Cassa integrazione straordinaria in aumento: ecco gli ultimi dati Inps

L'andamento della cassa integrazione straordinaria ed i suoi effetti sulla ripresa. E' necessario che scenda.

L’Inps ha recentemente aggiornato i propri dati sull’andamento della cassa integrazione, affermando che nel periodo gennaio – febbraio 2016 vi sarebbe stato (rispetto ad identico periodo del 2015) un aumento del 6,9 per cento, dovuto essenzialmente a un nuovo balzo in avanti della cassa integrazione straordinaria (+35,7 per cento), che continua ad interessare in particolar modo il settore industriale. La cassa integrazione ordinaria (utilizzata per difficoltà temporanee) segna invece un calo del 60 per cento, anche se il dato è inquinato dal blocco delle autorizzazioni dovuto all’entrata in vigore delle nuove regole introdotte dal Jobs act.


 

Ancora, l’Inps ricorda come la cassa integrazione in deroga, sempre nei primi due mesi dell’anno e nel confronto tendenziale, sia salita del 25,6 per cento, e che vi è stata una forte riduzione delle domande di disoccupazione, compresa la Naspi, e di mobilità: a gennaio, complessivamente, sono state presentate 148.185 istanze, il 32,2 per cento in meno rispetto a gennaio 2015 (quando invece furono inoltrate in totale 219.037 domande).

Dunque, ne emerge che i dati forniti dall’Inps sono piuttosto vari e contrastanti. E che se da una parte l’uso effettivo delle ore di cassa autorizzate nel 2015, si è fermato al 48,2 per cento, contro il 51,4 per cento nel 2014, dall’altra parte è altrettanto vero che la cassa integrazione straordinaria fa fatica a scendere, e nei primi due mesi dell’anno è aumentata soprattutto tra gli operai e nell’industria. “A testimonianza di processi di riorganizzazione e ristrutturazione che sono ancora in corso – spiegava qualche giorno fa sulle pagine del quotidiano Il Sole 24 Ore l’economista del Lavoro Carlo Dell’Aringa – Non c’è dubbio che serve una ripresa più robusta. Ma se la Cigs non arretra sarà difficile, nei prossimi mesi, confermare i miglioramenti occupazionali”.

Ad ogni modo, non mancano certamente gli spunti positivi. A gennaio si può ad esempio assistere a un crollo delle domande di disoccupazione e mobilità, figlio del forte incremento di occupati dipendenti registrato da Inps e Istat a fine 2015.




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