CGIL: a rischio centomila posti nel settore delle energie rinnovabili

Nel corso di questi anni, le energie rinnovabili hanno offerto concrete opportunità di lavoro e crescita industriale di crescita industriale, che nel tempo ha superato per dimensioni settori tradizionali come quello della ceramica e del legno.

L’impatto del decreto approvato dal governo con il taglio agli incentivi alle rinnovabili rischia di mettere in ginocchio un settore che conta oltre 100mila lavoratori e il futuro di centinaia di aziende. Si prospetta un futuro catastrofico nei confronti di un settore costituito da 85mila imprese e che secondo i dati risulta essere l’unico in crescita soprattutto nel Mezzogiorno.

Dall’analisi effettuata spiega il dossier dell’Ires “Energia e lavoro sostenibile”, sono emerse interessanti possibilità di sviluppo delle rinnovabili secondo le quali, l’occupazione lorda nel settore delle rinnovabili può raggiungere le 250 mila unità con una predominanza delle biomasse, del fotovoltaico e dell’eolico.

A preoccupare la CGIL sono gli investimenti che sono stati avviati con il quadro precedente di incentivazione e secondo il quale è necessario dare certezze alle imprese che hanno investito in questo settore per non esporre l’Italia al rischio di screditarsi con l’intera comunità finanziaria internazionale.

La Cgil chiede una revisione del “Piano Energetico Nazionale” mobilitando tutte le risorse intellettuali e tecnologiche allo scopo di assicurare, nel rispetto ambientale e della sostenibilità economica, il fabbisogno energetico del Paese.

Alla base delle rivendicazioni dello sciopero previsto il prossimo 6 maggio, vi è anche richiesta di provvedere con interventi che favoriscano l’energia necessaria allo sviluppo del Paese che, con ogni evidenza, non può realizzarsi sulla tecnologia nucleare oggi disponibile, tenendo conto dei possibili rischi , così come ci mostrano le notizie di questi ultimi giorni riguardanti il Giappone.

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