Cercare lavoro: occhio a non mostrarsi disperati

I dirigenti spregiudicati tendono ad approfittarsi della vulnerabilità dei candidati. Non prestiamogli il fianco e manteniamo salda la nostra dignità

Non prendiamoci in giro: cercare lavoro può essere sfibrante e frustrante. Chi si ritrova a scorrere gli annunci di lavoro su internet o su qualche rivista specializzata lo fa, il più delle volte, perché ha bisogno di mettere in tasca qualcosa. E raramente perché vuole migliorare la sua posizione professionale, che è già sufficientemente appagante. Capita soprattutto a chi si approccia, per la prima volta, al mondo del lavoro: la smania di diventare autonomi, per uscire da casa di mamma e papà, può spingerli a fare scelte discutibili. Di cui potrebbero pentirsi.

Sia ben chiaro: non vi stiamo suggerendo di aspettare che il postino bussi alla porta per recapitarvi l’invito a lavorare nell’azienda dei vostri sogni. Un po’ di sana gavetta, passata a svolgere mansioni non del tutto gratificanti, non ha mai fatto male a nessuno. Ma mostrarsi disperati, ad un colloquio di lavoro, può rappresentare un serio problema. Ed un grosso ostacolo (mentale) da superare.

Non accettiamo proposte impresentabili

La questione può essere ridotta ad una constatazione elementare: quando cerchiamo lavoro, lo facciamo (quasi sempre) perché abbiamo bisogno di guadagnare. Ed il bisogno può spingerci a fare scelte avventate, specie se il tempo ci rema contro. Le bollette e l’affitto da pagare impongono delle scadenze impellenti, che non ci consentono di andare troppo per il sottile. Ma a conti fatti, accettare un lavoro denigrante può rivelarsi l’opzione più insidiosa. Cerchiamo allora di capire cosa è bene ripetersi, quando abbiamo bisogno di lavorare, ma non vogliamo sminuirci troppo, rischiando di perdere la fiducia in noi stessi e nelle nostre potenzialità.

Quando ci presentiamo ad un colloquio di lavoro non dobbiamo, in alcun modo, mostrarci disperati. Certi dirigenti dimostrano di avere scarsa considerazione dei loro dipendenti: chiedono molto e concedono, di norma, assai poco. Superare il colloquio di lavoro che ci porterebbe ad entrare nelle loro aziende potrebbe rappresentare la nostra rovina. Se, nel corso dell’intervista, ci mostreremo cedevoli e poco convinti di noi stessi presteremo il fianco ai selezionatori, che (quasi sicuramente) sono stati istruiti a scovare i candidati più fragili e facilmente “manipolabili”. Manteniamo salda la nostra dignità  – anche se stiamo attraversando un momento difficile e abbiamo un bisogno impellente di lavorare – e non cediamo al ricatto di chi mette sul piatto un’offerta impresentabile. Valutiamo con attenzione il quadro e ponderiamo sul da farsi. La posizione che dovremmo ricoprire prevede margini di crescita? La paga rispetta i minimi sindacali? Gli orari sono ragionevoli o si pretende che, essendo gli ultimi arrivati, garantiamo la nostra disponibilità a rimanere in ufficio ad libitum del capo?

Mostriamoci autentici ed impariamo a credere in noi stessi

Se i selezionatori fiuteranno una nostra tendenza alla “sottomissione”, la faccenda assumerà senz’altro una brutta piega. Una cosa è mostrarsi volenterosi e disponibili, un’altra è apparire disperati e assoggettabili. Se al timone della nostra futura azienda c’è un capo spregiudicato, non esiterà un solo attimo ad approfittarsi della nostra posizione di svantaggio. Ed inizierà ad inanellare richieste spropositate, destinate a rendere le nostre giornate un inferno. Il segreto per uscire “indenni” da un colloquio di lavoro, che potrebbe segnarci pesantemente, è mostrarci autentici. Non mentiamo sulle nostre reali aspirazioni e non bluffiamo in alcun modo: se non siamo capaci di fare qualcosa, è giusto ammetterlo a noi stessi ed ai reclutatori. Di contro, diamo il giusto valore a quello che siamo e che sappiamo fare. Anche se abbiamo urgenza di trovare un impiego, non accettiamo di svendere il nostro talento e le nostre abilità. Perché ritrovarci a lavorare in un ambiente che non ci valorizza e premia come meritiamo significherebbe sabotarci da soli. A lungo andare, infatti, perderemmo la fiducia nei nostri mezzi e l’entusiasmo che serve per andare avanti. Se siamo i primi a non credere in noi stessi, gli altri faranno lo stesso. E tenderanno a giocare a ribasso, facendo leva sulla nostra vulnerabilità. Impariamo ad apprezzarci per i professionisti che siamo o che potremmo diventare e non permettiamo a nessuno di approfittarsi di un nostro momento di difficoltà. Che, come tutte le cose, è destinato a passare.


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