Brexit: cosa cambia per l’Italia e gli italiani in Gran Bretagna

La Brexit per l'Italia e gli italiani in Gran Bretagna? I cambiamenti potrebbero essere pesanti, ma tutto dipenderà dagli accordi che verranno stipulati.

Il 23 giugno 2016 è un giorno che sicuramente rimarrà nella storia europea e non solo. La Gran Bretagna, a dispetto di tutte le previsioni (comprese quelle di borsa) e i sondaggi del giorno prima ha votato per la Brexit, ovvero l’uscita dall’Unione Europea. Il paese, spaccato in due quasi esattamente, ha deciso per l’abbandono dell’Ue. Una decisione che sicuramente porterà enormi cambiamenti dal punto di vista sia economico che politico e sociale, più che altro nel medio e lungo periodo. Ma cosa cambierà per l’Italia come nazione e per gli italiani che attualmente vivono in Gran Bretagna?


Brexit ItaliaBrexit: parola d’ordine, niente allarmismi

Chiariamo subito un punto fondamentale: per ora c’è ben poco da preoccuparsi. Per almeno due anni con tutta probabilità le cose rimarrano esattamente come sono adesso. Per gli inglesi, per gli italiani in Italia e pure per gli italiani in Inghilterra. L’Art. 50 del trattato sull’Unione Europea infatti disciplina l’eventuale uscita di un paese membro dall’Unione stessa e la procedura da compiersi non è certo tra le più veloci. C’è infatti un tempo di almeno due anni (prorogabili) in cui il Paese membro in uscita negozia gli accordi da prendere con l’Ue e con i suoi paesi mebri per la sua dipartita. Prima di questo, va detto che i due anni decorrono da quando il paese membro che ha deciso di non esserlo più presenta la sua richiesta all’Ue. I due anni quindi non decorreranno dal 23 giugno 2016, giorno del referendum Brexit ma da quando la Gran Bretagna presenterà richiesta formale al Consiglio Europeo. Inoltre, il referendum appena conclusosi è “consultivo”, quindi non vincolante. Teoricamente le istituzioni britanniche potrebbero anche decidere di non tener conto del risultato del referendum brexit e non chiedere di uscire dall’Ue, cosa che però, con tutta probabilità, non accadrà.

Brexit: gli effetti sull’Italia

Un’altra cosa da chiarire subito è questa: gli effetti sull’Italia di Brexit, attualmente si possono solo ipotizzare perché la pesantezza delle conseguenze sulle economie degli stati membri dipenderanno in larghissima parte da quali saranno gli accordi che entreranno in vigore tra la Gran Bretagna, l’Unione Europea e i singoli stati membri, una volta conclusasi la procedura sopra descritta.  Ovviamente, il crollo delle borse europee e non solo, una volta diffusosi il risultato del referendum Brexit ha bruciato svariati miliardi di euro, cosa questa accaduta anche sulla piazza di Milano. Stiamo però parlando di un parametro finanziario. L’economia reale, come ha sottolineato il Ministero di settore, dovrebbe risentirne limitatamente. Nel campo dell’export, considerando il caso peggiore previsto fino ad ora, è una contrazione delle esportazioni per circa 3 miliardi di euro. Di certo non una buona notizia, ma è comunque una difficoltà affrontabile da un’economia come quella italiana.

brexitQuesto senza contare che gli accordi futuri potrebbero prevedere condizioni di scambio delle merci analoghi a quelli attuali, o comunque molto simili. In un’analisi che rimane comunque ipotetica, bisogna considerare anche il fatto che il cambiamento radicale di scenario coinvolgerà, nel medio periodo anche gli attori politici ed conomici che fino a due giorni fa hanno ammonito pesantemente sui rischi legati alla Brexit. Anche loro, è ipotizzabile, rivedranno le visioni attuali cercando di stringere accordi in grado di limitare o azzerare l’impatto dell’uscita della Gran Bretagna dall’Ue sugli stati membri.

