Colloquio di lavoro: prepararsi intervistando se stessi

Intervistare se stessi per preparare un colloquio di lavoro, in modo da avere ben chiaro cosa dire al selezionatore prima ancora di incontrarlo. Su alcuni argomenti è possibile ed è un ottimo aiuto per risultare più affidabili e sicuri di se stessi.

Un colloquio di lavoro va sempre preparato nel miglior modo possibile. Uno dei consigli più efficaci è quello di non presentarsi davanti al selezionatore senza sapere cosa dire, o meglio, senza sapere come dirlo. Più si è spigliati e fluidi meglio è. E più si è allenati a parlare, più si è spigliati e fluidi. In un mondo come quello contemporaneo però, così frenetico e inarrestabile, spesso risulta difficile incontrare anche per pochi minuti parenti e amici più stretti, figuriamoci trovare un’oretta insieme per preparare come si deve un colloquio di lavoro, una pratica che richiede, tra le altre cose di ripetere e rifinire le risposte almeno alle domande, per così dire, standard, quelle che è più probabile vi vengano fatte in sede di colloquio. E allora? Come fare? Nessun problema, perché il vostro migliore amico siete proprio voi, quindi la soluzione è: intervistare se stessi.


Ripetere la lezione, come a scuola

Vi ricordate quando vi mettavate davanti allo specchio a ripetere la lezione a memoria o per preparare un discorso che includesse tutti i concetti che “la prof.” vi aveva detto di imparare? Ecco, sebbene il contesto sia chiaramente più adulto, partendo dalle domande più frequenti, per arrivare a quelle più originali è bene prepararsi le risposte (magari mettendo giù anche una bozza scritta) e poi ripeterle, rifinendo di volta in volta  non tanto la sequenza di parole (non è una poesia o una formula matematica da imparare alla lettera) quanto la sequenza e l’associazione dei concetti da esprimere. Non è cosa da poco, ma può risultare estremamente efficace. E’ ovvio che le esperienze di lavoro passate si conoscano a menadito, ma comunicarle correttamente e in maniera sciolta è tutt’altro discorso. C’è chi è più naturalmente bravo a parlare e chi lo è un po’ meno. Ma un allenamento di questo tipo è utile a tutti, qualcosa da migliorare c’è sempre. Essere migliori del candidato precedente, o di quello successivo può significare ottenere un lavoro. Insomma, la posta in gioco è molto alta.

Come associare i concetti

Il segreto, per così dire, è piuttosto semplice: non saltare di palo in frasca. Una regola da tenere sempre presente è che le associazioni di concetti o di esperienze, di eventi da raccontare non possono e (quindi) non devono essere personali.  Per il vissuto che è dentro ognuno di noi, molte cose possono sembrarci legate tra loro, ma per un selezionatore che, per quanto bravo, non può certo aver vissuto la vita del candidato che ha davanti, alcune associazioni potrebbero non avere alcun senso ed infondere quindi dubbi fatali.

Per capirci meglio facciamo un esempio concreto: se nella vostra carriera lavorativa figurano due esperienze separate da impiegata/o con mansioni di grafica ed in mezzo ce n’è un’altra che non c’entra niente o quasi, ad esempio una da fotografa/o, e vi state candidando per un posto da impiegata/o sarà consigliabile puntare prima sul riportare il meglio possibile le due esperienze precedenti attinenti e solo dopo, in caso di richiesta specifica, spiegare la ragione della “digressione”, dosando bene le parole. Una digressione che può ad esempio essere avvenuta per un incontro con un professionista della fotografia, accaduto magari durante un meeting di lavoro. Un incontro che può avervi affascinato così tanto da farvi decidere di tentare un’ avventura personale. Spiegare però ad un selezionatore che quando stavate dietro ad una scrivania e davanti a un pc ad un certo punto avete deciso di mollare tutto per provare la strada della fotografia e poi siete tornate/i indietro (per una qualsiasi ragione) non è, quel che si suol dire, una buona mossa. L’impressione che potreste dare è quella di qualcuno che prende decisioni un po’ avventate, non completamente affidabile insomma.

Per evitare problemi di questo tipo è appunto molto utile “intervistare se stessi”, pensare cioè il discorso fin dalla domanda e studiare bene la risposta facendo estrema attenzione che ciò che volete comunicare abbia un filo logico inattaccabile anche per chi è completamente esterno alle vostre esperienze di vita. L’entusiasmo di raccontare una bella avventura in questo caso può essere controproducente, facendovi puntare l’attenzione (e quindi anche il vostro racconto al selezionatore) su ciò che più vi ha appassionato piuttosto che su ciò a cui il vostro interlocutore è effettivamente interessato. Strutturare prima il discorso, ripeterlo e rifinirlo più e più volte eviterà dannosi “colpi di testa” durante il vero colloquio, eliminando il pericolo di risultare un po’ improvvisati nell’esposizione.

Sviluppare la dialettica

Un altro punto a favore del prepararsi prima le risposte alle domande più frequenti intervistando se stessi, è quello di potersi creare l’occasione per sviluppare la propria dialettica. Anche in caso di domanda imprevista quindi, il discorso risulterà con grande probabilità molto più fluido. Darete cosìl’impressione di avere una maggiore padronanza di quel che volete dire. Bisogna sempre tenere presente che averla è un conto, riuscire a dimostrarla è tutt’altra cosa. Il conoscere a fondo un argomento (come la vostra carriera lavorativa, ma anche i vostri hobby) non significa automaticamente saperlo esporre. Pensate ad esempio agli insegnanti; ce ne sono di più e meno bravi a spiegare, ma non è detto che i secondi siano meno preparati. Il problema però è che lo spiegare, l’esporre in modo chiaro, è fondamentale sia per gli insegnanti che per chi sostiene un colloquio di lavoro. Avere una maggiore coscienza dei termini da utilizzare e del tipo di frasi che si possono costruire nel parlato è un’arma non da poco da sfruttare in una situazione che è comunque pregna di tensione. Quest’ultima infatti, anche se solo temporaneamente, può inconsciamente inibire o perlomeno ridurre alcune capacità, come ad esempio quella dialettica. Più il livello di padronanza di quest’ultima è alto, meno la tensione riuscirà ad influire negativamente sulle vostre perfomance.

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