Brexit, quando inizierà veramente?

La Gran Bretagna temporeggia e l'Ue invece ha fretta. Ma i negoziati non possono iniziare senza la notifica formale al Consiglio europeo, oppure sì?

Battibecchi e opinioni contrastanti su quando formalmente inizierà la Brexit. Ci sono infatti due problemi di non poco conto: 1)  non esiste un precedente uguale o simile a quello dell’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, di conseguenza non è possibile rifarsi a nessuna “giurisprudenza” o “prassi” in merito. 2) La Brexit inizierà concretamente dopo la notifica formale della Gran Bretagna al Consiglio europeo della volontà di uscire, come recita l’art 50 del Tue. Il fatto è che l’articolo in questione non stabilisce un tempo limite per tale notifica, dalla partirebbero i negoziati. C’è invece un tempo limite per l’uscita vera e propria, ovvero due anni (prorogabili), i quali servirebbero alle due parti per “contrattare” le condizioni migliori del recesso della Gran Bretagna dall’Ue. Ma questi negoziati non possono partire prima della suddetta notifica formale, che l’attuale premier britannico James Cameron ha già detto di non voler inoltrare, non subito almeno. Toccherà forse al suo successore l’onere di avviare la procedura di distacco dall’Ue.


brexitNon essendoci precedenti però, le opinioni su come interpretare l’art 50 sono molteplici. Tra queste, una è piuttosto interessante: secondo Derrick Wyatt, un professore in legge della Oxford University, potrebbero essere considerate come “atto formale” le stesse dichiarazioni di Cameron. Il professore ne ha parlato alla BBC, la “Rai” inglese. Ne verrebbe probabilmente fuori una causa, vista la già a più riprese dimostrata “fretta” dell’Ue di avviare le trattative, ma tant’è. Tutto dipende dal fatto che l’art 50 del Tue, o Trattato di Lisbona, oltre a  non disciplinare i tempi della notifica, non ne stabilisce nemmeno le modalità. Una dichiarazione di un premier potrebbe essere interpretata come atto formale insomma.

C’è poi da ricordare un’altro fatto molto importante: non è indicato un tempo limite per la notifica formale,  quindi, teoricamente potrebbero anche passare tutti e due gli anni senza che vi sia alcun negoziato, ma non esiste nemmeno un tempo limite per la Gran Bretagna per rispettare il volere della maggioranza (risicata, tra quelli che sono andati a votare) dei suoi cittadini, espresso con il voto. Questo perché il referendum sulla Brexit era consultivo e non vincolante. Quindi Londra, anche se è più una teoria che una possibilità concreta allo stato dei fatti,  potrebbe  anche decidere di non uscire dall’Ue, senza violare alcuna norma. Un’altra questione ancora è che la brexit è fortemente osteggiata dalla Scozia, che ritiene il restare nell’Ue molto più conveniente ed a tal proposito ha già annunciato la possibilità di un nuovo referendum indipendentista, ovvero la richiesta ai suoi cittadini se voler rimanere “agganciati” ad un Inghilterra fuori dall’Europa o separarsene per restare all’interno dell’Ue.

 




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