Come chiedere aiuto al lavoro

Non avere la soluzione ad un problema non è la fine del mondo. Mettiamo da parte l'orgoglio e rivolgiamoci alla persona giusta

Se le cose andassero sempre per il verso giusto, le nostre vite scorrerebbero in maniera monotona. A vivacizzarle ci pensano, invece, gli imprevisti e i contrattempi che ci costringono a riorganizzare, più o meno di frequente, i piani che avevamo approntato. Ma attenzione: una cosa è imboccare una strada diversa, per colpa di un senso vietato che prima non c’era; altra cosa è ritrovarsi ad un incrocio e non sapere assolutamente dove andare. Certe situazioni ci mettono seriamente in difficoltà, costringendoci a chiedere aiuto agli altri. Non è il caso di vergognarsene: l’importante è lanciare l’allarme per tempo e rivolgersi alla persona giusta. Che al lavoro, è quasi sempre il nostro capo.


3 consigli per chiedere aiuto al capo, senza sembrare degli incompetenti

Facciamocene una ragione: prima o poi, capiterà anche a noi di bussare alla porta del capo per chiedere il suo aiuto. Mettiamo da parte l’orgoglio ed impariamo (prima di subito) che essere in difficoltà non significa essere degli inetti. Anzi: chi riconosce i propri limiti e corre ai ripari per tempo dimostra di saper usare la testa e di pensare al benessere dell’azienda. Interpellare un collega bravo e affidabile potrebbe essere una buona idea, ma quando il problema si fa serio, è sempre meglio coinvolgere direttamente il capo. Il punto è: come spiegargli che ci troviamo in un “vicolo cieco” dal quale non riusciamo ad uscire? Cosa dobbiamo fare per non apparire dei completi incompetenti ai suoi occhi? Partiamo da questi tre semplici consigli.

Esponiamo il problema per bene

Prima di tutto, dobbiamo fare ordine nei nostri pensieri e raccogliere tutte le informazioni di cui il nostro capo ha bisogno. Come si è arrivati a questo punto? Qual è stata la strategia utilizzata fin qui? Abbiamo lavorato da soli o ci ha affiancato qualcuno? Sono state prese decisioni affrettate? Perché e quali sono state le conseguenze delle nostre scelte avventate? Il nostro superiore deve essere messo al corrente di tutto; se abbiamo fatto dei passi falsi, è il momento di ammetterlo e riconoscerlo apertamente. Soltanto se avrà un quadro completo ed esaustivo dell’intera vicenda, potrà fornirci l’aiuto di cui abbiamo bisogno e studiare la soluzione destinata a levarci dagli impicci. Ma per farlo, deve innanzitutto capire cosa gli stiamo dicendo. Cerchiamo di esporre il problema con chiarezza, sforzandoci di rimanere calmi. Farsi prendere dal panico peggiorerebbe la situazione: tiriamo un respiro, teniamo a bada l’ansia e confidiamo nelle sue capacità risolutive.

Evitiamo di auto-fustigarci

Diciamolo chiaramente: la situazione in cui ci troviamo non ci fa stare bene. Realizzare di non essere in grado di risolvere un problema da soli ci fa dubitare di noi stessi e delle nostre capacità e ci fa sentire in colpa nei confronti di chi ci ha accordato la sua fiducia. E’ un passaggio delicatissimo, che dobbiamo affrontare con intelligenza perché il rischio che la nostra autostima ne esca a brandelli esiste eccome. Ricordiamoci che non siamo tenuti a sapere tutto e che, comunque, sbagliare è umano. L’importante è riconoscere i propri limiti ed impegnarsi a superarli. E chiedere aiuto alla persona giusta, nel momento giusto. Non auto-fustighiamoci e non continuiamo a ripetere al capo che “ci dispiace” e che “siamo mortificati”. L’immagine peggiore che possiamo dare di noi è quella di un dipendente insicuro, che non smette di lagnarsi e di piangersi addosso. Adesso che c’è qualcuno che può darci una mano, dobbiamo solo afferrarla e rimetterci all’opera.

Facciamo tesoro di quanto è successo

Prestiamo la massima attenzione ai consigli e alle indicazioni del nostro capo e facciamone tesoro. Torniamo alla nostra postazione e annottiamo su un foglio tutto quello che abbiamo imparato perché la memoria potrebbe fare cilecca e gli insegnamenti incamerati potrebbero disperdersi nel vento. L’ideale sarebbe compilare una sorta di manuale del problem solving, da consultare ogni volta che le cose, in ufficio, non vanno come avevamo sperato. Se terremo fermi in mente i suggerimenti che il nostro capo è riuscito a trasmetterci, non dovremo più disturbarlo in futuro. Le crisi ci offrono l’opportunità di crescere e di migliorarci: sfruttiamola appieno.

E chi lo ha detto che a chiedere aiuto sono solo gli incapaci? Se ogni uomo avesse in tasca tutte le risposte che gli servono, non avrebbe motivo di confrontarsi con gli altri. Per fortuna non è così: essere in difficoltà può fare la fortuna di ogni lavoratore. A patto che non dimentichi quanto ha imparato e sia disposto a condividerlo con gli altri. “Afferra la stretta di qualcuno che ti aiuterà – diceva Booker T. Washington – e poi utilizzala per aiutare qualcun altro”.

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