Colleghi di lavoro: istruzioni per l’uso

Dal logorroico al brontolone, dal saccente allo scansafatiche: relazionarsi con loro non è facile. Ma qualche semplice consiglio può aiutarci a non perdere il controllo

Lavorare in un ufficio o in un esercizio commerciale o in una qualsiasi realtà produttiva significa interfacciarsi, ogni giorno, con un numero imprecisato di persone. Quello del lavoro è un microcosmo relazionale pulsante, all’interno del quale possono cementarsi rapporti di ogni tipo. Fare amicizia coi colleghi di lavoro non è un’eventualità così remota. Anzi: la lunga permanenza quotidiana nello stesso luogo e la condivisione di esperienze diverse possono dare il là a legami rocciosi e duraturi. Esattamente come accade tra i banchi di scuola o tra quelli dell’università. Ma non sempre è così. Quando siamo costretti a dividere la stanza con chi proprio non sopportiamo, il lavoro può trasformarsi in un incubo. Ecco perché vi proponiamo una rassegna delle tipologie umane più ricorrenti, con tanto di “istruzioni per l’uso”. Perché al lavoro, come nella vita, andare d’accordo con tutti non è possibile; ma impegnarsi a trovare la chiave per relazionarsi, in maniera civile, anche con chi non ci sta a genio è un esercizio di tolleranza che merita considerazione.


colleghi di lavoro

Timidi, estroversi, fanatici dell’ordine, ottimisti, esigenti, caotici, altruisti: quanti sono i tratti che possono caratterizzare le persone che ci stanno intorno? Tantissimi. Fornire un elenco completo è impossibile, ma soffermarsi sulle tipologie più ricorrenti – quelle che, per intenderci, si possono incrociare, con maggiore frequenza, sul posto di lavoro – può avere una sua utilità. Di colleghi, infatti, ce ne sono tanti e ognuno è ovviamente un unicum. Ma riconoscere il tratto più evidente della sua personalità (almeno all’apparenza) può metterci a riparo da dispendiose perdite di tempo e di energie. Vediamo quindi quali sono le “misure” che possiamo adottare, quando ci imbattiamo in uno di questi tipi molesti.

1/ Il ficcanaso. Vuole sapere sempre tutto e dedica ogni momento libero della sua giornata lavorativa a incalzare i colleghi su faccende strettamente personali. Ama le pause alla macchinetta del caffè, che gli permettono di “aizzare le antenne” per captare informazioni di ogni genere. E’ notoriamente il tipo più informato dell’ufficio, ma anche quello che non disdegna di “rivisitare”, a suo piacimento, quanto gli viene raccontato. I suoi resoconti vanno, insomma, sempre ponderati e tenuti nella giusta considerazione. Per tenerlo a bada, basta ricordarsi che non siamo obbligati a condividere con lui le nostre informazioni più intime. Al cospetto di una domanda impertinente del tipo: “Come va con tua moglie? E’ vero che siete in crisi?”, basta sfoderare il più serafico dei sorrisi e rispondere con un garbato: “Scusa, ma preferisco non parlare di questo”.

2/ Lo scansafatiche. E’ inutile: la madre dei lavativi è sempre incinta. In ogni luogo di lavoro che si rispetti, c’è sempre chi si dà da fare per quattro e chi, al contrario, tende a risparmiarsi al massimo. Lo scansafatiche non ama il sudore, fa il minimo indispensabile (e spesso nemmeno quello) e impiega buona parte della sua giornata lavorativa a fare cose che non dovrebbe fare: chattare o parlare al telefono con amici e parenti, giocare al computer, leggere il giornale ecc… Cosa bisogna fare con lui? Dipende. Se la sua negligenza non compromette il nostro lavoro, potremmo anche pensare di lasciar correre, aspettando che sia il capo ad accorgersi della sua improduttività. Ma se la sua condotta ha ripercussioni su ciò che facciamo, allora non resta che reagire. Potremo provare a dargli un pre-avviso (confidando in un suo latente senso del dovere che potrebbe improvvisamente ridestarsi), ma se le cose non accennano a cambiare, non resterà che informare i superiori.

3/ Il brontolone. E’ colui che vede sempre nero e che non riesce a togliersi dalla faccia quell’espressione costantemente corrucciata. Tutto e tutti sono, per lui, motivo di lamentela: il capo, i colleghi, gli incarichi, le scadenze. La sua aurea di negatività rischia di inficiare il buon funzionamento delle cose: ecco perché, se possibile, va fermato per tempo. Il capo del brontolone deve essere in grado di tenerlo a bada e di limitare gli effetti nocivi che potrebbe avere sulle altre risorse: sentire costantemente un collega affermare che ciò che si sta facendo non ha alcun senso potrebbe far vacillare, alla lunga, anche il più entusiasta dei dipendenti. Non solo: per stemperare un po’ di pessimismo, si può ricorrere all’humour e controbattere ai suoi “piagnistei” con battute di spirito. Che potrebbero riuscire nell’impresa titanica di farlo ridere (o per lo meno sorridere).

4/ Il saccente. E’ praticamente quello che sa sempre tutto, colui che si sente autorizzato a intervenire su qualsiasi capitolo dello scibile umano, anche quando non ha le minime conoscenze per intavolare una discussione seria. Parlare di freccette, di massimi sistemi filosofici, di politica economica o di talent show è, per lui, lo stesso: qualsiasi argomento prenderete, non mancherà mai di dare sfoggio della sua presunta erudizione. Avere un collega così può essere davvero irritante, anche perché di solito non manca mai di puntare l’indice contro gli altri. In pratica, dispensa consigli e lezioni a buon mercato, senza che nessuno glieli abbia chiesti. Si sente una guida per tutti e non vuole mai farsi da parte. Come si può “neutralizzare” un tipo del genere? Mostrando una certa indifferenza e freddandolo con battute del tipo: “Ti ringrazio per il consiglio, ci penserò su”. Dovrebbe bastare a porre un argine ai suoi fastidiosi “sermoni” in ufficio.

5/ Il logorroico. Avete presente il collega che non sta mai zitto? Quello che al vostro semplice saluto risponde con un fiume incontrollato di parole? Ecco è ascrivibile alla categoria logorroico perché fatica – fisiologicamente – a tenere a freno la lingua. Si tratta di una tipologia sfaccettata: il più delle volte, il chiacchierone è anche un tipo simpatico, cordiale e affettuoso, ma anche “pericoloso” perché rischia di farci perdere tempo prezioso. Incrociarlo nei corridoi può voler dire non riuscire a rispettare le scadenze che ci sono state assegnate, per non parlare delle riunioni di lavoro. Durante i meeting, il logorroico può dare il meglio di sé e aprire parentesi interminabili, senza arrivare mai al nocciolo della questione. Come si può gestire tanta “incontinenza” verbale? Con la schiettezza e l’educazione. Evitarlo non è la cosa migliore, se subodorate il pericolo che vi stia per trascinare in una delle sue lunghe chiacchierate, basterà interromperlo garbatamente per dirgli: “Scusami, ma ho un lavoro da finire. Adesso non posso proprio fermarmi”. Impegnandovi, magari, a raggiungerlo, non appena vi prenderete una pausa. Perché il logorroico non è un cattivo soggetto, ha solo tante cose da dire.

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