Colloquio non convenzionale e ti dimostro perché questo è il mio lavoro

Tempo fa, nell'ambito del mio lavoro nel campo della Ricerca e Selezione del personale, avevo ricevuto un incarico da una grossa società metalmeccanica dell'Emilia Romagna: selezionare un esperto elettricista con avanzate competenze nel cablaggio quadri elettrici, stipendio proposto iniziale 1450 euro netti mensili.


Misi alcuni annunci sul web e si presentarono i primi candidati, tra di essi anche un trentenne polacco, Gabriel, che venne però accompagnato da un amico, in quanto era in Italia da solo due settimane e non parlava una sola parola della nostra lingua. L'amico/interprete (anch'esso polacco ma già da un paio d'anni in Italia) spiegava che Gabriel faceva quel mestiere da oltre 15 anni, da quando ne aveva appena 15 insomma ed era molto preparato, serio e disponibile ad iniziare subito.

Portava con se una valigetta ricchissima di documenti tra cui schemi elettrici, fotografie di cablaggi su cui aveva lavorato in Polonia ed addirittura un paio di transistor e schede elettriche, mostrava il tutto con grande orgoglio.

 

Il fattore linguistico era certamente un enorme ostacolo, ma decisi comunque di dargli una possibilità, inserendo il suo CV nella rosa dei candidati da inviare a colloquio con l'ingegnere capo-progetto dell'azienda mia cliente, valutai che dato il tipo di lavoro magari sarebbe bastata solo una base di lingua italiana, poi avrebbe imparato pian piano.

Anticipai all'ingegnere il fatto che uno dei candidati lo avrei accompagnato io insieme ad un amico che avrebbe fatto da interprete, ma restai deluso poiché mi bloccò subito spiegandomi che ciò non era possibile, se non parlava la lingua non c'erano possibilità, non sarebbero riusciti ad interfacciarsi. Pazienza, almeno ci avevo provato.

Fissati i colloqui con altri candidati in una giornata, restava comunque un buco di 40 minuti, così l'ingegnere stesso (gran brava persona come oggi se ne trovano davvero poche) mi disse: “vabbè porta lo stesso il ragazzo polacco con l'amico interprete, non possiamo assumerlo, ma dato che c'è questo buco almeno gli diamo qualche dritta e gli consigliamo un corso gratuito di aggiornamento organizzato dalla nostra associazione industriali, così almeno impara la lingua!”.

Chiamai l'amico/interprete al telefono e spiegai con onestà la situazione, non c'erano possibilità per il lavoro ma il colloquio lo facevamo comunque per avere delle “dritte” e valutare dei corsi gratuiti.

Con umiltà e voglia di fare Gabriel ed amico si presentarono puntuali ed andammo al colloquio. Appena seduti alla scrivania in azienda, Gabriel aprì la valigetta e porse alcuni documenti all'ingegnere, questo li prese come per fargli un piacere, ma dopo qualche secondo che li guardava mi resi conto che cambiò espressione del viso, divenendo più serio e concentrato ed iniziò ad interessarsi molto seriamente a quegli schemi, stese la mano e prese l'intero malloppo, si mise a sfogliare tutto ed a fare delle domande molto tecniche, a cui Gabriel rispondeva con sicurezza dando indicazioni precise sugli schemi, l'amico/interprete traduceva. Prese poi in mano le due schede elettriche e chiamò un suo collaboratore che le analizzò con interesse ed apprezzamento.

L'ingegnere a quel punto dichiarò “Questo ragazzo è un ottimo professionista, proprio quello che ci servirebbe. Inoltre abbiamo acquistato dei materiali tedeschi per il cablaggio, gli stessi di questi schemi, ma qui nessuno li conosce ancora… se parlasse almeno un po' di italiano lo assumerei subito!” A quel punto l'amico/interprete intervenne “Guardi, sono elettricista anche io, anche se ancora apprendista e non conosco bene il cablaggio, ma se assume anche me lavoro con Gabriel, imparo ed intanto traduco io quello che chiede la direzione”.

L'ingegnere scattò in piedi con la mano tesa verso i due “Affare fatto, quando potete iniziare?”

