Coworking: come funziona e per chi è

Il coworking è un mondo in forte espansione. I motivi sono di natura principalmente sociale ed economica. Vediamo nel dettaglio come funziona il coworking, a chi è dedicato e il kit di supporto per aprirne uno.

Di sicuro c’è che il coworking è un mondo in forte espansione. I motivi, come facilmente immaginabile, sono di natura principalmente sociale ed economica. Vediamo nel dettaglio come funziona il coworking e a chi è dedicato.


coworking

Cos’è il coworking?

Il coworking, va prima di tutto precisato, non è solo uno spazio condiviso tra persone assunte da aziende differenti che si trovano a lavorare in uno stesso ufficio per questioni legate ai costi, ma sostanzialmente un modo più social di interpretare l’ambiente lavorativo ed il lavoro stesso. Ciò non significa che non ci siano regole e che si possa fare quel che si vuole, anzi, proprio per la loro natura inclusiva e di condivisione necessaria, gli spazi dedicati al coworking sono disciplinati da regole precise e per un buon funzionamento del sistema è necessario che tutti le rispettino.

Due chiacchiere con Francesca Corrado, di Well_B_Lab, incontrata all’esplosiva Ricomincio da Me, hanno aiutato a chiarire che il problema non esiste, o poco ci manca. Assieme a Cowo, che dal 2008 cura e realizza progetti di lavoro in condivisione, Well_B_Lab ha portato il coworking dentro l’Università di Modena. “Non è mai capitato che dei coworker litigassero – ha spiegato la Corrado – le regole sono imposte dall’alto e chiaramente se qualcuno si ostina a trasgredirle viene allontanato, però non è mai accaduto”. Ma cos’è, in definitiva, uno spazio di coworking? Molto adatto a professionisti e start-up per la sua natura straordinariamente flessibile ed adattabile alle esigenze di ognuno, lavoratori che appartengono a soggetti imprenditoriali diversi e che non si conoscono si ritrovano ad operare in un locale comune, a volte sulla stessa scrivania e magari utilizzando lo stesso pc, se quest’ultimo viene fornito dal gestore dello spazio.

Tutto il materiale è in condiviso, garantendo un risparmio concreto e spesso significativo sugli strumenti di lavoro di ogni azienda che decide di servirsi di uno spazio di coworking. E poi c’è l’affitto, fortemente variabile ma “che può costare 10 euro al giorno”. Dipende da cosa si chiede e da dove si affitta lo spazio. Certo è che, il fatto di poter avere un’ampia gamma di possibilità aiuta non poco a contenere i costi. Per le start-up soprattutto, vale a dire per le imprese aperte da pochi mesi e non ancora in grado di generare guadagni significativi, è una vera manna dal cielo. Un altro vantaggio derivante dal coworking, è quello di essere liberi di scegliere quando servirsene e quando no. Non è quindi solo una questione di costi più bassi rispetto al normale affitto annuale o pluriannuale di locali adibiti ad uffici, ma anche di poter decidere quando affrontare o meno i suddetti costi. Si paga infatti solo quando effettivamente lo spazio viene utilizzato dal coworker. L’idea è quella di incastrare sempre le varie esigenze. Se non lo occupi tu, lo occupo io e se non lo occupo io, lo occupa lui. Al gestore, lo spazio che ha messo a disposizione rende ogni giorno, ma chi lo paga non è costretto a farlo anche quando non lo utilizza. Insomma, uno ci guadagna e l’altro non ci perde, all’insegna della sostenibilità e della lotta agli sprechi.

Come funziona il coworking

A parte l’irrinunciabile aspetto economico, va detto che il coworking si basa anche su importanti fondamenti di condivisione ed implementazione dei rapporti sociali, soprattutto a livello lavorativo. “Le riunioni – ci ha detto la Corrado – si fanno durante la pausa caffè, o meglio, quest’ultima di fatto sostituisce le prime (anche perchè i lavoratori appartengono quasi sempre ad aziende differenti, Nda)”, spesso talmente noiose da risultare difficilmente sopportabili. Ma un clima più amicale, che sia tra dipendenti della stessa azienda o meno, non presuppone certo una minore professionalità, anzi: sovente ottime idee nascono proprio con il classico bicchierino di plastica in mano. Questo perché i coworker, parlano tra loro, si confrontano senza lo stress che molte volte regna in un ufficio “tradizionale”. Discutono di problemi comuni e trovano una soluzione innovativa per risolverli.

Un altro punto a vantaggio dello spazio lavorativo in condivisione è quello di essere molto funzionale rispetto al lavoro femminile. Pensando ad esempio alle esigenze di una donna in stato di gravidanza o di una neo-mamma, l’estrema flessibilità dell’intero sistema, permette di adattare l’attività lavorativa ed i suoi orari, così da permettere alla coworker costretta a dividersi tra lavoro e famiglia, di ritagliarsi su misura i suoi spazi e gestirli al meglio. Partendo da questo presupposto, del tutto incontestabile, da circa un anno opera in Italia Piano C, uno spazio di coworking completamente dedicato alle donne.

Il valore dell’iniziativa è stato riconosciuto, dopo solo pochi mesi di attività, direttamente dall’Unione Europea, che attraverso la Banca Europea degli investimenti ha assegnato a Piano C il premio per il “Miglior Progetto di Innovazione Sociale in Europa”, a conferma di quanto il coworking possa risultare tanto efficace quanto di malleabile, vista la possibilità d’indirizzare un intero spazio, o un intero progetto, verso una causa specifica, rendendo così l’attività lavorativa più efficiente, più performante e, conseguentemente, più redditizia.

KIT di supporto

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Per chi volesse un supporto nell’avvio di un coworking ed avere info e consigli per avere finanziamenti, contributi a fondo perduto e agevolazioni pubbliche segnaliamo il Kit Creaimpresa (da noi valutato e ritenuto veramente valido): Aprire un coworking.



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