Categorie protette: cosa sono le adozioni lavorative

Lavoro disabili sedia a rotelle pcLa difficoltà di trovare un lavoro per i soggetti con disabilità appartenenti alle categorie protette è cosa nota. Il meccanismo d’incontro tra domanda e offerta è complicatissimo. In questo senso la Provincia di Lecco ha provato a porre rimedio “inventandosi” l‘interessante meccanismo delle “adozioni lavorative”. E, il sistema, sembra funzionare. Come riportato da SuperAbile, il portale Inail dedicato all’argomento disabilità, la legge 68/99 disciplina esattamente gli obblighi  delle aziende nell’assunzione dei lavoratori disabili.

Il fatto è, però, che nella pratica l’operazione non è così semplice. Per un’impresa, soprattutto se di piccole dimensioni  e quindi con un numero di ruoli endemicamente limitato e che magari è operante in contesti pericolosi, spesso può  rivelarsi un problema insormontabile il reperimento di una persona con una disabilità grave che non sia comunque di ostacolo ad almeno uno dei lavori possibili nella suddetta impresa.

Quando questo ostacolo esiste, e di certo non è colpa di nessuno, superarlo è pratica assai ardua. E così domanda ed offerta, come accennato, faticano ad incontrarsi, generando una serie di problemi per niente trascurabili. La Provincia di Lecco, per ovviare a questo complesso circolo vizioso ha messo a punto il sistema delle adozioni lavorative. L’impresa si assume l’onere di versare al Servizio collocamento disabili una cifra annua di 6500 euro (in due tranche).

Quest’ultimo, a fronte di tale versamento, si assume a sua volta l’onere di cercare un lavoro al soggetto in questione nel Comune di residenza. Trovata la realtà adatta, quella che può e decide di ospitare il candidato, va detto che tale realtà ha la possibilità di godere di diversi vantaggi: nessun esborso economico e nessun adempimento burocratico o amministrativo (questi ultimi infatti risultano essere a carico del Servizio provinciale). Per di più, all’impresa viene elargito un contributo di 500 euro annui.

Insomma, alla fine pare proprio ci guadagnino tutti. Il soggetto, che trova lavoro,  l’azienda “adottante”,  che adempie così agli obblighi di legge, aiutando la persona a trovare un lavoro adatto (e non rischiando così di inserirla in situazioni che potrebbero provocare disagio), la Provincia che può effettuare un vero e proprio servizio di ricerca ed intermediazione a costi contenutissimi (perché sostenuti in gran parte dall’azienda “adottante”) e l’impresa ospitante, che non è costretta a sostenere alcuna spesa e viene per giunta “ricompensata” con un contributo di 500 euro all’anno, erogato per il tempo dedicato al lavoratore con disabilità. L’impresa ospitante, viene individuata tra quelle “non soggette agli obblighi della Legge n.68/99, ovvero aziende con meno di 15 dipendenti o Enti Pubblici, Associazioni, Cooperative Sociali, ecc.” Ad oggi, i casi i casi di adozione lavorativa sono stati 396, 80 dei quali sono sfociati in un regolare contratto di lavoro.

CATEGORIES
TAGS
Share This

COMMENTS

Wordpress (0)