Carriera Universitaria in Italia: professori più anziani d’Europa e l’arduo percorso dei giovani ricercatori

 

Secondo i dati dell’Osservatorio su ‘Gli italiani, la scienza e le tecnologie digitali’ contenuti nella nuova edizione dell’Annuario Scienza e Società, i docenti con più di 50 anni di età nel nostro Paese sono il 55 %. Per gli esperti questo dato ha sicuramente ripercussioni sui risultati della ricerca e sul livello di innovazione del nostro sistema universitario. Quella italiana decisamente non è un’università per giovani. Un gran numero di docenti universitari italiani si “attardano” sulle cattedre rallentando il ricambio e soltanto il 16 % dei professori ha meno di quarant’anni. Confermando il dato che gli insegnanti italiani sono in media i più anziani d’Europa. In Italia, su 1.000 occupati coloro che svolgono l'attività di ricercatore sono 4, in Finlandia quattro volte di più e nei 27 Paesi Ue una media di 6,6 occupati in ricerca su mille. La percentuale italiana vede una prevalenza degli occupati nel Lazio, dove si concentrano le sedi nazionali delle istituzioni di ricerca, con un tasso di ricercatori in enti pubblici di ricerca del 40%. Un altro 20% si concentra in Lombardia e il 40% restante è distribuito in 18 regioni.


La carriera universitaria rappresenta certamente una tra le strade più ardue da percorrere in Italia ma anche tra le più ambite. Il primo passo è aver conseguito la laurea magistrale o specialistica per poi partecipare magari vincendo un concorso per accedere ad un dottorato di ricerca e, quindi, individuando un settore disciplinare. In attesa di un concorso da ricercatore, si può tentare di ottenere un assegno di ricerca. Anche in questo caso si tratta di un concorso indetto dalle università e per vincerlo si necessita di una “spinta” da parte del docente che lo ha bandito. Dopo aver conseguito il dottorato, di norma di durata triennale, è necessario inserirsi in un programma post dottorato, continuando il lavoro di ricerca e realizzando più pubblicazioni scientifiche possibili, per accrescere il curriculum vitae.

Avendo conseguito il dottorato e quindi i titoli richiesti si può partecipare ai concorsi pubblici prima per “ricercatore abilitato” anche a svolgere attività formative, poi per “professore associato” o di seconda fascia e attraverso un concorso per titoli per “professore ordinario” o di I fascia. Un “professore di I fascia” può diventare, tramite elezione, “Capo dipartimento” o “Preside di facoltà”. Il “Rettore”, la massima carica universitaria, è eletto esclusivamente tra i “professori ordinari in ruolo”. Dai concorsi vengono stilate delle liste di idoneità a livello nazionale, cui le università possono attingere per coprire i posti vacanti. Il minimo periodo di prova prima dell’assunzione con contratto a tempo indeterminato è di circa tre anni.

Il docente universitario esercita come titolare l’insegnamento di una disciplina all’università. Il suo ruolo prevede anche funzioni di ricerca scientifica ed alcune attività amministrative. I suoi compiti sono la preparazione e lo svolgimento delle lezioni, il ricevimento degli studenti, l’organizzazione di seminari ed esami, il supporto nella preparazione delle tesi di laurea e tutte le attività collegate alla ricerca (pubblicazioni scientifiche), alla gestione di concorsi ed ai necessari adempimenti burocratici ed amministrativi. Partecipa spesso, a volte anche in veste di organizzatore, a congressi e convegni, sia per aggiornamento professionale sia per mantenere contatti con colleghi e studiosi del settore. Sotto questa definizione, sono comprese anche altre figure professionali. Con l’ultima riforma si è stabilito che i professori debbano esercitare le attività scientifiche per 350 ore l’anno, di cui almeno 120 dedicate ad attività didattica.

Il ricercatore rappresenta la prima figura di ruolo della carriera universitaria. La retribuzione è in rapporto al tipo di regime scelto se a tempo pieno o definito; nel primo caso sono obbligatorie 350 ore annue di didattica mentre nel secondo si scende a 250. In genere, lo stipendio del ricercatore si aggira dai 1200 ai 1700 euro al mese. Nella carica di professore associato, ruolo raggiungibile per concorso pubblico con tempistiche e svolgimento identiche a quelle di ricercatore. Lo stipendio sale in modo considerevole e si aggira intorno ai 2200 – 2700 euro al mese. Il ruolo di professore ordinario (anch’esso raggiungibile tramite concorso) rappresenta la carica universitaria più alta per un docente titolare di cattedra. Il salario di un professore ordinario è di circa 3300 – 4000 euro al mese.

Il percorso appena descritto rappresenta la strada di accesso per la carriera universitaria ma, in rari casi, è possibile ottenere direttamente ruoli di professore associato od ordinario nel casi in cui il candidato possieda doti eccellenti in uno specifico settore scientifico disciplinare.

Per avere maggiori informazioni ci si può rivolgere ai seguenti recapiti e indirizzi: Ministero dell’Istruzione, viale Trastevere, 76/a – 00153 Roma, http://www.istruzione.it/; all’And, Associazione Nazionale Docenti, via Cesare Marini, 19 – 87100 Cosenza,  http://www.associazionedocenti.it/; all’Apef, Associazione Professionale Europea Formazione, via Dalmazia, 9 – 00198 Roma, http://www.apefassociazione.it

L’Annuario su “Italiani e Scienza”mette in evidenza un aspetto positivo che riguarda gli ottimi risultati ottenuti dalla ricerca italiana posizionandosi tra i primi tre posti nell’accedere ai fondi stanziati dall’European research council. Purtroppo vi è un risvolto meno incoraggiante, infatti, se si sottraggono i finanziamenti ottenuti da ricercatori italiani che lavorano all’estero per istituzioni straniere, l’Italia scende al sesto posto in classifica. 

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