Cgil: 27% di contratti precari non rinnovati per Riforma Fornero

Secondo un sondaggio online realizzato dalla Cgil, le nuove misure sulla flessibilità introdotte dalla Riforma Fornero, hanno peggiorato la situazione dei precari italiani. I dati, riportati dal quotidiano online  Repubblica.it, mostrano come nel 27% dei casi (più di un quarto del totale quindi) ai titolari di contratto “precario” , il medesimo non sia stato rinnovato. Ad un altro 22% è stato proposto un contratto “peggiorativo”. Un altro 4%, al contrario, è rimasto precario, ma gode ora di una tutela maggiore. Il 25% di chi ha risposto non ha notizie sul suo futuro, mentre ad un altro 17% è stato rinnovato il medesimo contratto precario. Solo il 5% invece, è passato da una situazione precaria ad una stabile.


In questo, esiste sicuramente una paura delle aziende di ritrovarsi “imbrigliate” in tutele maggiori, che potrebbero pesare economicamente.  In ogni caso, va anche detto che, con tutta probabilità, questa paura esiste a causa di un costo del lavoro davvero troppo alto, unitamente al fatto che in una situazione di profonda crisi economica “avere un lavoro” può diventare piuttosto arduo anche per un’azienda oltre che per un individuo. Un’impresa infatti per poter dare lavoro, deve prima di tutto avere dei clienti che richiedono delle prestazioni. E in periodi in cui l’economia di un paese è stagnante o in recessione, tutto diventa tremendamente più complicato.

Prendendo spunto dai dati, la responsabile per le politiche giovanili della Cgil Ilaria Lani, ha portato alla luce anche il problema degli abusi contrattuali. Intervistata da Repubblica.it  ha spiegato che la Riforma Fornero “lasciando intatto il supermercato delle tante tipologie contrattuali, ha favorito l’utilizzo di contratti meno tutelati”. Quindi, per il sindacato “Il prossimo governo dovrà mettere in campo politiche capaci di combattere davvero gli abusi contrattuali" Inoltre, secondo la Cgil, “molti dei precari rimasti senza contratto non hanno nemmeno maturato i requisiti necessari per aver accesso ai nuovi ammortizzatori sociali Aspi e Miniaspi”.



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