Che cosa fa e come si diventa un UX/UI designer: intervista a Lorenzo Pinna

Chi è e cosa fa uno UX/UI designer? Qual è il percorso di studi e quali sono le opportunità lavorative in questo campo? Ce ne parla Lorenzo Pinna

Incontro Lorenzo Pinna a Pisa davanti ad una birra artigianale. Lorenzo è un UX/UI designer e ha lavorato con me in passato all’app Swap Party e al relativo sito (che adesso è in una fase di stand by).


Chi sono e cosa fanno gli UX/UI designer

Lo conosco da 5 anni e mi sono sempre chiesto cosa l’avesse portato a disegnare interfacce web, interfacce per app e in generale a progettare e costruire da zero le relazioni tra le persone, gli utenti delle applicazioni, e il funzionamento degli algoritmi o quanto meno dei workflow regolati dai software costruiti dagli sviluppatori con cui si è trovato a lavorare.

Forse non tutti se ne rendono conto ma, se spendiamo tanto o poco tempo online usando lo smartphone, il tablet o il pc per portare a termine un’operazione cui teniamo, lo dobbiamo a professionisti come Lorenzo. Se quando cerchiamo un locale dove passare la serata, o quando inseriamo i dati in un modulo per fare un bonifico le cose vanno a buon fine in un tempo ragionevole, non è solo merito di una connessione veloce o di un codice snello ed efficace, ma anche di uno studio accurato della relazione tra la macchina e l’uomo. Proporzioni, colori, forme delle schermate che ci vengono via via proposte dipendono dal lavoro dei designer della User eXperience e della User Interface.

Intervista a Lorenzo Pinna UX/UI designer

Lorenzo, da dove hai iniziato? Come è iniziato il viaggio che ti ha portato ad essere un UX/UI designer?

Sono nato e cresciuto in un piccolo paese della Sardegna e ho sempre avuto una vena creativa anche se gli stimoli che ricevevo non erano tanti e così vari. Sono diventato presto un writer: niente mi piaceva di più che prendere le mie bombolette spray e con gli amici andare a disegnare e colorare i muri.

A 14 anni mi sono iscritto al Liceo Scientifico, erano gli anni ’90, gli albori del web ma non ero un nerd. Forse, grazie proprio a quella scuola, ho però iniziato a navigare su Internet molto presto (per l’epoca) e a trovare online altre persone come me che amassero disegnare e colorare sui muri.

Ho scoperto un mondo, io che vivevo in un piccolo paese lontano dalla grande città. Sono entrato in contatto con persone che, senza la Rete, non avrei mai potuto conoscere e frequentare ed è iniziato l’interscambio culturale, con le serate passate nei forum e nei gruppi di discussione. E’ stato così che ho scoperto che potevo disegnare, non solo sui muri, ma anche dentro una pagina Internet. Grazie a persone più grandi di me ho capito che, imparando alcune tecniche, potevo esprimere la mia creatività anche in quel mondo. Ho studiato le prime versioni dell’HTML arricchito dai CSS. Proprio usando in modo approfondito i CSS ho capito che, lo stesso contenuto, poteva prendere forme assai diverse e quindi diventare ‘altro’.

Quando eri al liceo hai seguito dei corsi particolari che ti hanno avvicinato all’HTML e al CSS? Come hai approfondito la conoscenza tecnica?

No, assolutamente. Occorre ricordare che, alla fine degli anni ’90, Internet in Italia era usato da una piccola minoranza della popolazione, non era ancora percepito come un medium importante al pari dei giornali stampati o della TV. Le mie conoscenze tecniche si sono approfondite per via della competizione che c’era con le persone con cui mi confrontavo online nei forum. C’era chi postava un link ad un suo sito bellissimo con colori, form, grafiche ed effetti mai visti e lanciava di fatto la competizione con gli altri a chi avrebbe potuto far meglio di lui. Usando i primi software di elaborazione di immagini (di sicuro GIMP per Linux o forse usavo già Adobe Photoshop) arricchivo e variavo il design della pagina o dell’intero sito, spesso portando al limite tecnico i formati HTML e CSS in uso all’epoca.

Bene, quindi abbiamo capito che in realtà anche tu sei stato uno ‘smanettone grafico’, passami il termine; ma quando hai capito che di questa passione Internettiana potevi farne un lavoro?

Successe così: presto, in paese, si sparse la voce che ero uno che i siti Internet non li navigava soltanto ma sapeva farli. Mi chiesero di lavorare al primo sito della Casa Museo di Antonio Gramsci di Ghilarza, cosa che feci con impegno e studio particolari. Fu un successo e soprattutto, fu un lavoro pagato. A 17 anni capii che mi potevo guadagnare da vivere facendo quello che mi piaceva fare.

Sei quindi un autodidatta? Raccontaci ancora della tua formazione per arrivare ad essere un UX/UI designer.

Non sono un completo autodidatta. Alla fine del Liceo Scientifico, grazie a questa consapevolezza, ho scelto il percorso di studi universitari che mi consentiva di approfondire la conoscenza del design e della grafica.
Siamo nei primi anni 2000 e compresi che dovevo allontanarmi sul serio dal mio paese e dalla mia amata Sardegna per la prima volta. Le opzioni erano due: Firenze o Venezia. Riuscii a passare il test d’ingresso e frequentai il corso in Arti Visive allo IUAV di Venezia.

Ho vissuto un periodo bellissimo, pieno di sfide, frequentando ottimi corsi universitari con professori preparati e disponibili, con cui mi vedevo anche fuori dallo stretto orario dei tempi accademici. Il caso volle che finissi in casa con degli studenti di informatica e per me si aprirono altre forme di sperimentazione e di collaborazione. Di fatto si creò un team di lavoro e condivisione naturale e nel tempo libero dallo studio potevo lavorare con loro a progetti complessi in cui programmazione e design andavano insieme, veramente un’ottima scuola di vita.

Dopo la laurea triennale allo IUAV ho poi completato gli studi alla Scuola di Grafica di Venezia. Grazie a questi studi ho poi curato nel 2010 il design (UX e UI) del prodotto – da me creato inizialmente come tesi di laurea – “Visite Virtuali” per la Regione Sardegna. “Visite Virtuali” è il primo progetto in Italia che connette fotografie panoramiche in HD a 360° con il catalogo digitale del museo con navigazioni immersive dei principali musei della Sardegna.
Da quel progetto ho intrapreso davvero la carriera di UX/UI designer per tanti progetti e anche marchi famosi (Lamborghini, Heineken, UNESCO, Sanofi, Luxottica, etc).

Oggi quella dello UX/UI designer è diventata una professione davvero complessa: le tecnologie sono tante e in rapida evoluzione, le tipologie di applicazione sono tantissime così come i device su cui devono funzionare bene.
Dato poi che l’attenzione dell’utente è sempre più difficile da attirare per essere un buon UX/UI designer occorrono uno studio e una dedizione multidisciplinari. Chi potrebbe dire per esempio che le tecniche di analisi proprie delle neuroscienze debbano far parte del patrimonio culturale di un UX/UI designer?

È lo user-design bellezza e tu (cliente) non puoi farci Niente! (semi-cit.)

Ringrazio Lorenzo per questo suo racconto di come si diventa UX/UI designer e rinvio tutti i curiosi al suo profilo personale per vedere una panoramica della sua esperienza, alcuni suoi lavori e per eventuali contatti diretti.




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