Bonus per donne disoccupate confermato

Nessun ritocco definitivo agli incentivi contributi per le donne disoccupate residenti in aree svantaggiate: ne consegue che i bonus per donne che non sono attualmente impiegate, e che vivono in aree individuate (e definite, come sopra, “svantaggiate”) vengono dunque confermati dall’Inps, con l’istituto previdenziale che compie un passo indietro rispetto alla decisione di sospendere, in via cautelare, la predisposizione degli incentivi di supporto. Ma perchè l’Inps ha compiuto questo passo indietro? E in cosa consistono tali bonus contributivi per le donne disoccupate?


bonus donne disoccupate

Procedendo con ordine, l’Inps ha comunicato – con messaggio 6319/14 – di aver ripristinato gli incentivi contributivi per le donne che sono disoccupate da almeno sei mesi e sono residenti in aree svantaggiate, ammissibili ai finanziamenti nell’ambito dei fondi strutturali Ue. Il periodo di sospensione, in via cautelare, era stato deciso a partire dal 1 luglio scorso.

La decisione dell’ente previdenziale segue una nota del ministero del Lavoro secondo cui – considerato che l’incentivo previsto dalle disposizioni costituisce un regime di aiuti in favore dei lavoratori svantaggiati – è comunque possibile continuare a considerare utili ai fini dell’applicazione dello stesso regime, le aree indicate nella carta di aiuti a finalità regionale, in attesa di un nuovo documento.

Bonus per donne disoccupate: ecco in cosa consiste

Per quanto concerne la natura e l’entità del beneficio, ricordiamo come questi consista nella riduzione del 50% dei contributi per la donna lavoratrice, per un periodo massimo di 12 mesi se l’assunzione è a termine, e per un periodo massimo di 18 mesi, in caso di trasformazione a tempo indeterminato o di assunzione mediante tale ultima modalità.

In proposito, Il Sole 24 Ore ricordava recentemente come secondo i criteri definiti dal ministero del Lavoro con il provvedimento del 20 marzo 2014, per “privo di impiego regolarmente retribuito”, si intende che negli ultimi sei mesi i lavoratori interessati (o le lavoratrici, in questo specifico caso) non abbiano prestato attività lavorativa riconducibile a un rapporto di lavoro subordinato della durata di almeno sei mesi, o che negli ultimi sei mesi abbiano svolto attività lavorativa in forma autonoma o parasubordinata, dalla quale derivi un reddito inferiore al reddito annuale minimo personale escluso dall’imposizione.





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