Qui si apre un’altra questione fondamentale: la Gran Bretagna dovrà stringere accordi non solo con le istituzioni europee, ma anche con ogni singolo paese dell’Ue. Quindi gli effetti sull’Italia dipenderanno in larga parte anche da quali accordi il Governo italiano stipulerà con quello inglese. Non è un particolare da poco, perché gli inglesi potrebbero trovarsi ad avere accordi di un tipo con un paese e di un altro tipo con un altro paese. Quindi le condizioni di vantaggio o di svantaggio rispetto all’economie nazionali saranno fortemente legati alle decisioni che verranno prese dai governanti di entrambe le parti.

Brexit: cosa cambia per gli italiani in Gran Bregana?

In Inghilterra vivono svariate decine di migliaia di italiani che lavorano e/o studiano. Londra è infatti da sempre una meta molto ambita da parte dei giovani del nostro paese, soprattutto quelli con titoli di studio più alti (o che ambiscono agli stessi), ma non solo. Cosa cambierà per loro dopo il periodo di transizione? Se le condizioni dovessero ritornare come quelle in vigore prima dell’Unione Europea, non vi è dubbio che sia la permanenza che anche l’ingresso in Gran Bretagna diventerebbe decisamente più arduo. Per quanto riguarda la permanenza, più che altro quella prolungata potrebbe rendersi necessario un “visto di lavoro o di studio” senza il quale si potrebbe essere costretti a tornare a a casa. Condizione questa che ovviamente non varrebbe solo per gli italiani e che però limiterebbe grandemente lo scambio di conoscenze tra il nostro paese e la Gran Bretagna.

brexitAnche per quanto riguarda l’ingresso (non turistico), la Gran Bretagna post Brexit potrebbe decidere di voler “scegliere” chi far entrare e chi no, sulla base di parametri come ad esempio le qualifiche possedute, incrociate con l’effettiva necessità del paese di quelle qualifiche. Uno degli argomenti principali che ha generato la Brexit infatti è proprio l’immigrazione, che non è plausibile identificare solo come quella costituita da chi scappa da una guerra in Africa. Per gli inglesi, noi italiani che andiamo in Inghilterra siamo di fatto immigrati, ovvero siamo “migrati” da una nazione, entrando in un’altra, la loro. Va infatti chiarito che i diritti acquisiti anche dagli stranieri in Gran Bretagna incidono sul bilancio del Welfare nazionale. Se ad esempio un italiano che vive in Inghilterra perde il lavoro e ha diritto all’indennità di disoccupazione, questa gli viene ovviamente elargita e non tutti gli inglesi, secondo alcuni sondaggi, sono così ben disposti verso questo tipo di approccio.

C’è un però, che potrebbe contare non poco: anche se pure questa resta un’ipotesi, potebbero entrare in vigore differenze  non trascurabili tra chi era in Gran Bretagna prima della Brexit e chi invece ci entrerà dopo, anche durante il periodo di transizione più volte citato. Molti cittadini europei attualmente in Gran Bretagna, si sono fatti certificare la loro presenza nel paese il giorno prima di Brexit, pur ovviamente non conoscendo l’esito del referendum. Questo perché una delle decisioni possibili sarebbe quella di differenziare tra chi c’era prima e chi è venuto dopo.

Un’altra ipotesi? Così come tutti gli altri “cittadini europei” anche gli italiani potrebbero in futuro essere soggetti alla legislazione inglese riguardante gli immigrati non europei; esiste infatti un sistema “a punti” che disciplina l’ingresso e le possibilità lavorative per questo tipo di immigrati. Una possibilità è quella che tale sistema venga esteso ai cittadini Ue, in ragione del fatto che, pur questi ultimi restando tali, sarebbe la Gran Bretagna a vederli come “tutti gli altri” non facendo più parte lei dell’Ue. E’ però, come più volte ricordato, anche questa un’ipotesi, la cui applicazione o meno dipenderà dagli accordi che entreranno in vigore nei prossimi anni tra i paesi coinvolti.




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