Brexit: come affrontare l’incertezza che fa paura

I timori e i dubbi dei lavoratori vanno "mitigati" con una comunicazione efficace e una preparazione oculata. Mentre chi progetta di fare le valigie, deve tenersi costantemente informato

Diciamoci la verità: a quasi un anno di distanza dalla Brexit, molte incognite restano ancora aperte. L’uscita del Regno Unito dall’Unione europea – notificata il 29 marzo 2017 dal Parlamento londinese – resta, al momento, una decisione presa sulla carta. Cosa cambierà concretamente? Quali ripercussioni ci saranno sui lavoratori britannici e su quelli stranieri? Difficile a dirsi.

Stando ai beninformati, il prossimo 19 giugno, si apriranno le discussioni, tra Londra e Bruxelles, per definire le modalità di uscita e avviare i negoziati coi vari Paesi comunitari. Nel tentativo di diradare le nebbie che ancora avvolgono la Brexit, procurando una certa apprensione generale.

Tre cose da fare per sconfiggere la paura legata alla Brexit

Quel che è certo è che col referendum del 23 giugno 2016, gli elettori britannici hanno premiato il cambiamento. La rottura con l’Unione europea ha segnato, infatti, un “cambio di passo” che avrà effetti sostanziali a livello economico, commericiale, politico e sociale. Già, ma quali? Tra i cittadini del Regno Unito e quelli degli altri Paesi europei che pure guardano, con grande interesse, alla Brexit, sembra prevalere un senso di diffusa incertezza che genera smarrimento e agitazione. Specie tra i lavoratori, che non riescono ad avere una percezione sufficientemente chiara di cosa stia per cambiare. L’incertezza genera solitamente paura, un sentimento che può sortire effetti largamente negativi al lavoro. Ecco perché i dirigenti delle aziende britanniche dovrebbero correre ai ripari per tempo, cercando di “confortare” i dipendenti confusi e impensieriti. Secondo gli esperti, i dubbi e i timori dei lavoratori vanno affrontati e “mitigati” con forza. Vediamo come.

#1. Bisogna parlare chiaro. I lavoratori vogliono essere informati e comprendere cosa sta accadendo. Chi è alla guida di un’azienda britannica, ai tempi della Brexit, ha il dovere di parlare chiaro e di fornire ai suoi dipendenti tutte le risposte di cui hanno bisogno: dove sta andando l’azienda? I posti sono a rischio? Ci saranno cambiamenti radicali? Solo una comunicazione efficace e diretta può garantire la solidità del rapporto tra la dirigenza e i lavoratori e aiutare a superare la paura legata all’incertezza momentanea.

#2. Bisogna pianificare. Occorre guardare in prospettiva e cercare di immaginare il futuro dell’azienda. Tra tutti gli scenari possibili, bisogna impegnarsi a realizzare il più roseo e promettente, focalizzando l’attenzione sugli aspetti più avvincenti e positivi. Un dirigente sufficientemente preparato sa che ogni cambiamento porta con sé una concreta opportunità di crescita: dovrà scorgerla anche nella Brexit. Ma attenzione: occorre prepararsi per tempo e tenere nella giusta considerazione anche l’opinione dei dipendenti che, quando si sentono coinvolti nel processo di decision making, tendono a dare sempre il meglio di sé.

#3. Bisogna prepararsi per bene. Una volta predisposto il piano, bisogna impegnarsi a realizzarlo. Come? I dirigenti devono rimarcare l’importanza della continua preparazione che permette di accrescere le competenze e di rafforzare la resilienza (ossia la capacità di resistere agli urti e di superare le avversità). La Brexit, in questo senso, può suonare come un campanello di allarme teso a ricordare a tutti – manager e lavoratori – che le sfide possono essere vinte, solo se ci si prepara con metodo ad affrontarle.

Cosa succederà agli italiani che sono o vogliono andare nel Regno Unito?

E veniamo a noi: quali cambiamenti devono aspettarsi gli italiani che si sono già trasferiti nel Regno Unito? E quale sorte spetterà ai connazionali che progettano di andare a cercare lì un lavoro? Faranno più fatica, dopo la Brexit? Quasi sicuramente sì. Anche se – lo ripetiamo – le trattative sono ancora in corso e nulla è stato ancora certificato in via definitiva. Stando a quanto trapelato finora:

  • Chi lavora e paga le tasse in Gran Bretagna da più di 5 anni potrà richiedere la residenza e ottenere (se lo vorrà) la doppia cittadinanza.
  • Chi non è, invece, interessato a richiedere la residenza o ad ottenere la cittadinanza dovrà rinnovare il visto di lavoro.
  • Chi progetta di andare a lavorare nel Regno Unito deve sapere che, quasi sicuramente, dovrà trovare un impiego prima della partenza. E che, quasi sicuramente, non avrà accesso ad alcuni strumenti di welfare e sostegno sociale che sono stati finora concessi a tutti i cittadini comunitari (spese sanitarie gratuite, sussidi di disoccupazione, disponibilità di alloggi popolari ecc…)
  • Gli studenti universitari che progettano, infine, di laurearsi in Gran Bretagna, devono sapere che, per effetto della Brexit, quasi sicuramente, non potranno più accedere alle borse di studio, dovranno pagare tasse più salate e non potranno più usufruire di agevolazioni fiscali.

Arrivare preparati metterà al riparo da sgradevoli inconvenienti o sorprese. Prima di fare le valigie, informatevi su tutto e tenetevi costatemente aggiornati sui continui sviluppi in corso.



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