Canone Rai in bolletta: il salasso degli studenti universitari

Gli incassi più rotondi, per l'Agenzia delle Entrate incaricata di occuparsi della riscossione del Canone Rai, potrebbero arrivare dalle case in affitto abitate da studenti e lavoratori fuori sede

Diciamoci la verità: nell’Italia segnata dall’immobilismo, qualsiasi novità provoca la reazione stizzita dei tradizionalisti. Di coloro che faticano ad abbandonare la strada battuta per intraprenderne una nuova. E’ avvenuto anche con l’introduzione del Canone Rai in bolletta (che scatterà dal prossimo mese di luglio) che continua a convincere poco gli italiani. Anche perché il famoso decreto attuativo che dovrebbe fornire tutti i chiarimenti sulle modalità di pagamento (e non solo) non è ancora stato “partorito”. Il sentore è che alcuni nodi siano particolarmente intricati. E che l’incrocio dei dati tra i vari soggetti coinvolti (dall’Agenzia delle Entrate all’Anagrafe Tributaria, dai Comuni alle aziende elettriche) sia destinato a creare una certa confusione. O qualche errore. Gli estensori della normativa presumono che chiunque accenda la luce a casa abbia anche un televisore per il quale dovrà pagare il Canone Rai. Ma cosa succede nelle case date in affitto a studenti o lavoratori fuori sede?


Prendiamo il caso del signor Bianchi che vive a Bologna e che dispone di un immobile che affitta, da tempo, agli studenti universitari. Cosa succede in questo caso? Qualcuno potrà pensare che, essendo il signor Bianchi il titolare dell’utenza elettrica e avendo acquistato lui il televisore anche in questa seconda abitazione, debba essere lui a provvedere al pagamento del Canone Rai. Ma non è così perché il suddetto proprietario – che dovrà versare i 100 euro annui d’imposta sulla tv nella sua “prima casa” (ovvero in quella in cui vive) – sarà esonerato dal pagamento del Canone nel secondo immobile. E passerà la “patata bollente” (se così si può dire) ai tre studenti universitari che condividono l’appartamento. Con grande soddisfazione dell’Agenzia delle Entrate per la quale si prefigura, in questo caso, un  incasso particolarmente interessante.

Tutti e tre gli studenti dovranno, infatti, andare alla posta per pagare (con il tradizionale bollettino) il Canone Rai. In pratica: per una sola televisione, si verseranno ben 300 euro ogni anno. Perché? Perché l’imposta sulla tv non è collegata alla proprietà dell’apparecchio (riconducibile al signor Bianchi appunto), ma alla sua detenzione e al suo utilizzo. E deve dunque essere versata da coloro che, in un immobile ceduto in affitto, ne fruiscono quotidianamente. A meno che non si dimostri che sia solo uno di loro a guardare la tv. O non si scelga di seguire film e programmi dai computer e dai tablet (per i quali non è previsto il pagamento di alcuna imposta).



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