Braccianti agricoli, c’è lavoro (soprattutto) per gli italiani

Ecco chi è la figura del bracciante agricolo: soprattutto italiano, e soprattutto al Sud. I risultati di un recente studio Uila - Italia Oggi.

Chi lavora nei campi della Penisola? Contrariamente a quanto si possa pensare, i braccianti agricoli sono in gran parte italiani, soprattutto al Sud. Ma è comunque consistente la quota di stranieri, soprattutto rumeni, marocchini e indiani. E non mancano nemmeno insospettabili, come tedeschi o svizzeri. A sostenerlo è un recente osservatorio Uila – Italia Oggi, che ha ben fotografato, con merito, il lavoro agricolo dopo la stretta anticaporalato.


Ecco i numeri del dossier.

Complessivamente, sono 589.285 i braccianti agricoli italiani impegnati nei campi, con un numero che è superiore ai 320.243 stranieri. In totale, la percentuale di italiani nel settore è pari al 64,8%, contro il 35,2%, per un dato che comune varia tantissimo da regione a regione, e si evidenzia con più forza al Sud, dove sale al 78% (ovvero, su 544.610 lavoratori, ben 424.564 sono italiani, con prevalente concentrazione in Puglia, Sicilia e Calabria).

Risalendo la Penisola, si scopre che al Centro è il Lazio l’unica regione che registra una maggiore presenza di stranieri (20.875) rispetto agli italiani (14.871) mentre al Nord la tendenza è totalmente invertita, e solamente l’Emilia Romagna, con oltre 40 mila lavoratori, registra un numero elevatissimo di presenza italiana.

Per quanto riguarda i soli stranieri, è la Puglia la destinazione privilegiata, davanti a Emilia Romagna, Trentino e Veneto: queste sole tre regioni settentrionali riescono a occupare più di 100 mila lavoratori stranieri, sui 146 mila lavoratori complessivamente presenti al Nord. “I dati dimostrano innanzitutto che il lavoro agricolo è ancora fonte di sostentamento per molti italiani soprattutto al Sud dove la percentuale è altissima – spiega Giorgio Carra, segretario nazionale Uila-Uil, sulle pagine del quotidiano Italia Oggi lo scorso 2 settembre – Per gli stranieri il dato importante è che si tratta di braccianti con almeno una giornata dichiarata: sono dunque persone con permesso di soggiorno, che possono lavorare e che possono quindi essere regolarizzati da un punta di vista contrattuale e contributivo sfuggendo alle reti dei caporali. Non dobbiamo infatti dimenticare che dietro ai caporali ci sono le aziende agricole che sfruttano il lavoro nero o sottopagano la manodopera“.

Ma chi sono gli stranieri che arrivano in Italia per lavorare come braccianti agricoli? Su 320 mila stranieri, la popolazione più ampia è quella proveniente dalla Romania, con 114.856 braccianti rilevati. A seguire c’è la popolazione marocchina, largamente distanziata con 25.721 unità, e quella indiana, con 24.519 unità. Alle loro spalle troviamo la popolazione albanese con 23.889 lavoratori, e quella polacca con 18.947 unità. La Bulgaria (12.383), la Tunisia (11.571), la Macedonia (9.766), la Slovacchia (9.117) e la Germania (6.437) chiudono questa particolare top ten, sempre più al centro dell’attenzione.




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