Buoni lavoro: dall’esordio in sordina all’exploit del 2014

Pagare con i voucher non è più un tabù. In sei anni, il numero dei "buoni lavoro" è aumentato di 129 volte, coinvolgendo sempre più giovani e donne

C’è chi incassa con regolarità lo stipendio, chi può ancora confidare su un salario e chi deve, invece, fare leva su forme alternative di pagamento. Come i “voucher” o “buoni lavoro” che altro non sono se non strumenti attraverso i quali i datori di lavoro possono assumere – in maniera temporanea, occasionale e discontinua – risorse utili a rispondere alle esigenze di un determinato periodo, senza dover far firmare alcun contratto.


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image by Marsel82

Qualche esempio? Nelle campagne in cui la vendemmia è attualmente in piena attività, può essere utile “arruolare” un certo numero di braccianti che aiutino a velocizzare i tempi di raccolta dell’uva. Per loro, l’imprenditore agricolo può predisporre un pagamento sotto forma di “voucher”, che assicura la totale trasparenza fiscale, previdenziale e assicurativa (essendo “benedetto” da Inps e Inail) fornendo un antidoto al “lavoro nero”.

Dopo una partenza non proprio esaltante, i “buoni lavoro” riscuotono adesso un discreto successo. Stando ai dati raccolti dal Centro Studi della Cna, infatti, dai 535 mila e 985 voucher rilevati nel 2008 (anno del loro esordio) si è passati ai quasi 70 milioni del 2014, con un incremento di 129 volte in sei anni.

E a cambiare è stato anche l’identikit dei lavoratori pagati con i voucher: se nel 2008, quattro su cinque erano uomini ultrasessantenni che cercavano di arrotondare, in qualche modo, la loro pensione; nel 2014 l’età media si è fortemente abbassata coinvolgendo uomini di 38 anni e donne di 34. E interessando più lavoratrici (52%) che lavoratori (48%).

Ancora: lo studio ha rilevato che il commercio resta il settore in cui viene erogata la quota più consistente di “buoni lavoro” (18,2%), seguito dai servizi (14%), dal turismo (12,3%), dalle manifestazioni sportive (9,1%), dal giardinaggio e dalle pulizie (7,6%) e dalle attività agricole come la sopra citata vendemmia (7,3%).

A livello territoriale, sono invece la Lombardia e il Friuli Venezia Giulia le regioni che hanno fatto maggiormente ricorso a questo strumento, concedendo voucher per un valore di 26,5 e 11 milioni di euro complessivi. E se è vero che è al Nord che il “buono lavoro” incassa i risultati più soddisfacenti, è altrettanto vero che, col passare del tempo, esso ha iniziato a incuriosire anche le altre zone dello Stivale. Come la Puglia, la Sicilia e la Sardegna dove, nel corso dell’ultimo anno, si è assistito a un aumento dell’utilizzo pari rispettivamente al 98,3, 96,6 e 94,2%.

 

 



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