Cassa integrazione in calo del 34%

Stando a quanto affermano gli ultimi dati forniti dall’Inps, nei primi undici mesi dell’anno sarebbe stato affermato in modo chiaro e univoco il calo delle ore di cassa integrazione richieste dalle imprese: da gennaio a novembre il numero di ore è infatti pari a 634,8 milioni di unità, in flessione del 34% rispetto agli stessi 11 mesi del 2014.Nel suo dossier l’Inps ricorda inoltre come nel solo mese di novembre la contrazione tendenziale è stata del 38,5%, ed è dipesa essenzialmente dal crollo (-65,7%) della cassa ordinaria (presumibilmente, in principale virtù delle novità introdotte dal Jobs Act) e (-67,1%) di quella in deroga (il cui principale problema sarà legato, nel 2016, alla possibilità di usufruire di costanti finanziamenti da parte dello Stato).


Sembra invece essere stata più contenuta (-9,1% sull’anno) la riduzione della cassa straordinaria (la Cigs, per crisi più strutturate), denotando pertanto come effettivamente l’avvio della ripresa non stia producendo ancora effetti significativi, con diverse aziende tutt’oggi alle prese con complessi processi di ristrutturazione.

In ogni caso, guai pensare al bicchiere (solo) mezzo vuoto. L’Inps conferma infatti tangibili segnali di miglioramento del mercato del lavoro, pur con qualche distinguo che vale la pena ricordare. Se infatti il numero delle ore di cassa integrazione è rapidamente calato, è anche vero che dal 24 settembre (entrata in vigore del riordino degli ammortizzatori sociali) al 2 dicembre (il giorno del lancio delle prime indicazioni operative) l’Inps ha fermato le autorizzazioni delle richieste di Cigo.cassa-integrazione

In calo anche le domande di disoccupazione, visto e considerato che a ottobre ne sono state presentate 250.356 unità, il 23,8% in meno rispetto alle 328.734 dell’ottobre 2014: il dato numerico è dunque sicuramente positivo, sebbene debba essere integrato con una valutazione, attualmente non numericamente disponibile, di coloro che sono passati dallo status di disoccupato a quello di inattivi. Ad ogni modo, osservando i singoli settori, è il commercio che, nel periodo gennaio – novembre, ha vista ridotta maggiormente la richiesta di Cig (-39,5%).

Infine, l’Istat si è soffermata sull’andamento dei salari, sottolineando come a novembre le retribuzioni contrattuali orarie siano cresciute dell’1,3% su base annua e dello 0,2% su base mensile, pur con diverse velocità: per i dipendenti privati l’aumento è stato dell’1,8%, mentre nel pubblico è stato sostanzialmente nullo, considerato che vige un blocco negoziale dal 2010.




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