Epilogo: oggi, dopo ormai tre anni da quel giorno, Gabriel parla perfettamente italiano e lavora in piena autonomia, l'amico/interprete non deve più tradurre ed intanto è diventato un bravo elettricista, ambedue sono assunti a tempo indeterminato nella ditta e l'ingegnere mi ha confessato che si tratta delle due assunzioni di cui va più orgoglioso nella sua carriera e per le quali ha ricevuto i complimenti dalla proprietà.

Perché ho voluto raccontare questa storia? Oltre ad essere esempio di intraprendenza da parte dei due ragazzi, è anche un insegnamento di come un colloquio possa essere efficace senza essere “convenzionale”.

Dal quel giorno ho consigliato molto spesso ai candidati cui ho proposto dei colloqui in azienda di portare con se documentazione e materiale di vario genere inerente al loro lavoro. Quasi sempre ha funzionato. Ricordo ad esempio un manutentore idraulico, a colloquio munito di valigione con due componenti da lui elaborati per una pompa idraulica e tante foto di lavori svolti che descriveva nel dettaglio e con passione. Assunto subito.

O anche della ragazza “progettista meccanica”, l'azienda storse il naso quando presentai il CV “non abbiamo mai avuto delle donne per questa mansione, è normalmente un lavoro da uomini!” contestarono. Ma è un discorso che non ho mai accettato e mi presentai con questa professionista, munita di dossier con tutti i suoi progetti, appunti e foto dei lavori finiti. Assunta all'istante.

E che dire di Orlando, ragazzo siciliano timidissimo, quando lo colloquiai mi resi conto che seppur molto preparato per la mansione di programmatore, difficilmente se la sarebbe cavata con la responsabile di selezione aziendale, era infatti il classico candidato cui bisogna “strappargli le parole di bocca” e fa molta fatica ad enfatizzare le proprie capacità e competenze. Per questo motivo non riusciva a trovare occupazione. Studiammo allora insieme un progetto di presentazione dei suoi lavori e risultati e ci presentammo con un PC portatile ad illustrarlo, si trattava di codici di programmazione reali ed applicazioni concrete con relativi risultai. Assunto.

E per le posizioni da “scrivania”? O quelle manageriali? Porto l'esempio di un manager bolognese sulla cinquantina, Lorenzo, 25 anni di esperienza nell'area contabile e finanziaria ma la sfortuna di restare disoccupato per fallimento dell'azienda. Non poteva certamente portare tubi o componenti meccanici, ma nemmeno codici di programmazione. Certo presentarsi con bilancio e partita doppia sarebbe stato un po' ridicolo, ce la cavammo così con una bella presentazione Power Point di 6 minuti appena, in cui erano ben illustrati casi concreti dei suoi lavori precedenti, soluzioni trovate e sistemi per facilitare la contabilità che aveva affinato negli anni. Anche questo andò a buon fine.

Per ultimo porto l'esempio cui sono più legato, un'azienda tessile artigianale cercava una persona esperta nella cucitura pelle, ma si raccomandarono (come purtroppo accade spesso) “solo gente italiana, no stranieri”. Anche questo è un discorso che non ho mai accettato e mai recepito, mi presentai così con Mjriam, una signora e madre di famiglia ucraina. Le chiesi di portare con se giacche, gonne, fotografie e tutto quanto aveva di materiale relativo al suo lavoro passato. Così fece e la responsabile di fronte a quei lavori ben confezionati non ebbe niente di diverso da dire che… “ok proviamo, può iniziare lunedì!”.

Di esempi ne avrei decine, dal falegname al geometra, dal muratore al tappezziere, ma anche l'interprete commerciale estero ed il responsabile ufficio acquisti.

Agli interlocutori aziendali insomma, piace moltissimo vedere qualcosa di “reale” uscendo dai soliti schemi del colloquio domanda/risposta. Presentarsi con qualcosa da “mostrare” piuttosto che a mani vuote e con il solo CV, da al proprio colloquio quella marcia in più che fa la differenza.

