Classe media in calo, ma la spesa è più consapevole

A causa della crisi, la classe media italiana continua a perdere pezzi. Ma si avvia verso una spesa più consapevole e di qualità

Appartenere alla classe media significava, fino a poco tempo fa, vantare una condizione economica e sociale robusta. Ma gli anni della crisi hanno fiaccato molte certezze, costringendo sempre più famiglie in una “zona” di montante instabilità. L’indagine di Intesa San Paolo e del Centro studi Luigi Einaudi ha fatto i conti anche con questo: con il progressivo aumento delle persone che, in Italia, hanno perso lo status di “middle class”. E hanno dovuto modificare alcune delle loro abitudini più radicate. Soprattutto nella spesa.


classe media

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Lo studio diffuso ieri, relativo al 2015, ha certificato che il 38,5% delle famiglie residenti in Italia appartiene alla classe media. Una percentuale in caduta libera rispetto al 57,1% registrato nel 2007 che, detta in cifre, segna un calo di 3 milioni di nuclei. Secondo gli intervistati, a determinare l’appartenenza alla classe media è, nel 42% dei casi, il reddito; nel 21% dei casi, il livello d’istruzione; nel 19% dei casi, il patrimonio e nel 18% dei casi, il lavoro intellettuale.

Ma c’è un aspetto che rivela chiaramente come le cose, nell’arco degli ultimi anni, siano peggiorate per molti connazionali: il 45% degli interpellati ha, infatti, dichiarato di considerare la propria condizione economica peggiore di quella dei genitori e la percentuale si è fatta ancora più pesante ( raggiungendo il 64%), quando a rispondere sono stati i più giovani. In pratica, il famoso “ascensore sociale” (ovvero la possibilità di modificare lo status sociale di partenza) avrebbe portato una buona quota di italiani al piano inferiore anziché a quello superiore.

E se il conto in banca non concede troppe soddisfazioni, allora è necessario stringere la cinghia. Nel 2015, il 25% dei connazionali intervistati ha risparmiato sulle automobili, il 60% su vacanze, alberghi e ristoranti, il 35% sugli spettacoli e il 24% sulle cure mediche. E se può impressionare sapere che quasi il 50% del campione monitorato ha rinunciato all’acquisto di un capo di abbigliamento o di un accessorio, d’altro canto, colpisce constatare che solo una quota compresa tra il 5 e l’11% ha economizzato sullo sport e sulle attività ricreative e che l’acquisto delle biciclette è addirittura aumentato. Cosa vuol dire? Che se è vero che gli italiani devono fare i conti con un budget limitato, che li costringe a fare molte rinunce, è altrettanto vero che sembrano orientarsi verso una spesa più consapevole e di qualità.

E, infine, i figli che – secondo l’indagine – sono un vero e proprio “pensiero fisso” per gli appartenenti alla “middle class” italiana. Il 26% delle famiglie con figli a carico ha, infatti, dichiarato di risparmiare per i loro studi (immaginando magari di mandarli all’estero), il 13% ha detto di mettere i soldi da parte per l’acquisto di una casa da consegnare alla prole e il 7% ha in progetto di avviare un’attività commerciale da lasciare in eredità ai posteri. Ma c’è da fare i conti con la solita crisi che, nell’arco di questi ultimi 8 anni, ha fatto scendere dal 54 al 42% la percentuale delle famiglie – della classe media – in grado di risparmiare.

 




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