Call center, niente cassa integrazione in caso di nuove assunzioni

Torniamo anche oggi a occuparci dei call center. Dopo averlo fatto qualche giorno fa ricordando quali siano le tutele dei lavoratori che oeprano all’interno della struttura, nell’ipotesi in cui cambi l’operatore di riferimento, occupiamoci oggi del tema in relazione alla possibilità di accedere alla cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS), e la sua incompatibilità nell’ipotesi in cui il call center abbia fatto delle nuove assunzioni.


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In altre parole – stando a quanto ricorda il ministero del lavoro nella circolare n. 31/2015, la situazione critica dal punto di vista economico finanziario – che permette di poter vantare il diritto agli ammortizzatori – deve risultare anche dal ridimensionamento o dalla stabilità dell’organico aziendale, essendo incompatibile con le nuove assunzioni prodotte dalla società.

Call center e CIGS

Andando con maggior ordine, ricordiamo che la CIGS è un’indennità che spetta a tutti i lavoratori e consistente al trattamento massimo d’integrazione salariale straordinaria. L’indennità può essere richiesta sia nell’ipotesi di sospensione dell’attività, che nella fattispecie di riduzione della stessa, purchè determinata da una crisi aziendale. A sua volta, il ministero nella circolare spiega che la criticità deve essere valutata sulla base degli indicatori economico-finanziari riguardanti il biennio precedente, da cui deve emergere un andamento a carattere involutivo.

Proprio a questo fine, l’impresa è tenuta a presentare una relazione di natura tecnica, che contiene le motivazioni a supporto. Deve inoltre essere verificato, prosegue il ministero, anche il ridimensionamento o la citata stabilità dell’organico aziendale nel biennio precedente e, contestualmente e dunque, l’assenza di nuove assunzioni.

Nel suo piano di risanamento, che è obbligatorio presentare, l’azienda dovrà presentare in modo chiaro quali sono le cause della crisi aziendale, e in che modo ritiene di poter intervenire per poter fronteggiare gli squilibri di natura produttiva, finanziaria o gestionale per ciascuna unità aziendale interessata dagli ammortizzatori. Il programma, per quanto ovvio, deve essere finalizzato a supportare la continuazione dell’attività e la salvaguardia, pur parziale, dell’occupazione.

Ora, stabilito quanto sopra, poichè il trattamento (l’indennità pari alla CIGS) è concesso qualora la crisi aziendale sia conseguente a un evento improvviso e imprevisto, esterno alla gestione aziendale, l’impresa è tenuta a rappresentare anche tali elementi di imprevedibilità dell’evento, rapidità di produzione degli effetti negativi, completa autonomia dell’evento stesso sulle politiche di gestione dell’azienda.

Nella stessa circolare, infine, il ministero ha precisato che l’azienda deve farsi carico delle quote di tfr maturate dai lavoratori durante il periodo d’integrazione salariale, essendo stata abrogata la norma che estendeva la copertura CIGS anche a tale trattamento di fine rapporto. Per poter richiedere l’accesso al trattamento, la richiesta dovrà essere effettuata su modello scaricabile sul sito internet del ministero del lavoro, da inviarsi per posta, con raccomandata a/r, o posta elettronica certificata. Non è prevista alcun termine per la presentazione, da effettuarsi comunque in tempi congrui.



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