Colloquio di lavoro: ecco cosa è meglio non dire

Ci sono frasi ad effetto che è meglio tenere per sé. L'intervistatore conosce trucchetti e stratagemmi di ogni tipo: non sfidiamo la sorte, tentando di lusingarlo

L’elenco delle cose che è meglio non dire, durante un colloquio di lavoro, è lungo. Dipende da quanto fatichiamo a gestire lo stress che la situazione genera e che può farci proferire parole scomposte. Ammettiamolo: neanche i professionisti più affermati riescono a rimanere immuni dall’ansia da prestazione che assale chiunque si accinge ad incontrare il selezionatore; figuriamoci i “neofiti” alle prime armi. Perdere la testa ed iniziare a sproloquiare, durante la fatidica intervista, non è poi così improbabile. Specie se a “condurre i giochi” c’è un reclutatore intenzionato a discernere, nel più breve tempo possibile, i candidati  validi da quelli che non meritano ulteriore considerazione. Giocatevi bene le vostre carte e concentratevi non solo su quello che dovete dire, ma anche su quello che è meglio non dire. Perché un passo falso potrebbe costarvi caro.

3 frasi che è meglio non dire durante il colloquio di lavoro

La prima cosa da tenere a mente, quando vi appropinquiate ad affrontare un colloquio di lavoro, è che state per incontrare un perfetto sconosciuto. Che deve verificare se siete le persone adatte a ricoprire il ruolo che l’azienda offre. Non si tratta di un’informale chiacchierata, ma di un incontro teso a centrare uno specifico obiettivo, del quale non potete non tenere conto. Fatti salvi i convenevoli iniziali, pensate solo a cosa è meglio raccontare all’intervistatore per convincerlo che siete le risorse giuste da assumere. E tenetevi alla larga da frasi come queste, che rischiano di farvi cadere rovinosamente.

1. Stia tranquillo, farò qualsiasi cosa

Non è la cosa migliore da dire a chi deve verificare cosa sapete fare. Non è promettendogli “mari e monti” che riuscirete a conquistare la sua considerazione. Anzi: chi pronuncia frasi di questo genere dimostra di essere disperato e lascia intendere che, pur di ottenere il lavoro, accetterebbe di svolgere qualsiasi mansione. Pensate che sia quello che il selezionatore vuole sentirsi dire? Se volete dare prova della vostra versatilità e dimostrare di essere veramente interessati al posto offerto, insistete sulle vostre competenze e sulle abilità che avete sviluppato. Ed aggiungete che siete disposti a cimentarvi in prove nuove. Ma non mostratevi troppo cedevol o i reclutatori vi faranno fuori.

2. Qual è il mio punto debole? Lavoro troppo

Potrà sembrarvi la frase migliore da dire, per dimostrare che siete dei lavoratori indefessi, ma non è così. Chi ricorre ad escamotage di questo genere lo fa solitamente perché pensa di non avere punti deboli e cerca di impressionare il reclutatore con frasi ad effetto. Non fatelo perché vi trovate al cospetto di un professionista navigato, che ne ha già sentite di tutti i colori. Il candidato che afferma di avere il difetto di lavorare troppo o di essere un perfezionista apparirà, agli occhi del selezionatore, come un arrogante. Che non sa o non vuole fare auto-critica. Quando si tratterà di rispondere alla fatidica domanda: “Quali sono i tuoi punti deboli?”, pensateci bene e non fate i furbi. Meglio essere autentici che ipocriti. Se avete notato che lavorate troppo, allora vuol dire che non sapete gestirvi bene i tempi. Andate all’origine del problema, scavate dentro di voi e riconoscete le vostre manchevolezze. Ed, ovviamente, impegnatevi a colmarle.

3. No, non ho niente da chiederle

Arriva un momento, alla fine del colloquio di lavoro, in cui il reclutatore prova a passare la palla al candidato e gli chiede se ha qualche domanda da fare. Evitate di rispondere con un secco “no”. Perché? Perché chi vi sta di fronte potrebbe leggerlo come una mancanza di interesse nei confronti del lavoro che vi sta offrendo. Pensateci bene: cosa dedurreste, se la persona con cui state uscendo, per la prima volta, se ne stesse in silenzio e non vi facesse alcuna domanda? Che non è molto interessato a voi. Lo penserà anche il reclutatore, che si aspetta che un candidato motivato lo incalzi (senza esagerare) sull’organizzazione interna dell’azienda dove spera di entrare. Se non avete idea di cosa sia meglio chiedere all’intervistatore, alla fine del colloquio, date un’occhiata qui.

Il reclutatore non va conquistato con promesse roboanti e frasi ad effetto. Ricordatevi che avete a che fare con un professionista del settore, che conosce trucchetti di ogni tipo. Non riferitegli ciò che pensate voglia sentirsi dire (anche perché le vostre supposizioni potrebbero rivelarsi del tutto inesatte), ma sforzatevi di essere autentici, seri e professionali. Dosate bene le parole ed organizzate i pensieri perché, come diceva Luigi XIV: “E’ difficilissimo parlare tanto, senza dire qualcosa di troppo”


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