Colloquio di lavoro: tre argomenti su cui è meglio non scherzare

Fare battute sul sesso, l'età, la politica e la religione potrebbe rivelarsi fatale. Così come ironizzare sui soldi

Il potere terapeutico di una bella risata non conosce confini. Specie se condivisa con le persone giuste e nei momenti in cui se ne sente maggiormente bisogno. La capacità di scorgere sempre il lato divertente delle cose può rendere tutto più semplice e leggero. Il senso dell’umorismo può, infatti, aiutare ad affrontare meglio i problemi e le crisi che la vita ci prospetta, ad alleviare le tensioni e a sdrammatizzare le circostanze più avverse. E non si trascuri il dono degli auto-ironici (coloro che sanno prendersi in giro da soli) che riescono, quasi sempre, a creare un clima disteso intorno a loro. La conclusione? Scherzare e fare battute va bene purché lo si faccia nei momenti opportuni. E nelle circostanze appropriate. Perché anche far ridere, in fondo, è una cosa seria.


Come dobbiamo comportarci durante il colloquio di lavoro? Possiamo concederci qualche battuta di spirito col selezionatore o dobbiamo rimanere sempre seri e impassibili? Nessuna estremizzazione va ovviamente bene, ma in linea di massima, possiamo affermare che non è la situazione ideale per dare prova della nostra goliardia. Se non altro perché, durante la famigerata intervista, stabiliamo il primo contatto col selezionatore, che non ci conosce affatto (se non attraverso una frettolosa lettura del curriculum e della lettera di presentazione). Se inizieremo a inanellare battute più o meno riuscite, il rischio di essere “silurati” potrebbe farsi quanto mai concreto. Perché nessun selezionatore con un minimo di raziocinio prenderà mai in seria considerazione un candidato che – per quanto competente e qualificato sulla carta – dimostra di non sapersi comportare. E di non conoscere le norme più elementari che regolano le dinamiche interpersonali in un contesto lavorativo.

Tre argomenti su cui è meglio non scherzare durante il colloquio di lavoro

Intendiamoci: non dobbiamo, per forza, apparire seriosi né sfoderare la nostra faccia più tirata. Anzi: mostrarci sorridenti non potrà che aiutarci. Ma bisogna calibrare tutto con criterio ed evitare di inoltrarsi in terreni particolarmente scivolosi. Perché una battuta mal riuscita potrebbe costarci l’assunzione. Ci sono almeno tre argomenti su cui è meglio non scherzare durante il colloquio di lavoro:

#1. I soldi. Non si tratta di essere venali, ma semplicemente realisti: uno dei fattori che incide maggiormente sulla scelta di un lavoro è la retribuzione. Cosa vuol dire? Che semmai ci trovassimo nella fortunata situazione di poter scegliere tra due proposte di lavoro, a spuntarla sarebbe (quasi sicuramente) quella che prevede una paga più alta. Ecco perché scherzare sui soldi, durante il colloquio di lavoro, rischia di apparire inappropriato. L’argomento viene trattato seriamente dai selezionatori che si aspettano che i candidati facciano altrettanto. Uscirsene con battute del tipo: “Datemi quello che volete” o “Mi posso accontentare di 5 mila euro al mese” potrebbe rivelarsi quanto mai inopportuno.

#2. Il sesso e l’età. Non c’è bisogno di dire che anche scherzare sul sesso o sull’età delle persone con cui potremmo lavorare è una pessima idea. Potrebbe sembrare ovvio, ma l’esperienza insegna che, quando una persona si sente sotto pressione, può arrivare a perdere il controllo e a dire e fare l’inimmaginabile. Ecco perché bisogna imporsi il divieto di fare battute sulle qualità fisiche o le caratteristiche anagrafiche dei probabili futuri colleghi. Uscirsene con frasi del tipo: “Vorrei tanto lavorare qui perché vedo che circola bella gente” o “Credo che sia arrivato il momento di ‘rottamare’ qualcuno, nella vostra azienda” non è soltanto sconveniente, ma anche altamente ineducato. Il selezionatore non potrà non tenerne conto.

#3. La politica e la religione. Come già detto in un precedente articolo, la politica e la religione rientrano nella categoria degli argomenti di cui sarebbe meglio non parlare (troppo) al lavoro. Meno che mai ironizzandoci su durante un colloquio di lavoro. Perché? Perché sono materie complesse e impegnative, che chiamano in causa credenze e orientamenti intimi e personali. Non sapendo nulla di chi ci sta di fronte, faremo meglio a non concederci battute sul politico indagato di turno o sui rituali di alcuni credi religiosi. Il faccia a faccia col selezionatore non deve far emergere le nostre doti comiche o satiriche, ma fornirgli gli strumenti per valutare se siamo adatti a svolgere il lavoro che l’azienda offre. Evitiamo di allontanarci troppo dal perimetro delle competenze e delle conoscenze che dobbiamo dimostrare. Se le cose andranno per il verso giusto, il tempo per ridere e scherzare (nei momenti e nelle sedi più adatte) anche sugli argomenti più “scivolosi” non mancherà di certo.

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