Buoni lavoro: è boom soprattutto in Puglia

Sempre più datori di lavoro ricorrono ai voucher che non s'imbrigliano nella rete della burocrazia e garantiscono poco (o niente) ai dipendenti

Cresce la febbre di voucher in tutta Italia. Stando ai dati forniti dall’Osservatorio sul precariato dell’Inps, infatti, il ricorso ai cosiddetti “buoni lavoro” è cresciuto del 311% dal 2013 al 2015, con punte particolarmente alte in regioni come la Puglia e la Liguria. Ma prima di snocciolare i dati, cerchiamo di capire fino in fondo di cosa stiamo parlando.


I voucher sono appunto “buoni lavoro” con cui il datore può – previo accordo – pagare il proprio dipendente. Il loro valore è di 10 euro ciascuno, ma la somma intascata dal lavoratore si ferma a 7,5 euro. E i restanti 2,5? Vengono versati all’Inail, all’Inps e al gestore del servizio che può essere la stessa Inps, ma anche una tabaccheria convenzionata o un ufficio postale. Si tratta di un sistema di retribuzione a dir poco “agevole”: il datore che sceglie di usarla non deve esibire alcun contratto scritto né perdersi nei meandri labirintici della burocrazia, ma che – a ben guardare – lascia il dipendente “sguarnito” delle più elementari tutele come il diritto alla maternità, alla malattia, alla disoccupazione e agli assegni familiari. E c’è di più: se fino a non troppo tempo fa, ogni lavoratore poteva percepire un massimo di 5 mila euro annui in voucher, con l’approvazione del Jobs Act la somma è salita fino ai 7 mila euro (2 mila per datore).

Ma veniamo ai dati forniti dall’Osservatorio dell’Inps che ha fornito un’istantanea aggiornata dell’uso dei voucher. Nel primo semestre del 2015, la regione che ne ha fatto più richiesta è stata la Lombardia (oltre 11 milioni e 351 mila), seguita dal Veneto (poco più di 8 milioni) e dall’Emilia Romagna (7 milioni e 832 mila). Ma a sorprendere è stata soprattutto la crescita esponenziale dell’utilizzo dei “buoni lavoro”: dal 2013 al 2015, infatti, il loro uso è aumentato del 311% a livello nazionale, con punte massime in Puglia (+460%), Liguria (+414%) e Valle d’Aosta (+383%). Oltre che in Molise, Sardegna, Toscana e nelle Marche dove il ricorso ai “buoni lavoro” è aumentato, negli ultimi 3 anni, di più del 350%.

 




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