Interruzione rapporti di lavoro: cosa è successo nel IV Trimestre 2013

La terza e ultima parte di questo nostro focus sul dossier ministeriale si concentrerà nel cercare di capire cosa sia successo a fine 2013 in materia di interruzioni dei rapporti professionali. Secondo quanto riportrato dal dossier trimestrale ministeriale, nel IV trimestre 2013 sarebbero stati cessati ben 3.108.680 rapporti di lavoro, di cui 1.480.802 riguardanti donne, e 1.627.878 per uomini. “Rispetto al IV trimestre 2012” – sottolineava l’osservazione – “il numero delle cessazioni risulta in diminuzione del 2,8%, pari a -90.152 unità.


Tale decremento è da attribuirsi ad entrambe le componenti, maschile e femminile, per le quali si registra una contrazione equivalente, rispettivamente, a -36.491 e -53.661 unità. Come nel trimestre precedente, l’analisi territoriale mostra un tasso di crescita negativo più accentuato nell’area settentrionale del paese. Nel Nord, infatti, il volume delle cessazioni che ha interessato la forza lavoro cala  del 3,9%, nel Centro del 3% e nel Mezzogiorno dell’ 1,7%. Da notare il decremento delle cessazioni che hanno interessato le lavoratrici della ripartizione settentrionale: -6,1 punti rispetto al IV trimestre 2012”.

Cessazioni per settore di attività

Per quanto invece concerne un’analisi per settore di attività economica, nel periodo in osservazione la flessione nei servizi è stata pari a 1.924.478 unità, mentre poco più di 450 mila sarebbero state le interruzioni di lavoro nell’Industria e 731.822 in agricoltura. Rispetto allo stesso trimestre del 2012 si osserva una contrazione del 5,7% nell’industria in senso stretto, del 7,3% nelle costruzioni, del 4,7% nei servizi. In incremento del 5,1% le cessazioni nell’agricoltura, con una particolare incidenza per i maschi (7,8%) rispetto alle femmine (0,6%). Per quanto attiene l’analisi di genere, l’andamento delle interruzioni di lavoro ha invece penalizzato prevalentemente le femmine ( – 3,5%) rispetto ai maschi (- 2,2%).

Cessazioni per tipologia contrattuale

Ancora, per quanto concerne l’analisi per tipologia contrattuale, le interruzioni dei rapporti di lavoro sembrano aver interessato soprattutto i rapporti a tempo determinato (2.104.720, pari al 67,7% del totale). A seguire le cessazioni dei contratti a tempo indeterminato (18% del totale pari a 558.584 unità), i rapporti in apprendistato (5,8% del totale, pari a 44.894 unità) e in collaborazione (7,1% delle cessazioni equivalenti a 219.973 unità).

Cessazioni per durata contrattuale

Cerchiamo dunque di comprendere quali siano stati i contratti di lavoro maggiormente cessati. In linea di massima, la maggior parte dei contratti di lavoro cessati (984.298 unità, pari a un terzo circa delle osservazioni) erano contratti di durata inferiore a un mese, e solamente 510.775 unità erano invece di durata superiore all’anno. Tra i tanti rapporti di lavoro cessati con brevissima durata si evidenziano circa 540 mila contratti della durata tra i 1 e 3 giorni.

Per quanto attiene i motivi di cessazione, il dossier evidenzia come “il numero di rapporti di lavoro che termina alla naturale scadenza è pari 2.160.009 unità (+2,8% rispetto allo stesso periodo del 2012). Si conferma, nel trimestre in osservazione, la contrazione delle cessazioni per dimissioni (complessivamente 350.861 unità in calo dello 0,6% rispetto al IV trimestre dell’anno precedente) e delle cessazioni per licenziamento (261.657 unità, in diminuzione del 22,8%)”.

I soggetti interessati dalle cessazioni

Prima di concludere definitivamente tale approfondimento, cerchiamo infine di comprendere quali siano stati i soggetti maggiormente interessati dalle interruzioni dei rapporti di lavoro. È sempre l’analisi ministeriale a suggerirci come – dai dati del sistema delle comunicazioni obbligatorie – “i circa 3,1 milioni di rapporti di lavoro cessati nel corso del IV trimestre 2013 hanno riguardato complessivamente 2.338.160 lavoratori di cui 1.298.444 maschi e 1.039.716 femmine”.

I lavoratori interessati da almeno una cessazione nel periodo di riferimento sono in calo del 5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una incidenza più profonda  per le femmine (- 6,3%) rispetto agli uomini (- 3,9%). Con riferimento all’età, il volume maggiore di rapporti giunti a conclusione ha riguardato i giovani tra i 25 e i 34 anni (828.711 cessazioni) e quelli tra i 35 e i 44 anni (852.448 unità), con decrementi pari al 3,8% e al 2%. Si segnala altresì una contrazione del 5,6% tra gli individui tra i 55 e i 64 anni e una flessione del 7,3% per gli individui fino ai 24 anni di età.

“Notevole importanza riveste il numero medio di cessazioni per lavoratore, ossia il rapporto tra le cessazioni avvenute ed i lavoratori coinvolti. A fronte di un valore complessivo pari a 1,33 rapporti di lavoro cessati pro capite, si evidenziano valori più alti per la componente femminile (1,42 cessazioni)” – conclude infine il dossier, ricordando sostanzialmente come il numero delle cessazioni sia stato ben superiore ai numero dei lavoratori coinvolti dai procedimenti, visto e considerato che in molti casi lo stesso lavoratore è stato oggetto di più assunzioni e cessazioni di lavoro (in virtù di lavori “a chiamata” o altre tipologie di relazione di breve o brevissima durata).




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