Casa: mantenerla può costare il 50% del reddito familiare

La casa costa cara agli italiani che destinano mediamente più del 40% dei loro redditi al pagamento di imposte, mutui e utenze

Riuscire a comprare casa è un traguardo a cui moltissimi connazionali tendono. Ma la soddisfazione di avercela fatta può cedere velocemente il passo alla disillusione, se è vero – come ha messo in evidenza un recente studio della Cgil nazionale – che quasi la metà del reddito delle famiglie italiane viene destinato al pagamento di imposte, mutui e utenze.


Con differenze considerevoli tra le città. Se, infatti, a Torino, le famiglie spendono mediamente il 31,53% dei loro redditi per “mantenere” la casa di proprietà, a Napoli si arriva addirittura al 47,46%. E si mantengono al di sopra del 40% anche i valori rilevati a Roma, Bari e Palermo.

Ma a questi nuclei rimane, per lo meno, la “consolazione” di possedere l’abitazione in cui vivono. Le cose vanno peggio alle famiglie in affitto: per quelle che hanno stipulato un contratto a canone concordato, le spese sono relativamente contenute (pari al 25,66% dei redditi) se vivono a Genova, mentre si fanno più alte (ed “erodono” il 38,61 e il 38,43% dei loro budget) se vivono a Bari o a Roma. Per non parlare degli affittuari con contratto a canone libero che nella Capitale devono rinunciare a più di metà dei loro redditi (il 50,04%, per essere precisi) per pagare la retta mensile al proprietario e tutte le utenze e le imposte del caso.

L’indagine del sindacato testimonia, insomma, che la casa costa cara agli italiani, visto che oltre tre milioni di famiglie devono destinarle più del 40% dei loro redditi. Da qui la reazione della Cgil, che ha denunciato “l’iniquità dell’imposizione fiscale che, a suo parere, “ricade maggiormente sui redditi più bassi”.

Cosa fare allora? La Cgil guarda con sospetto alla proposta del governo di abolire tutte le imposte sulla prima casa e propone di procedere con più cautela. “La Cgil – si legge nella nota a corredo dell’indagine – ribadisce la necessità di inserire la tassazione immobiliare in un piano più ampio e progressivo che riguardi i grandi patrimoni. Per tutelare i redditi più bassi di lavoratori e pensionati, la tassa sulla prima casa deve essere abolita per chi possiede una sola abitazione con rendite catastali al di sotto di una certa soglia, ma per i proprietari di immobili di maggior pregio, l’obbligo di versamento deve essere mantenuto”



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