Bonus per assunzioni di giovani e di donne, ma gli italiani non credono sia la strada giusta

La settimana scorsa è stato approvato il decreto interministeriale che prevede un bonus di 12.000 euro (valore unitario) alle aziende che assumono giovani sotto i 29 anni o donne di ogni età, ma sembra che non stia ottenendo i consensi sperati.

Infatti, da un’inchiesta condotta dall’Osservatorio Bianco Lavoro, risulta che il 64% degli italiani non sia favorevole all’iniziativa del Governo e solo il 32% sia invece favorevole (inchiesta svolta su un campione di oltre 5.000 persone). Neanche chiedendo ai diretti interessati (donne e under 29) si raggiunge il 50% dei consensi. Solo chiedendolo alle donne le opinioni favorevoli superano le contrarie, ma di pochissimi punti percentuale.

In effetti, in una situazione di crisi occupazionale come quella italiana, favorire una “fascia” della popolazione è quasi un dispetto nei confronti delle altre.

"Chi dice che una donna o un under 29 abbia più difficoltà di un padre di famiglia di 40 anni rimasto disoccupato?", è il commento di Marco Fattizzo – direttore di Bianco Lavoro – “Il problema di fondo in queste iniziative è che per favorire alcune categorie se ne penalizzano delle altre. Ed in questo periodo non è affatto scontato che gli uomini disoccupati over 29 abbiamo meno bisogno di un aiuto nelle politiche occupazionali o comunque la loro collocabilità sia meno urgente e da incentivare rispetto alle donne e rispetto ai più giovani”.

Risposte alla domanda: Grazie al nuovo decreto interministeriale, le aziende che assumeranno donne e giovani fino a 29 anni avranno un bonus di 12.000 euro. Sei favorevole?

La cosa divertente della ricerca è che, essendo stata svolta per un 20% attraverso il social network Facebook, ha dato modo agli interessati di aggiungere possibili risposte al sondaggio oltre a quelle standard: “Ed i quarantenni campano di aria?”, oppure “Gli over 30 possono anche morire”.

L’inchiesta dell’Osservatorio Bianco Lavoro, in effetti, ha solo messo in luce il problema della crisi occupazionale italiana che non si può risolvere con incentivi “parziali” ma solo con una soluzione strutturale che ne modifichi l’assetto. Che favorisca, quindi, i meccanismi di assunzione a 360 gradi con reali agevolazioni e incentivi che modifichino al struttura del sistema e non vadano a favorire una categoria piuttosto che un’altra.

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