Buoni pasto: all’esame del Governo l’aumento del valore esentasse

Buoni pasto: il Governo pensa ad un aumento del valore a 7 euro, esentasse. Gli effetti positivi della manovra.

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Nei prossimi giorni il Governo esaminerà la proposta di innalzamento del valore esentasse dei buoni pasto uscita dalla Commissione Bilancio della Camera dei Deputati. La proposta prevede l’aumento del valore esentasse fino a 7 euro del buono pasto (la deducibilità dei buoni pasto, ad oggi, è pari alla soglia di euro 5,29 per ogni giorno lavorato).Cosa comporterebbe l’approvazione di questa manovra? Per prima cosa, si avrebbero a disposizione 1,71 euro in più al giorno, il che significa circa 400 € in più all’anno di reddito netto disponibile per la spesa alimentare per ogni lavoratore beneficiario.


Anche Andrea Keller, amministratore delegato di Edenred Italia (Gruppo che ha inventato il Ticket Restaurant e  leader mondiale nei buoni servizio prepagati per le imprese) appoggia la proposta: “La manovra avrebbe come impatto immediato l’aumento del potere d’acquisto dei lavoratori beneficiari e favorirebbe, di conseguenza, una crescita dei consumi e dell’occupazione. La riforma rappresenta per l’Italia un’importante occasione per procedere sulla strada dello sviluppo e della digitalizzazione”.

Manovra sui buoni pasto, uno studio sui suoi effetti

Proprio Edenred Italia, infatti, ha commissionato uno studio a OpenEconomics e Università di Tor Vergata per analizzare e valutare i principali effetti che il servizio dei buoni pasto genera sul sistema economico-produttivo nazionale. Se il valore esentasse del 70% dei buoni pasto attualmente erogati venisse elevato a 7 euro si avrebbe, prima di tutto, un rilancio dei consumi. Il settore dei buoni pasto, che attualmente rappresenta lo 0,72% del PIL, andrebbe all’1%, con conseguente valore aggiunto nei pubblici esercizi, maggiore potere di acquisto dei lavoratori e aumento di entrate fiscali.

I risultati dello studio prospettano un impatto positivo anche sul piano occupazionale, con la creazione di ben 73.748 nuovi posti di lavoro. L’incremento occupazionale si manifesterebbe non solo nei settori direttamente interessati alla spesa per buoni pasto (esercizi ricettivi, agricoltura, alimentari bevande e tabacco, commercio e GDO), ma anche in quelli che ne sono indirettamente coinvolti (come agricoltura e pesca, industria, costruzioni e servizi).




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