Carte revolving: il prestito facile che complica la vita

Acquistare oggi e pagare domani: magari beni di prima necessità ma che diventano nel tempo un lusso che costa caro.


È il sistema di pagamento delle cosiddette “carte revolving”. Molti ne posseggono una, magari ignorando che si chiami così. E spinti dalla necessità ne hanno sperimentato i benefici, e soprattutto gli svantaggi, sulla propria pelle. Stando agli ultimi dati statistici pervenuti dall’Osservatorio SuperMoney per quanto concerne le carte di pagamento, si calcola che più del 46% delle richieste rivolte agli istituti bancari e finanziari riguardano proprio la concessione di una carta revolving, contro il 36% delle carte di credito e poco più del 20% dei bancomat.

Come funziona la carta revolving?

Il termine “revolving” è inglese e significa ricaricabile. In termini semplici e chiari, è possibile ottenere con poche garanzie una somma di denaro (in media tra i 1000 e i 1.500 euro) da spendere senza vincoli né giustificazioni (come accade al contrario nel caso di un prestito), anche in un’ unica volta, tramite pagamenti online o nei negozi come qualsiasi altra tessera bancaria o prelevando semplicemente contanti allo sportello per poi disporne secondo necessità.

Vantaggiosa, pratica, veloce. E indubbiamente comoda rispetto a un bancomat (che costringe, come è ben evidente, ad avere liquidità per poterne disporre) o a una carta di credito che “anticipa” le somme canalizzate sul conto bancario ma le recupera in toto e seduta stante alla data indicata.

Quali sono gli svantaggi di una carta revolving, dunque? Di sicuro, gli elevati tassi d’interesse. Questo genere di carta permette di disporre anche di tutta la somma concessa e anche in un solo giorno, se lo si preferisce. La restituzione avviene in piccole rate e il pagamento può essere effettuato tramite bollettini, come una vera e propria bolletta delle utenze, per intendersi.

Nel momento in cui si “ricarica” la carta di tutto l’importo iniziale, è possibile ricominciare ad utilizzarla e così via. Il problema è che ad ogni utilizzo del denaro, alle somme prese in prestito si aggiungono in automatico gli interessi da pagare, che si aggirano tra il 17% e il 25%. Esorbitanti e spaventosi. E purtroppo, nell’ansia di disporre con urgenza di liquidità, non sempre calcolati e valutati adeguatamente.

A questi tassi di interesse, vanno ad aggiungersi altre spese annuali, le penali per ritardato (anche di un giorno) o mancato rimborso della rata, le commissioni per le operazioni telematiche, la polizza assicurativa iniziale indispensabile e via di seguito. Mantenere nei mesi un calcolo preciso della somma totale da rimborsare diventa un lavoro da vero e proprio commercialista, fino a diventare in molti casi incontrollabile e purtroppo a sfuggire completamente di mano.

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