Con un po' di creatività ed intraprendenza, praticamente tutte le mansioni si prestano ad essere presentate in maniera concreta come nelle storie che ho descritto, che ci sia da portare pezzi e componenti come anche presentazioni sull'Ipad o fotografie.

Ognuno, con una minima esperienza di lavoro, insomma può crearsi il proprio portfolio da presentare ed esibire.

D'altronde chi cerca lavoro è un “venditore di se stesso e del proprio lavoro”, e quale modo per vendersi bene esiste se non il mostrare e presentare al meglio la propria merce?

È importante dire che questo tipo di presentazione/colloquio è molto più efficace nella fase di incontro con il diretto responsabile della mansione (chi è del “mestiere” insomma) meno ovviamente se sono previste fasi preliminari con gli uffici del personale (anche se questa non è una regola fissa), bisogna valutare quindi di volta in volta che tipo di colloquio impostare.

Qualcuno ci ha mai provato? Cosa ne pensate?

Marco Fattizzo: direttore di Bianco Lavoro

 

Aggiornamento del 13 marzo 2012

A distanza di un paio di settimana dalla pubblicazione di questo contenuto devo constatare (senza nascondere un po' di orgoglio) che ha ricevuto decine di migliaia di visite e soprattutto ha dato modo di ragionare, riflettere e confrontarsi.

La redazione di Bianco Lavoro ha anche ricevuto centinaia di email di apprezzamento ma anche molte richieste di consigli ulteriori.

Intervengo per alcuni punti specifici:

  1. E' vero, molti lo hanno fatto notare nei commenti e scritto nelle email: non per tutte le mansioni è così semplice, cioè per mestieri “artigianali” o dove si produce qualcosa di concreto è più semplice. Sono d'accordo e mi rendo conto di non averlo specificato abbastanza nel testo. Tuttavia resto dell'opinione che con un po' di “creatività” e voglia di mettersi in gioco la quasi totalità dei mestieri può prestarsi a questo sistema. In alcuni casi sarà più semplice in altri casi più arduo.

  1. Moltissime email pervenute dicono (riassumendo): “Idea buona, ma il difficile è arrivarci al colloquio davanti al referente aziendale, oggi è difficile essere convocati”. Verissimo, e nemmeno me la posso “sbrigare” a dare una rispostina qui in poche righe… questo argomento merita un vero è proprio studio ed un contenuto specifico. Prometto di produrlo entro poche settimane, quello che posso anticipare e spero possa tirare su di morale è che: ottenere un colloquio è più semplice di quanto di possa immaginare. Ci sono dei sistemi e dei metodi di lavoro che permettono di aumentare esponenzialmente il numero di colloqui in proporzione alle candidature effettuate. Per il momento suggerisco la lettura di tre contenuti che ho scritto in passato e che possono essere di aiuto: – https://news.biancolavoro.it/orientamento/549-candidatura-mirata-si-grazie.htmlhttps://news.biancolavoro.it/orientamento/550-risposta-delle-aziende-dopo-linvio-del-cv.htmlhttps://news.biancolavoro.it/orientamento/1188-lettera-di-presentazione-mirata-per-una-candidatura-efficace-ed-ottenere-piu-risposte.html

  1. Ribadisco un concetto: è necessario per cercare un nuovo lavoro avere spirito di iniziativa ed essere proattivi. Mi riferisco a chi nei commenti (il primo ad esempio) sembra dire che non può applicare questo metodo perché non conosce power point… Rispondi dicendo che era solo un esempio, ed inoltre oggi su google è semplicissimo trovare “istruzioni”per usare qualunque software. Anzi, consiglio di non usare nemmeno powerpoint, ma le versioni gratuite di OpenOffice (potete scaricare ogni pacchetto su OpenOffice.org, tutto opensource e gratuito, semplicissimo da usare). Se ci si aspetta sempre passivamente che qualcuno “ci formi” e “ci aiuti”… purtroppo sempre molti altri ci passeranno davanti! Per questo punto considero ottima la risposta di Joseph #37.

Ringrazio quanti sono intervenuti e quanti continueranno ad intervenire “implementando” e perfezionando quando qui scritto.

Marco Fattizzo

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