Business International: nel lavoro in Italia regnano burocrazia e (anche grazie agli immigrati) creatività


Business International ha appena pubblicato un recente rapporto che fotografa la situazione del mercato del lavoro italiano, sempre più contraddistinto da lungaggini burocratiche (nonostante i passi in avanti compiuti con qualche innovazione semplificatrice) e dall'elevata o eccessiva pressione fiscale. Tuttavia, è anche un mercato del lavoro contraddistinto dalla voglia di darsi da fare e di mettersi in gioco, con un tasso di creatività e di innovazione che sembra in parte esser trascinato dai lavoratori immigrati.

Vince la sfiducia. Tra i tanti dati che emergono dal report Business International, emerge una diffusa e profonda sfiducia nei confronti del futuro. Il 70% del campione intervistato ritiene infatti che l'attuale congiuntura negativa avrà degli effetti di media e lunga durata sulla propria attività imprenditoriale e sulla propria condizione lavorativa, mentre solamente il 28% ritiene che dalla crisi si riuscirà ad uscire nel breve termine.

Tra le manifestazioni più evidenti di tale fase congiunturale, maggiormente diffusa è la percezione di una concreta diminuzione degli ordini e delle vendite (62%), mentre quasi 6 imprenditori su 10 segnalano una difficoltà di poter riscuotere puntualmente i crediti vantati nei confronti dei propri clienti.

Elevata è anche la percentuale di coloro che lamentano di non riuscire a finanziarsi attraverso il sistema bancario. La stretta creditizia che da diversi trimestri è posta in atto dalle banche italiane, infatti, sta generando un aumento sensibile delle criticità nell'accesso al credito (il 39% degli intervistati ammette di non riuscire a indebitarsi con il sistema bancario, o di poterlo fare con grande difficoltà) e all'incremento dei costi del denaro (40%).

Non manca, infine, la segnalazione sul peso della burocrazia. Il report evidenzia infatti come “l'inefficienza della burocrazia crea ritardi e costi non più sostenibili, e il ritardo dei pagamenti

della pubblica amministrazione aggrava l’emergenza” della scarsità di denaro da investire

nello sviluppo della propria azienda.

Non tutto il male vien per nuocere. Ad ogni modo, la crisi sembra aver risvegliato la voglia di fare impresa e di innovare da parte degli italiani. Il 61% del campione intervistato ha infatti affermato che l'azione di contrasto principale alla crisi sta proprio nel ridefinire mirate e nuove strategie di business.

Una percentuale confortante, che si accompagna tuttavia al 22% del campione che si dice costretto a dover intervenire sul fronte del taglio delle risore umane per poter mantenere una sostenibilità dei costi sul mercato, e a un 17% che invece cercherà di arginare le difficoltà mediante una ristrutturazione del debito.

Ancora, gli italiani non sembrano aver percepito l'importanza di aggregarsi e di sfruttare le sinergie per combattere la congiuntura negativa. Sono infatti pochissimi coloro che hanno scelto di rinunciare alla propria piena autonomia, indicando l'integrazione delle aziende come possibile soluzione per le attuali difficoltà.

L'importanza degli immigrati. Ma non solo. Come abbiamo avuto modo di anticipare in apertura, il report apporta qualche informazione positiva circa l'apporto, alla tenuta del mercato del lavoro, da parte degli immigrati, definiti come un elemento in grado di “mitigare la crisi”. Un'apporto evidenziato da un'analisi della Cna come rilevante in termini di “occupazione, creazione di ricchezza e propensione all’imprenditorialità”.

A dimostrazione di ciò, le ultime statistiche diffuse sul territorio, che affermano come sarebbero almeno 200 mila le società con un titolare di origine extra comunitaria o proveniente da una nazione Ue, per un numero che – tenendo in considerazione anche i partner – arriva a superare le 440 mila unità.

Ulteriore controprova è infine fornita dal tasso di sviluppo di queste iniziative, che tra il 2005 e il 2011 (e, pertanto, anche nel bel mezzo della crisi) sono cresciute del 48,7%, a fronte di un calo del 9,3% delle iniziative imprenditoriali condotte da italiani. Tra i Paesi di provenienza più dinamici, il Marocco, l'Albania, la Romania e la Cina.



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