Cercare lavoro: tante candidature e nessuna risposta: è normale?

Cercare lavoro e trovarlo è una lotta che passa anche da migliaia di candidature inviate, rimaste senza risposta.

Chi cerca lavoro in questi anni durissimi si è ormai abituato a non ricevere alcuna risposta alle molte candidature inviate. Già, molte. Decine, centinaia e nel lungo periodo, anche migliaia. Colloqui con agenzie del lavoro, iscrizioni ad un numero imprecisato di siti di settore. Ore, giorni interi passati a cercare lavoro compilando curriculum e redigendo lettere di presentazione. Tutto inutile, almeno in apparenza. Nessuna risposta, da nessuna azienda, in settimane, mesi, anni talvolta. Ma è normale tutto questo?


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image by Jacek Dudzinski

Sembrerà strano o addirittura impossibile ma, sì, lo è. E di chi è la colpa? Spesso, di nessuno. Non è l’agenzia del lavoro di turno che fa apposta non chiamarvi se siete un over 40. Non vi chiama perché non può, ha direttive imposte dall’azienda cliente che è costretta a rispettare e, se pure le trasgredisse chiamandovi, la cosa si risolverebbe comunque in un nulla di fatto. Se chi assume ha altre idee, le ha e basta. Nessuno gliele cambierà.

Non è nemmeno l’azienda che ha messo l’offerta online e che ha ricevuto il vostro cv, magari perfettamente compilato, con allegata lettera di presentazione mirata e tanto di referenze, a volervi negare un’opportunità che di certo meritereste. Ha scelto “quell’altro” e non voi, ma non si può fargliene una colpa, soprattutto se si considera l’enorme numero di richieste legate ad un posto di lavoro, richieste che arrivano a centinaia, quotidianamente, negli uffici delle imprese italiane di ogni settore e dimensione.

Cercare lavoro: è anche un problema di numeri

Numeri, appunto. Inutile snocciolare i soliti dati, ma le percentuali di disoccupazione giovanile e adulta in Italia sono sotto gli occhi di tutti. Il numero delle imprese che negli ultimi anni hanno chiuso, delocalizzato e/o si sono trasferite all’estero pure. Dall’inizio della crisi nel 2007, i posti di lavoro disponibili si sono enormemente ridotti. La conseguenza diretta è stata ed ancora è, una competizione di gran lunga maggiore rispetto a prima nel cercare lavoro. Che si sia alla prima esperienza o si stia cercando un reinserimento nel mercato poco importa. Inviare candidature perfette può non bastare, perché di queste ultime alle aziende ne arrivano centinaia al giorno. E tra l’altro non arrivano solo quelle perfette, ma anche quelle che non idonee al ruolo offerto. Vanno però visionate pure loro per scoprire se un profilo possa essere o meno adatto a ciò che si sta cercando.

Una soluzione definitva non c’è, ma…

….ma… rinunciare alla lotta, anche dopo anni di delusioni, è il modo migliore per perdere la guerra. Insomma, non si può non combattere, perché nessuno vi aiuterà, o almeno non nel modo in cui, in quel frangente, spesso si spera di venire aiutati. Nessuno verrà a casa vostra ad offrirvi un lavoro ed il reddito minimo o reddito di cittadinanza che dir si voglia è una misura ancora oggi non esistente in Italia, anche se l’attuale governo con il Jobs Act è intervenuto in modo significativo sugli ammortizzatori sociali. E’ una guerra, quella che impone il cercare lavoro e trovarlo, che però non va combattuta contro i propri simili. Ovvero, i nemici non sono gli altri candidati, disoccupati giovani o adulti che siano. Piuttosto il vero avversario è da ricercare all’interno: delle proprie competenze, delle proprie azioni, della propria mente, anche.

Abbattersi, demoralizzarsi e (quindi) rifuggire dalla battaglia per la paura di non riuscire a vincerla, limita le idee, le ispirazioni e conseguentemente le prestazioni. Non fare qualcosa che invece potrebbe essere fatto (aggiornare un curriculum, iscriversi ad un sito, rivedere una lettera, fare una telefonata), limita le possibilità, quindi le opportunità. Il “non serve a niente”, pensiero che immobilizza, può anche essere vero 999 volte su 1000, ma quella volta che vero non lo è, è quella in cui si trova un lavoro. Certo, bisogna avere la costanza, volersi sforzare anche senza un’apparente speranza. Non è facile, ma bisogna farlo.

Non aggiornarsi, limita, parallelamente, le opportunità. Autoistruzione online, corsi gratuiti degli enti locali, tenersi informati tramite le pagine dedicate dei grandi quotidiani ed i blog di settore: la conoscenza è un’arma potentissima. Sapere che un’azienda assume nella propria zona, o che è stato indetto un concorso per una posizione pubblica, o ancora un bando per aspiranti imprenditori, finanziamenti a chi imprenditore lo è già e magari anche come provare ad ottenerli e via dicendo è diverso che non essere al corrente di nulla di tutto questo.

Leggere le storie di chi ha perso il lavoro ma è riuscito a reinserirsi brillantemente, non importa dove ed a quale età (le vicende sono sempre differenti), ha un’utilità strategica. Serve infatti ad assimilare il concetto che sta dietro al successo ottenuto. Non è questione di imitare, intraprendendo un medesimo percorso senza magari avere le competenze adatte a causa di una differente formazione precedente. E’ questione di “assorbire” il modo di pensare e la forza morale che chi ce l’ha fatta è stato in grado di mettere in campo, ottenendo qualcosa che altri ancora non hanno ottenuto.

La base necessaria ad aprire un’attività, ad esempio, non è costituita solo dai soldi, ma anche dalle relazioni sociali. Non avere il denaro necessario ma possedere le risorse intellettuali disponibili o i canali per reperirle non è certo una situazione da buttare. Ciò permette infatti, nella stragrande maggioranza dei casi, di buttare giù un progetto mirato, competente, efficace ed un conseguente business plan che potrebbe attirare l’attenzione di qualche incubatore d’impresa. E quel punto, la startup è cosa fatta.

Tutta la pappardella di cui sopra, sconfinando anche nel mondo dell’attività in proprio, per dire che il numero di candidature inviate importa poco, al giorno d’oggi. Non è permesso abbattersi per non aver ricevuto alcuna risposta anche dopo il millesimo invio. Per avere una (o più possibilità), bisogna perseverare, sempre. .




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