Collega bravo e competente: non averne paura, anzi

L'invidia ci rende persone peggiori, soprattutto al lavoro. Ecco qualche indicazione su come evitare che il collega più in gamba di noi diventi un nemico da combattere

Diciamoci la verità: chi di noi non ha mai sperimentato il malsano sentimento dell’invidia? Che sia stato un cugino più brillante in famiglia o una compagna di classe capace di calamitare gli sguardi di tutti i maschietti in zona, a ciascuno sarà capitato di desiderare, almeno una volta, che le attenzioni rivolte ai più “popolari” venissero dirottate verso di sé. Ma quali sono i meccanismi che si innescano quando la persona invidiata inizia a diventare un’ossessione? E cosa accade al lavoro dove la presenza di un collega bravo e competente può essere percepita come una minaccia da debellare? Cerchiamo di capirlo insieme.


invidia

image by Ollyy

Per scrivere questo articolo, abbiamo consultato alcuni esperti del settore interpellandoli sul sentimento dell’invidia che serpeggia, spesso e volentieri, nei posti di lavoro. Quello che ci hanno spiegato è che l’invidia innesca solitamente un meccanismo pericoloso che può spingere, chi la sperimenta, a considerarsi inferiore e ad accrescerne la frustrazione. Di più: quando proviamo invidia per un collega che percepiamo (o riconosciamo essere) più in gamba di noi, di solito proviamo anche a danneggiarlo. Ossia a screditarlo agli occhi degli altri colleghi e del capo che ne hanno una così alta considerazione. Perché lo facciamo? Semplice: la persona invidiata, percepita in vantaggio rispetto a noi, accende (involontariamente) la nostra rabbia perché ci costringe a fare i conti con le nostre “mancanze”. E ci trascina (altrettanto involontariamente) in un vortice di insicurezza e di bassa autostima che può causare “sfaceli”.

Quando il collega bravo e competente inizia a farci “terra bruciata” intorno costringendoci in un cono d’ombra in cui non saremmo mai voluti finire, ecco che si azionano, infatti, meccanismi di reazione a dir poco discutibili. Che ci spingono a tentare il tutto per tutto per screditarlo o sminuirlo al lavoro. In che modo? Molti puntano sul “pettegolezzo” e cercano di ridimensionare la “popolarità” dell’avversario parlando di ciò che fa quando esce dall’ufficio. E non è che l’inizio: se le maldicenze dell’invidioso trovano terreno fertile tra i colleghi e i superiori (è ciò che avviene quasi sempre), la risorsa presa di mira rischia di essere “ghettizzata”, per il semplice fatto di svolgere bene le mansioni che le sono state assegnate. Diversamente da quanto fanno i colleghi più svogliati.

Cosa fare per evitare che questo meccanismo si azioni? Gli esperti ci hanno spiegato che invidiando si sposta tutta l’attenzione sull’altro. E che la prima cosa da fare è prendere consapevolezza di essere scivolati in una situazione insidiosa che, come già detto, rischia di inficiare gli equilibri in ufficio. Occorre quindi procedere con un’auto-analisi tesa a capire quali sono i motivi che stanno alla base della nostra invidia (solitamente è il forte senso di inferiorità a renderci così rancorosi) e tentare di fare qualcosa di concreto che possa farci uscire da questo tunnel. Quando, insomma, invidiamo qualcuno, anziché spendere tutte le nostre energie pensando al modo in cui potremmo mettergli i bastoni tra le ruote, dovremmo concentrarci su noi stessi e sugli obiettivi che vogliamo centrare. Magari – e qui saremo chiamati a fare uno sforzo immane – traendo ispirazione proprio dal collega oggetto della nostra invidia. Perché l’invidiato – hanno sottolineato gli psicologi interpellati – può trasformarsi in un modello positivo da emulare. E l’invidia può avere un esito evolutivo, che può portarci a diventare, a nostra volta, lavoratori migliori. Più efficienti e collaborativi.

Quel che, in estrema sintesi, appare ragionevole fare è prendere consapevolezza che, soprattutto al lavoro (dove il contributo di ognuno risulta funzionale al successo di tutti) non serve “pestarsi i piedi”, ma spronarsi e supportarsi a vicenda. E che la presenza di un collega particolarmente brillante non deve essere percepita come una minaccia da combattere, ma come uno stimolo e un banco di prova. Anche perché le relazioni conflittuali coi colleghi generano una quantità di stress che può arrivare a danneggiare la nostra sfera privata. E a disturbare il nostro sonno. Ne vale la pena?




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