Blogger, web journalist o entrambe le cose?

C’è chi ha mosso i primi passi all’interno della carriera giornalistica come blogger, chi ha trasformato il suo blog in testata online e chi, invece, pur essendo giornalista è passato dalla carta stampata ad un blog. La commistione è tanta. Ci sono blogger e giornalisti blogger, giusto perché la professione di giornalista, a contatto con le moderne tecnologie, ha ampliato i propri confini, rendendoli sempre più sfumati e labili. Quasi tutte le maggiori testate online, inoltre, soprattutto le cosiddette versioni web dei più noti quotidiani cartacei, hanno aperto spazi ad hoc per i propri giornalisti, dando loro modo di pubblicare anche opinioni e commenti personali.


In generale, comunque, l’attività di blogging nasce dal basso. Il blog è infatti uno strumento assolutamente democratico, che però, va usato con una certa cautela. Il fatto di non configurarsi come testata giornalistica, non mette al riparo chi scrive ad esempio dal reato di diffamazione (anche se non a mezzo stampa). Diffondere notizie false è ovviamente perseguibile a norma di legge, a meno che non venga chiaramente specificata la natura “fantasiosa” del blog che potrebbe benissimo sopravvivere come sito satirico. In quel caso, sempre nei limiti previsti dalla legge, non si può parlare di “notizie false”. Se invece si vuole fare informazione vera, un blogger è e deve essere responsabile di ciò che scrive. Orientarsi quindi sugli argomenti nei quali si ha una maggiore esperienza, scrivere di ciò che più corrisponde ai propri interessi, alle proprie competenze, è operazione straordinariamente consigliata.

Unitamente a questo vanno poi individuati e riconosciuti i propri limiti, i quali, con l’andare del tempo, possono essere “spostati” gradualmente più in là. Il metodo adottato è fondamentale. Pensare di intraprendere un’attività di blogging a livello amatoriale e credere di potersi fare un nome e magari anche guadagnare è fuorviante. Potrebbe capitare di riuscirci, ma è una rarità, vera e propria. Per citare uno tra i tanti casi è sufficiente guardare alle diverse blogger non solo italiane che sono diventate più o meno famose per i loro post sul mondo della moda, trasformando pian piano la loro passione in una vera e propria attività. Il loro approccio però, è stato ed è professionale, con obiettivi precisi e soprattutto “avvolto” in una determinata strategia, sviluppata nel mentre. Hanno continuato a fare quel che avevano iniziato con costanza e perseveranza e anche una volta divenute note, non si sono sentite libere di poter scrivere di qualsiasi cosa saltando “di palo in frasca”.

Un accorgimento che ha sicuramente contribuito a fare la loro piccola fortuna. Questo a dimostrazione che il non essere giornalisti non presuppone per forza una scarsa professionalità, tantomeno un minore talento. Va detto però, a tutela di una professione che ha comunque una fondamentale funzione pubblica ed è quindi giustamente regolata da canoni piuttosto rigidi, che prima di acquisire un tesserino rilasciato dall’Odg, bisogna spendere almeno due anni della propria “carriera” di scrittori presso una testata registrata in tribunale (per i pubblicisti, il discorso diventa ancora più complesso se si parla di giornalisti professionisti), cartacea od online che sia. Questo fa sì che per il giornalista esista a prescindere una formazione di base di non trascurabile importanza, che un blogger può invece non avere, sia perché per lui non è obbligatoria (e nemmeno prevista), sia perché potrebbe non aver avuto l’occasione di goderne. Una delle difficoltà maggiori dell’attività di blogger è infatti quella legata al fatto di doversi “auto-formare”.

Si può guadagnare? In teoria sì, in pratica la cosa è abbastanza complicata. Sul web sia i siti di blogging che quelli delle testate giornalistiche, è ormai cosa arcinota, mettono a disposizione spazi pubblicitari, nei quali compaiono dei “banner”. Il guadagno generato da essi è legato al numero di visite ottenuto dal sito, ma non solo. Esistono infatti banner più o meno redditizi, a seconda ad esempio della grandezza, della posizione e, ovviamente della natura dell’investimento dell’azienda che decide di farsi pubblicità. Farsi un nome come blogger o web journalist, non è per niente facile, guadagnare tanto da mantenersi, ancora meno. Certo è, però, che molte “palestre” virtuali sono senza alcun dubbio di ottima fattura, progettate da persone competenti e professionali e quindi con ottime possibilità di sviluppo (anche a livello economico). Anche perché, con il passare degli anni, il mercato dell’informazione digitale non potrà far altro che crescere.

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