Cassazione, tasse dovute anche su lavoro nero

La Corte di Cassazione ha emanato una sentenza, che sta facendo discutere il mondo del lavoro, sebbene ribadisca principi, di cui di fatto si era a conoscenza da tempo.


Il fatto inizia a Lecce, dove in seguito a un controllo su una società si era scoperto che l’azienda non aveva versato lo stipendio in modo regolare a un suo dipendente, trattandosi di un lavoratore in nero.

La società non aveva, quindi, effettuato le dovute trattenute e il lavoratore, che percepiva una busta in nero, non pagava le tasse.

Se non che, l’Agenzia delle Entrate ha preteso il pagamento delle tasse non versate sia dal datore di lavoro che dallo stesso lavoratore.

Ne è iniziata una causa, per cui i giudici di Lecce avevano dato ragione al Fisco, non riconoscendo le motivazioni della difesa del lavoratore della buona fede, conseguente all’irregolarità della posizione.

Il caso è poi finito davanti ai giudici della Suprema Corte, che hanno dato ragione a quelli di Lecce, confermando il pagamento dovuto al fisco dal lavoratore.

I giudici della Cassazione, con sentenza 9867/2011, hanno chiarito che il venir meno del rispetto del datore di lavoro dell’obbligo di versare la ritenuta, in qualità di sostituto d’imposta, non dà diritto al sostituito, ossia al lavoratore, di evadere la dichiarazione del reddito, su cui verranno applicate le aliquote Irpef, soggette a progressività di tassazione.



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