontà di mandare in pensione, almeno parzialmente, un provvedimento che non è mai stato digerito dai lavoratori italiani e, soprattutto, da coloro che si stavano accingendo ad andare in pensione. Ma come cambierà, forse, il sistema pensionistico tricolore?


riforma pensioni

L’idea principale del governo Renzi è quella di procedere verso una parziale marcia indietro, andando a costituire un parziale periodo “cuscinetto” nel quale sarà possibile andare in pensione con 41 anni di contributi, al di là dei limiti di età. Questa misura permetterebbe di consentire il pensionamento di tante persone che hanno già acquisito l’anzianità contributiva – ma non quella anagrafica – e, oltre modo, risolverebbe il problema degli esodati, senza tuttavia costringerli a rimanere senza lavoro e senza pensione per troppo tempo.

Quale è allora il problema? L’ostacolo più arduo da superare è, naturalmente, quello finanziario. Le coperture latitano, ma è possibile che si possa arrivare ad una soluzione. Tra le ultime proposte in materia, vi è quella del “prestito pensionistico”, figlio di un’altra ipotesi del governo Letta. In sintesi, fornire un assegno di 700 euro al mese a chi esce in anticipo, con la promessa della restituzione al momento del raggiungimento dei requisiti di pensione. Una misura allargabile anche a esodati e “precoci”, al fine di consentire un buon turnover lavorativo e, oltretutto, risolvere il rognoso problema dei primi.

Altra novità previdenziale riguarda la c.d. “busta arancione“: si tratta della possibilità di ricevere via posta (elettronica o cartacea), l’estratto conto dei propri contributi, insieme alla simulazione dell’ammontare della futura pensione. Un modo per permettere a tutti di comprendere in maniera responsabile con quanto sarà possibile andare in pensione, scegliendo il momento della fine del rapporto lavorativo.

Secondo le ultime stime disponibili, il cambio del modello di calcolo (da retributivo a contributivo), oltre ad aver generato parecchia confusione tra le fila di coloro i quali hanno dovuto passare attraverso lo switch di conteggi, ha altresì provocato una decurtazione media dell’assegno di pensione di quasi il 30% rispetto al reddito percepito.

Al di là di punti di cui sopra, rimangono ancora da decifrare alcuni nodi quali gli effetti della rivalutazione dei montanti contributivi delle pensioni in caso dei cali quinquennali negativi del Pil e la previdenza integrativa.

Per le donne, infine, sembra essere certa la proroga della possibilità di andare in pensione prima del tempo, attraverso la fruizione di un sistema preferenziale che prevede almeno 57 anni di età e 35 anni di contributi (pur con una penalizzazione che è stimata nel 20% per il metodo di calcolo totalmente contributivo).



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